• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Rebecca Solnit: l’importanza di chiamare le cose con il loro nome

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

La scrittrice Rebecca Solnit è stata definita dal giornale The New York Times come la voce della resistenza, per la sua capacità di leggere e interpretare la realtà sociale e politica, al di là della narrazione dominante che spesso coinvolge perfino le voci della critica più autorevole al neoliberismo che governa il mondo. Il recente saggio Chiamare le cose con il loro nome. Bugie, verità e speranze nell’era di Trump e del cambiamento climatico (Ponte alle Grazie, 2019) ne è una prova notevole perché coglie la necessità etica di fare attenzione alla comprensione e all’uso delle parole che descrivono i fatti, nell’epoca della comunicazione iperconnessa, immediata e globale.

Rebecca Solnit (Bridgeport, 1961) si occupa di giornalismo, politica, ambientalismo e femminismo. Ha pubblicato, inoltre, diverse opere anche sull’arte, la letteratura e sulle esperienze di viaggio. Tra i titoli più noti, Storia del camminare (2002) e Speranza nel buio. Guida per cambiare il mondo (2005). Articoli e saggi della scrittrice statunitense sono apparsi anche su Harper’s Magazine e The Guardian e Chiamare le cose con il loro nome ha vinto il Premio Kirkus 2018 per la saggistica.

Può interessartianche...

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

Prendendo lo spunto dalla personale narrazione della realtà e dei valori dell’America fatta da Donald Trump – che influisce, in effetti, su quella dell’intero sistema-mondo – la Solnit ci parla delle ingiustizie economiche e sociali, per esempio, in una fase della storia umana dove la forbice tra i pochi ricchi e i molti poveri della società si allarga sempre di più. E ci fa riflettere sul negazionismo di fronte al problema del cambiamento climatico e all’attivismo degli ambientalisti che, di recente, sono stati definiti profeti di sventure proprio dal Presidente degli Stati Uniti.

La scrittrice e attivista americana si sofferma, in particolare, sugli accadimenti che appaiono meno eclatanti nella cronaca dell’attualità che domina la comunicazione all’interno della debordiana società dello spettacolo ma che segnano, invece, la direzione del cambiamento sociale e politico. Con il termine gentrificazione, ad esempio, viene indicato l’insieme dei cambiamenti urbanistici che avvengono in una determinata area urbana che era abitata fino a pochi decenni prima dalle famiglie della working class, quando gruppi appartenenti agli strati sociali benestanti ne acquistano gli immobili, determinando notevoli sconvolgimenti esistenziali, sociali e più ampiamente culturali.

In un saggio precedente, A Paradise Built in Hell: The Extraordinary Communities that Arise in Disaster (Un paradiso all’inferno, Fandango 2010), l’autrice descrisse un fenomeno importante: ciò che accade nel tessuto sociale e nel comportamento degli individui quando avvengono disastri. L’analisi fu richiamata all’attenzione pubblica quando l’uragano Katrina investì la costa del Golfo degli Stati Uniti provocando immensi danni alle cose e soprattutto alle vite dei cittadini in una vasta zona geografica. La Solnit analizzò il fatto e il suo uso da parte della governance e ne trasse una sintesi efficace: ciò che accade in occasione dei disastri dimostra tutto quello che un anarchista abbia mai voluto credere sul trionfo della società civile e sul fallimento dell’autorità istituzionale.

Un altro esempio importante delle capacità analitiche e descrittive della Solnit è contenuto in Gli uomini mi spiegano le cose (Ponte alle Grazie, 2017), una raccolta di saggi che riguardano episodi di mansplaining, un termine che indica una modalità maschile paternalistica di usare il linguaggio. La prosa della scrittrice statunitense qui illumina alcuni comportamenti irrazionali e folli della società maschilista – espressione  moderna dell’ancestrale cultura patriarcale –, adottati dagli uomini nei confronti delle donne quando pensano di sapere cose che le donne non sanno, innescando i meccanismi della sopraffazione che partono da una banale conversazione, socialmente accettata perché ritenuta un esempio del senso comune, per arrivare fino alla violenza fisica.

L’opera saggistica di Rebecca Solnit, pensatrice indipendente e autorevole, fa emergere dalle ombre della vita quotidiana le parole e gli accadimenti decisivi del presente e del prossimo futuro. Chiamare le cose con il loro nome, assieme agli altri testi dell’autrice americana, ci racconta come le disuguaglianze economiche e sociali, le discriminazioni, la violenza razziale e di genere si rintraccino proprio in quegli eventi interni alla vita sociale di cui si parla in tono minore e a fianco della narrazione societaria dominante, spesso piena di bugie ma in grado di esercitare il potere di vita o di morte nell’arena comunitaria.

Dalle parole ai fatti, insomma, fino ai cambiamenti reali, determinanti per le vite delle persone coinvolte. La verità sull’esistenza dei cittadini è nascosta e i mutamenti più importanti accadono senza che essi ne abbiano consapevolezza. Fare attenzione, quindi, alle parole che raccontano i fatti è l’unica strada che si può percorrere, all’interno dell’iperconnesso mondo globalizzato, per dare spazio e voce alla speranza di un possibile cambiamento rispettoso dei bisogni degli esseri umani e della vita del pianeta.

Prec.

Sudan, le mutilazioni genitali femminili diventano reato: basterà a impedirle?

Succ.

Dott. Cipriano: «Ora ci chiamano eroi ma prima eravamo il male»

Vincenzo Villarosa

Vincenzo Villarosa

Articoli Correlati

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

29 Ottobre 2025

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Raptors in the garden Achille Campanile e Vasca
Lapis

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

30 Luglio 2025

Siamo in un periodo in cui la musica tiene conto delle logiche aziendali come se fosse una qualsiasi industria e non in quanto forma d’arte. Il talento pare essere misurato solo e sempre in numeri, in dimensioni, in proporzioni....

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

3 Giugno 2025

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

luk
Interviste

LUK e la musica: qualcosa per cui vale la pena vivere

28 Aprile 2025

Enzo Colursi è un cantautore napoletano classe 1991. Con la band Isole Minori Settime arriva in finale al Premio De André nel 2015. Nel 2017, dopo quattro anni di intensa attività live, il gruppo si scioglie e prende vita...

Succ.
cipriano

Dott. Cipriano: «Ora ci chiamano eroi ma prima eravamo il male»

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    838 shares
    Share 335 Tweet 210
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1516 shares
    Share 606 Tweet 379
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1105 shares
    Share 442 Tweet 276
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    628 shares
    Share 251 Tweet 157
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    940 shares
    Share 376 Tweet 235
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie