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Ossì, la fanzine erotica “fatta bene” che imita i giornaletti porno anni ’80

Deborah D'Addetta di Deborah D'Addetta
17 Gennaio 2024
in Interviste
Tempo di lettura: 4 minuti
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Vengo a conoscenza dell’esistenza di Ossì totalmente per caso, mentre cerco informazioni in lungo e in largo su internet circa i giornaletti e le riviste pornografiche ancora esistenti. Negli anni Settanta e Ottanta, andavano alla grande (penso a Le Ore, a Supersex o a Caballero) e chi di noi, soprattutto in fase adolescenziale, non è entrato in una vecchia edicola a sbirciare, a comprare con il berretto sul viso per non farsi riconoscere o a rubacchiarli agli zii più grandi?

Alice Scornajenghi, ideatrice e fondatrice di Ossì, un giornaletto porno fatto bene, come ama dire, vive a Roma, ha un figlio di quasi quattordici anni e un gatto. Lavora come copywriter e direttrice creativa in un’agenzia, scrive e insegna in un master per futuri creativi pubblicitari. Proprio in questa sede, Alice promuove e porta avanti Ossì, progetto nato nel 2018, insieme a Francesca Pignataro e Marzia Grillo.

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Incuriosita dalla scoperta di questa fanzine che promette in ogni numero un racconto zozzo da mondi che speriamo esistano davvero e le foto sexy scattate da qualcuno che vorresti ti conoscesse (slug presente nel retro copertina della fanzine), ho contattato Alice e abbiamo fatto due chiacchiere.

Come ti è venuta l’idea di una fanzine erotica? E perché proprio una fanzine erotica e non un romanzo o un racconto oppure un altro tipo di progetto?

«Non ho mai pensato che un romanzo potesse essere una forma alternativa a Ossì. Di fatto mi sembrava che mancasse uno spazio per una narrativa zozza ben scritta, lontana dal soft porn e dall’uso di eufemismi, cliché e sentimentalismi. Non avendo i mezzi e nemmeno la voglia di fondare una casa editrice o una rivista più strutturata, una fanzine autoprodotta mi è sembrata la scelta più adatta. Il modello è stato quello delle fanzine dei fotografi: monotematiche, dritte, esteticamente belle. Ogni numero ruota intorno a un unico racconto medio/lungo a cui poi affianchiamo una decina di scatti di una fotografa o un fotografo e una playlist per scopare, creata anche quella, di volta in volta, da un musicista o dj diverso. Ci sono poi degli artwork realizzati da Francesca Pignataro partendo dalle immagini di vecchi giornaletti porno, delle finte pubblicità e un gadget pazzerello».

Quali sono state le difficoltà ma anche i riscontri positivi che hai avuto? Soprattutto in merito a questioni di pudore, vergogna, ignoranza e/o discriminazione nei confronti di una donna giovane che lancia un qualcosa di suo nel campo dell’erotismo.

«Incredibilmente non ho mai avuto a che fare con gente sgradevole o che è riuscita a mettermi in difficoltà. C’è da dire anche che non ho mai avuto voglia di provocare, la spinta è sempre stata solo la gioia genuina di parlare di godimento con persone che mi piacciono. Ossì nasce in effetti come progettino da condividere con amici e conoscenti, poi questa cerchia si è ingrandita oltre ogni aspettativa, ma il concetto alla base della fanzine non è mai cambiato: eccitarsi, parlare apertamente di sesso come se non fosse mai stato un tabù, farlo con candore e sincera curiosità, senza mai pretendere di insegnare nulla a nessuno. Pudore e vergogna si sgretolano ogni volta come un castello di sabbia».

Come hai scelto quali contenuti proporre? A cosa ti sei ispirata?

«C’è un criterio base che ha guidato la scelta dei contenuti: la loro capacità di arrapare. È un criterio estremamente soggettivo, lo so, ma proponiamo quello che per noi è sexy. I racconti li commissioniamo ad autori e autrici che ci piacciono, che leggiamo e che pensiamo potrebbero scrivere dei gran porno. È una scommessa sempre divertente, a me piace un sacco. Ossì vuole essere figlio dei giornaletti porno degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, non delle riviste erotiche contemporanee, patinate e bellissime, ma su cui non ti masturberesti mai. Una grande fonte di ispirazione, nel tono di voce e nella vibe generale, è stata per esempio Supersex, non la serie in uscita per Netflix, ma una storica rivista di fotoromanzi zozzi, eccitante e ironica, pazzissima».

Quanto di te c’è nella fanzine? Scrivi anche tu racconti, scatti fotografie?

«C’è tanto di mio, anche al di là dello spirito generale, per esempio i primi due numeri li ho scritti io. Ora quei racconti sono contenuti in una raccolta tutta mia uscita a novembre per NERO che si intitola Atti Puri. Le uniche foto che scatto invece sono i nudini per il sexting, ma incredibilmente in Ossì ci sono anche quelli.  Per il numero 7, infatti, invece di ospitare un fotografo o una fotografa professionista, abbiamo fatto una open call e abbiamo pubblicato i nudini di fan e lettori, inclusi i nostri. È stato tutto molto liberatorio e tenero».

Se dovessi tornare indietro lo rifaresti?

«Non mi sono mai posta questa domanda e questo la dice lunga sul fatto che non cambierei una virgola».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Ora mi godo tutto quello che si sta muovendo intorno ad Atti puri e nel frattempo vediamo di far prendere forma al prossimo numero di Ossì».

Atti puri, per chi fosse curioso o curiosa, è stato pubblicato da NERO lo scorso 15 novembre con questa sinossi: Gli ultimi esseri umani rimasti sulla faccia della Terra sono rinchiusi in uno zoo; ormai la loro estinzione è certa, ma i panda che li tengono in vita fanno di tutto per convincerli a riprodursi. Sul mercato viene lanciata una straordinaria novità tecnologica: lo SMALL ME WITH YOU©, un apparecchio rimpicciolente per coppie che non vogliono lasciarsi mai. Dopo millenni di silenzio, il Messia torna promettendo di esaudire ogni desiderio per ventiquattro ore; c’è chi chiede fama e potere, chi di provare cosa significa fare sesso in un’altra pelle. Sono solo alcuni dei racconti porno e surreali, fantastici, distopici, raccolti in Atti puri.

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