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PlayLover Academy: la morte dell’eterosessualità

«Giuro che te le taglio quelle mani marce. Non devi più rispondere alle storie di Instagram! Le fiammelle, il cento, ma che cazzo è?» urla un uomo sulla trentina, capelli scuri, sguardo infuriato. È appollaiato sulla balconata di un grattacielo, di notte. Il vento disturba l’audio del video ma lui grida, scandice ogni parola. Guarda dritto nella telecamera del telefonino mentre afferma: «Tu non sei come gli altri. Ripetiamolo tutti insieme, fratelli e sorelle: tu non sei come le altre larve marce». Il video continua, focalizzandosi su Grease. Sì, proprio il musical: l’uomo ne fa vedere uno spezzone e poi invita l’interlocutore a postarlo nelle storie. Solo così otterrà quello che vuole: un’enorme quantità di HB – ragazze fighe – che gli risponde su Instagram. No alle reaction, sì a John Travolta.

L’uomo delle larve si chiama Steve Maister, ed è un maestro della seduzione. Nel video citato – uno dei tanti reperibili online – il coach stava istruendo i suoi studenti a distaccarsi dalla massa di vermi e zerbini che elemosinano le attenzioni delle donne sui social. Non è così che si comporta un playlover. Con un semplice trucchetto, saranno le ragazze a correre da te cantando You’re The One That I Want. Il resto del video è acquistabile al modico prezzo di 27 euro sul profilo della PlayLover Academy, l’azienda di seduzione più chiacchierata del web. Nonostante i nomi americaneggianti dei suoi insegnanti – il sopracitato Steve e il suo collega Christian – l’accademia è un fiore all’occhiello italiano.

Strutturata come una vera e propria scuola, la PlayLover Academy offre ai suoi studenti webinar, corsi in presenza, weekend formativi, newsletter e libri di testo – un programma più fitto di quelli della Luiss. Qui hai la tua seconda possibilità: puoi rinascere, crescere e cambiare le sorti della tua vita sentimentale: campeggia nel banner del sito, dove un modello uguale a Immanuel Casto scruta una biondina sorridente. Ogni uomo merita gli strumenti per conquistare la donna dei suoi sogni, gli servono solo le persone giuste. E quelle persone sono Christian e Steve: il primo, più riflessivo e pacato, il secondo più sguaiato e, a sua detta, “machiavellico”. L’Accademia, al netto di meme, sta facendo bei numeri: sono tanti gli iscritti, così tanti che Steve si può permettere di spendere 52mila euro all’anno per l’affitto di una casa fronte Burj Khalifa.

Il fenomeno però non è nostrano, e non è nuovo: l’Industria della Seduzione fattura milioni, da anni. Le compagnie di seduzione sono nate nei primi Duemila, sulla scia del fenomeno dei pickup artist. Se conoscete Barney Stinson, saprete di chi parlo: uomini che vedono la seduzione come una missione ed elaborano tattiche e strategie pur di conquistare le loro prede. Resi popolari dal libro The Game di Neil Strauss, questi artisti del rimorchio hanno saputo capitalizzare lo sdegno – e la curiosità – del pubblico: si sono reinventati come coach di seduzione, pronti a vendere il loro game, le loro tattiche, per prezzi esorbitanti. Era ovvio che il fenomeno diventasse commerciale, portando alla nascita di accademie più strutturate con un’offerta estremamente vasta.

C’è stato un boom enorme di iscrizioni: stanchi di essere gli zimbelli della società, gli uomini sciatti e grigi hanno trovato nei coach i loro messia. Alcuni erano semplicemente bloccati o privi di autostima, altri ispiravano nelle donne vera e propria inquietudine. I coach hanno insegnato loro quali tipi di mascolinità perseguire e quali abbandonare. Ma le favole non durano per sempre. Elliot Rodger, uno studente di Isla Vista, la mattina del 23 maggio 2014 si svegliò e uccise tre dei suoi coinquilini. Poi, caricò un video su YouTube e si mise a guidare fino all’Alpha Phi, una confraternita femminile. Lì ammazzò due ragazze e un uomo. Rodger si rimise in auto, provando a investire e colpire altri quattordici passanti finché non si tolse la vita sparandosi in testa.

Il video su YouTube, Elliot Rodger’s Retribution, è passato alla storia. Lo studente spiegò per filo e per segno il senso del massacro: voleva punire le donne – in particolare la confraternita più popolare del college – perché lo rifiutavano e gli uomini sessualmente attivi perché li invidiava. Rodger faceva parte dei circoli dei pickup artist, era iscritto a diversi forum, e il game era la sua ossessione. L’ennesimo fallimento di una delle sue tattiche e lo scherno da parte dei suoi coetanei furono il trigger del massacro. I post deliranti, violenti e misogini di Rodger diventarono la bibbia degli incel, uomini frustrati dalla loro verginità. Nel 2018, Alek Minassian uccise dieci persone a Toronto, dopo aver postato su Facebook che Elliot Rodger era la sua ispirazione per iniziare la Rivolta Incel, una cospirazione omicida internazionale degli uomini scartati dalle donne.

In quegli anni ci si mise anche Julien Blanc – proprietario di un’importante azienda di seduzione – con i suoi video razzisti e misogini. Postò diverse clip in Giappone in cui prendeva d’improvviso le teste delle passanti e le spingeva verso le sue parti intime. Nei suoi seminari diceva agli studenti: «Se sei un maschio bianco, puoi fare quello che vuoi. Giro per le strade, prendo le teste delle ragazze, le spingo sul cazzo». E invece no, Julian, non puoi: i media ti faranno a pezzi. E così fu: sdegno collettivo, pubblica onta – i pickup artist diventarono sinonimo di maniaci violenti, sessisti e razzisti. La cosa particolare, però, è che questa fase non segnò la fine dell’Industria della Seduzione, ma una nuova nascita. Serviva un cambio di paradigma, un rebrand selvaggio che lavasse i panni delle aziende. Un po’ come fa la Nestlé.

Step uno: cambiare nome. Gran parte delle accademie tolsero di mezzo vocaboli come pickup, playboy, sex e giochini di parole sconci, virando su love, self-growth e confidence. Step due: aggiornare i contenuti. Julian Blanc – come tanti altri – smise di molestare ragazze giapponesi e si focalizzò sulla meditazione, la respirazione e la “cura delle proprie ferite psicologiche”. Parole chiave? Felicità, autenticità e miglioramento. La retorica New Age funzionò per trasformare i coach in guru, e per spostare l’attenzione dalla conquista delle donne alla cura degli uomini. Il miglioramento ovviamente coinvolgerà anche il rapporto con il gentil sesso – ma in maniera rispettosa, “femminista” e desiderabile. I corsi sono stati aperti alle donne, e le donne invitate a parlare accanto ai coach e testimoniare i loro desideri.

La nostra Playlover Academy qui è maestra. È il perfetto equilibrio tra vecchia retorica pickup e miglioramento personale, tra mindfulness e rimorchio. Christian è il lato “rispettabile” del marchio: i suoi video sono incentrati sull’aumento della fiducia, della sicurezza, e sull’evitare di diventare “zerbini” – linguaggio scadente, ma che indica il rispetto per se stessi. Anche quando tratta di donne, i contenuti di Christian sono abbastanza “normali”, principalmente incentrati sull’avere interazioni equilibrate. Poi, beh, poi c’è Steve. Lui lo sa di essere l’eccesso, il trash, sa di essere il parafulmine di haters e meme. Però attira il pubblico più smaliziato, che ricerca il brivido della conquista e una guida che dice le cose come stanno. La sua biografia sul sito elenca le sue conquiste – chiamate, in gergo, chiusure: come delle vendite o dei contratti, le ragazze vengono chiuse quando ci si combina qualcosa.

Ci sono le K-close (baci), le F-close (cito: scopata) e i BJ-close (sesso orale), meglio se annessi a ONS (One Night Stand: dalla conoscenza alla scopata, tutto in una sera). Steve è maestro di tutte queste chiusure, e promette di portare i suoi studenti al suo livello. Nonostante sul sito ci sia il rituale “distanziamento” dal mondo dei pickup e la promessa che si tratti di un’esperienza totalmente diversa, lo slang è duro a morire: si parla di Night-Game, Pub-Game e Chat-Game, proprio come un tempo. A cambiare, però, è il motto – non più Diventa un playboy! ma Diventa L’Uomo Che Le Donne Vogliono!. Il focus non è più sull’uomo, ma sulle donne: su come si sentono a essere approcciate, sulle loro ragioni e sui loro desideri. Dato che l’uomo comune non è in grado di capire la donna comune, ci sono i coach a spiegare gli arcani misteri della mente femminile.

I coach accolgono uomini viscidi e inquietanti senza giudizio, insegnando loro ad apparire gentili e innocui. Il ragionamento è opposto a quello incel: le abilità sociali, relazionali e seduttive non sono innate, ma si possono acquisire con metodo e studio. Questo porta uomini che si ritenevano senza speranza a rivalutarsi e a provare attivamente a migliorarsi. Buona parte dei contenuti dei coach ruota attorno al soddisfare e rendere felice l’oggetto del desiderio, sessualmente o meno. Quindi, questo meccanismo potrebbe essere benefico anche per le donne. Meno molestie, meno emoji della melanzana, meno uomini sessualmente aggressivi o arroganti mansplainers. Forse, anche meno Elliot Rodger.

Livestream d’emergenza!: così recitava la newsletter di una delle più famose accademie di seduzione americane. La chiamata alle armi era relativa al movimento #meetoo. Nella live, i coach, contrariamente agli stereotipi, aprirono una discussione sul consenso e sulla mascolinità tossica. Il titolo della live era: Come parlare alle donne senza farle pensare che sei il prossimo Harvey Weinstein. Niente invettive contro le nazi-femministe: agli studenti veniva insegnato come adeguarsi alla situazione, senza lamentarsi. In alcuni dei più recenti corsi, i coach insegnavano come evitare di essere il solito MBEB – maschio bianco etero basico – e apparire come alleato delle donne. Fare battute autoironiche, prendere in giro gli altri uomini basici, sostenere il femminismo e a volte – addirittura – fingersi gay.

Se – per ottenere la fiducia e il desiderio delle donne – gli uomini migliorano davvero e abbandonano atteggiamenti tossici, non diventa una vittoria per ambo i sessi? Vorrei rispondere sì, lo vorrei tanto. Ma, per onestà intellettuale, non posso. E questo non perché ho ancora i flashback di guerra del brutto sexting proposto da Steve Maister. Ma perché, dietro questo tentativo di “miglioramento” e scardinamento del patriarcato, c’è la sua più completa vittoria. Primo presupposto: tutti i coach si basano sul fatto che gli uomini e le donne sono due cose diverse, e vogliono cose diverse. Dunque, ogni interazione si fonda su aspettative opposte, generando conflitto e fraintendimenti. L’attrazione, le relazioni, il sesso: tutto questo è ottenibile solo grazie a strategie che possano ovviare le differenze. L’eterosessualità è, dunque, fallimentare: solo grazie alla frode e al compromesso può continuare a esistere.

Gli uomini sono in grado di capirsi tra loro: un uomo è in grado di regalare la giornata perfetta al suo migliore amico per il compleanno – di trovare il biglietto per la partita giusta, il bar che adora, il suo piatto o liquore preferito. Un uomo e una donna, no. Vengono da pianeti diversi, chi ci capisce qualcosa è bravo. Milioni di libri, corsi e video sono stati venduti a milioni di uomini eterosessuali per ovviare a questo problema. Libri, corsi e video dove gli uomini che hanno “craccato il codice” spiegano a quelli comuni come esprimere interesse, gratitudine o fingere una connessione profonda – che la sentano o meno. Jane Ward, in Tregedy of Heterosexuality, chiama le accademie di seduzione industrie di riparazione dell’eterosessualità, e ha ragione. L’eterosessualità è rotta, c’è qualcosa che avvelena i rapporti tra uomo e donna, ma le stesse aziende che promettono una salvezza non comprendono quale sia il problema.

