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Raffaele Colelli: «Quella di Lalla Atanasoff è una storia di impegno solidale»

Farouk Perrone di Farouk Perrone
17 Settembre 2020
in Interviste
Tempo di lettura: 4 minuti
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Nato a Porto Cesareo, in provincia di Lecce, lo scrittore Raffaele Colelli torna nelle librerie con Lalla Atanasoff, edito da PAV Edizioni. Quella che racconta è una storia ascoltata quasi per caso e poi trasformata in romanzo per necessità. È una storia di profondi sentimenti, intrecciati tra loro come le strade e i destini dei personaggi, come quello di colei che dà il titolo al volume e del professore Marco Marenco, il vero narratore.

Lalla, protagonista del libro, è una ragazza dal cuore puro, un bocciolo di rosa nato in seguito alla tragica morte della madre. Cresciuta in una fattoria bulgara insieme ai nonni, il destino la porterà a Firenze carica dei valori di lealtà, rispetto e dedizione per il prossimo che la famiglia le ha trasmesso. Non a caso, nel capoluogo toscano incontrerà l’amore della sua vita con il quale creerà un incastro perfetto e perseguirà lo stesso simbolico progetto: insieme partiranno in missione per l’Africa ma quando sarà costretta a tornare, dovrà sciogliere una volta per tutte i nodi del proprio passato. La sua storia cambierà il futuro dello stesso Marenco.

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Del libro colpisce la vicenda di una ragazza pura, che combatte per i suoi obiettivi e va avanti per l’amore che i suoi cari provano per lei e per quello che lei prova nei confronti della vita. Il volume, però, va ben oltre le sue difficoltà, oltre i suoi limiti e i sentimenti. Si tratta, infatti, di un romanzo che nasce dall’impegno etico e altruistico di Raffaele Colelli, che ha deciso di mettere nero su bianco una storia complessa per un nobile fine: destinare il ricavato all’associazione Medici e Professionisti Senza Vacanze. Lo abbiamo incontrato per saperne di più.

Chi è Lalla? Cosa rappresenta?

«Lalla è la protagonista di questo delicato romanzo, nata da un seme malato che con prepotenza si è insinuato in un candido e puro terreno. Figlia di un rapporto violento quasi disumano, ma per sua fortuna cresciuta nell’amore più vero e profondo e per questo da sempre convinta di donarsi fino all’estremo al suo prossimo. Lalla rappresenta la nuda coscienza di ognuno di noi, quel sentimento nascosto nell’io più intimo e difficile da scovare, se non si è consapevoli di accettarsi per quello che si è e di credere in quello che si fa».

La storia è quasi interamente ambientata in Bulgaria con numerosi dettagli geografici: sono il frutto di un viaggio reale o la virtuale passione per il mondo est europeo?

«È un viaggio virtuale, anche se a tratti può dare la sensazione di percorsi effettivamente vissuti. La Bulgaria, in particolare l’Est Europa, è stata scelta per una questione tipicamente socio-ambientale. In tali nazioni sono radicate tradizioni molto marcate che spesso e volentieri esaltano il comportamento individuale di chi le vive. In un certo senso, la modernità ha avvolto e non stravolto il loro modo di affrontare la quotidianità mantenendo così tradizioni rurali e familiari che assumono un valore culturale fondamentale».

Nei Suoi libri è importante la figura femminile, tanto che quest’ultimo porta il nome della protagonista. C’è una donna di riferimento, una musa ispiratrice?

«La musa ispiratrice è senz’altro la donna in toto. Sono da sempre legato in modo particolare a figure femminili, non solo perché i miei sentimenti e le mie idee sono verosimilmente associate all’altro sesso, ma anche perché sono cresciuto sin da bambino in un ambiente fortemente matriarcale. Ripenso alle famose frasi di Gaber dove si affermava che la donna è donna da subito, un uomo è uomo a volte prima, a volte dopo, a volte mai. In un certo senso, l’essere come donna conferisce una più sicura prospettiva».

L’incipit del libro riporta una storia diversa dalla trama: quella del professor Marenco è una prefazione influenzata dall’impegno solidale che unisce entrambi i personaggi?

«La storia che anticipa la trama del libro vuole essere o comunque aprire un sostegno non solo solidale ma addirittura complementare. In linea con il pensiero della protagonista, è il professor Marco Marenco che, dando una svolta alla sua vita, dà il via all’intera vicenda».

Lalla e il professore sono due persone diverse, accumunate dalla continua ricerca della felicità. Questa ricerca è compatibile con il rispetto della propria essenza?

«Direi profondamente diverse riguardo la loro posizione sociale e logistica, ma estremamente simili nella costante ricerca nel rapporto con il loro prossimo e quindi con la felicità. Se il professore ha dovuto penare fino a rasentare addirittura il dolore fisico, per Lalla è stato molto più semplice e naturale. La loro essenza si racchiude sostanzialmente in una semplice domanda: “Cosa voglio, cosa cerco?”».

Lalla è il ritratto della ragazza perfetta: dolce, sensibile, di buoni valori e combattente. Non appare mai sbagliata e non sbaglia mai, è una persona impeccabile, priva di difetti. Non sembra un ritratto troppo idealistico e irreale?

«Certamente sì. Serviva, però, una figura forte e determinata, addirittura irreale, per raggiungere taluni obiettivi e far giungere precisi messaggi. Lalla è per certi versi incorruttibile, non si lascia mai andare allo sconforto, è sicura di portare avanti il suo progetto fino a mettere in gioco la sua stessa vita».

C’è un nuovo libro in cantiere?

«C’è sempre un libro in cantiere, uno scrittore mette sempre le sue idee su un foglio bianco. Una bella storia, direi fantastica, la cui musa ispiratrice questa volta è la donna della mia vita».

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