Per loro è endemico, del tutto naturale. Una donna vuole cose diverse, punto. Bisogna, al massimo, ingannarle – come non apparire il prossimo Harvey Weinstein? – ma, sotto, resta sempre la stessa base: l’uomo vuole il corpo della donna, e farà di tutto per ottenerlo. Anche fingersi una persona migliore, anche mettersi nei panni della sua preda – che però sempre preda resta. Finalmente, si è giunti alla conclusione che le donne non vogliono gli uomini aggressivi o viscidi, e quindi ci si è attivati per cambiare la propria immagine. Inoltre, se alla donna viene dato ciò che vuole – connessione emotiva, sicurezza non arrogante, decenza basilare – in cambio si otterrà sesso. Inutile coprire la realtà con sciocchezze da Dalai Lama, se un uomo vuole imparare la fiducia in se stesso o l’equilibrio nelle relazioni va da uno psicologo, non alla PlayLover Academy.

Il fine ultimo è il sesso, che sia monogamo o meno. Non che ci sia nulla di male nel desiderio, ma basterebbe trattare le donne come persone, per soddisfarlo. Qui invece abbiamo l’esatto opposto: la donna resta inconoscibile, diversa e “altra”, e ogni interazione è frutto di schemi preimpostati a non far notare questa frattura. Come un pappagallo che ripete suoni umani per comunicare con il proprio padrone, ma senza capirli, così gli studenti delle accademie ricopiano chat messe a disposizione dai loro coach per apparire desiderabili. A colpirmi, più di ogni altro video, è stata una consulenza di Steve a un suo pupillo. Il ragazzo in questione aveva già portato la sua cotta a Venezia per una giornata e l’aveva baciata. Giorni dopo, sarebbe stato il suo compleanno: il ragazzo chiede a Steve se fosse il caso di fare un video con le clip di quella giornata passata assieme.

Reazione pubblica: questa è roba marcia, da sfigati, fai troppo. Mandale invece un messaggio divertente, tipo auguri per i tuoi quarant’anni, punzecchiala. Il ragazzo obbedisce. A lasciarmi basita non è il consiglio in sé – io avrei riscaricato Tinder dopo quegli auguri, ma vabbè – ma il fatto che a quel punto della frequentazione ce ne fosse ancora bisogno. Cuore mio, hai passato una giornata con una ragazza: vi siete fatti le foto, i video, vi siete baciati. E non sei ancora in grado di capire che cosa potrebbe piacerle? Devi chiedere a Steve Maister – un completo sconosciuto che non conosce voi né le vostre dinamiche – come fare degli auguri di compleanno? Il disastro. La tragedia dell’eterosessualità, davvero.

Sarebbe bastato ascoltarla, tutto qui. Invece no, sulla scia della più becera – ma familiare – retorica neoliberale, ci si convince che pagare un corso sia meglio. I motti aziendali un tempo appannaggio delle multinazionali – Mostrale la tua leadership! Fallisci e rialzati! Aumenta le tue skills e competenze – vengono spiaccicati sui rapporti personali, privandoli di quella gioia che viene solo dalla spontaneità. E, chiunque resti indietro, chiunque non acquisisca il metodo dei vincenti è una larva, uno zerbino, un essere patetico. Il mondo di tutti gli Steve è diviso in due: gli uomini come loro e i vermi disgustosi che strisciano nelle chat delle ragazze. Altro che “salvare gli uomini depressi”: alla seduzione viene ancora una volta legato il valore dell’uomo, senza speranza. Solo che gli viene offerto un modo per diventare vincenti: sborsare un sacco di soldi.

È il prezzo di chi non vale niente. Non contesto neanche più la misoginia, ma la mentalità aziendale e iperrealista. Nel mondo dei seduttori, uomini perfetti cammineranno sulla Terra, in grado di rendere felici le proprie donne, ma vuoti. L’applicazione di metodi e mantra capitalisti non può che snaturare ogni relazione con gli altri a favore del successo, dell’efficienza, dei risultati. Risultati facilmente catalogabili in K-close, F-close, BJ-close. Magari anche in forma di relazione a lungo termine, pur sempre un obiettivo quantificabile e desiderabile a un’età prestabilita. Ma il presunto auto-miglioramento di questi uomini non intaccherà il profondo senso di possesso verso il corpo delle donne, la loro mascolinità o il modo in cui si connettono agli altri uomini. È solo una patina che rende il machismo tossico più difficile da stanare, ma sempre presente, costantemente, in ogni relazione.

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