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Debito ingiusto e la Napoli ribelle: Non ci potete comprare!

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
6 Giugno 2021
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
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Immaginate di condurre la vostra vita serenamente, senza piegarvi al compromesso di chi promette soldi e benessere in cambio della vostra dignità e della vostra credibilità nei confronti degli amici più cari, dei familiari, di chiunque in voi ha sempre riconosciuto un simbolo di onestà e rettitudine. Immaginate, poi, d’improvviso, di ricevere un’eredità di un nonno lontano, un parente del quale avete appena sentito parlare ai pranzi di Pasqua in toni poco accoglienti, ma la cui vita e il cui operato, di fatto, non hanno mai incrociato i vostri in nessuna occasione. Quella dote, scoprirete, non è composta da rendite immobiliari di gran valore, tantomeno di conti in banca rigonfi pronti a facilitare la quotidianità dei tanti sacrifici che compiete ogni giorno per guardare i vostri figli negli occhi e saper di aver fatto tutto il possibile per non fargli mancare nulla. Ciò che si abbatte su di voi non è una fortuna, ma una sciagura di dimensioni ingestibili, un debito contratto dal vostro lontano antenato, reo di scelte sbagliate, di una condotta quotidiana fatta di corruzione, di malaffare e di espedienti senza giudizio. Pagare, però, tocca a voi, e non c’è via di scampo.

Ecco. Quello che, forse, a questa breve lettura vi appare come uno dei peggiori incubi in cui potrebbe capitare di imbattervi, è esattamente quanto sta soffrendo la città di Napoli, soffocata da un debito ingiusto di oltre cento milioni di euro che precedenti amministrazioni comunali, regionali e statali hanno contratto ben trenta anni fa – a seguito del terremoto in Irpinia – e che il governo ha, invece, imposto alla giunta de Magistris, bloccando le casse del Comune e condannando il capoluogo campano allo stallo totale, nei servizi quanto nelle ambizioni.

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Sabato scorso, il Sindaco, gli Assessori e i cittadini si sono dati appuntamento in Piazza Municipio per ricompattare un corteo che ha mosso i suoi primi passi già nel mese di febbraio, a Roma, di fronte Montecitorio, per farsi ascoltare da quell’intera classe politica che, però, ha fatto cerchio attorno all’ex magistrato, affondando, attraverso il debito, quel colpo che già troppe volte aveva tentato di ferire per tirar via da Palazzo San Giacomo un inquilino troppo scomodo, troppo diverso, troppo lontano da quelle logiche che hanno garantito, a chi oggi fa addirittura squadra per attaccarlo, poltrone, stipendi, privilegi e ruberie di ogni genere.

Circa tremila – stando ai principali quotidiani nazionali – i partecipanti, forse meno di quanti ce ne si aspettasse, certamente uniti in un coro di sdegno senza precedenti, come lo stesso de Magistris ha più volte sottolineato dal palco allestito per l’occasione: «È la prima manifestazione contro il debito ingiusto in Italia, oggi siamo passati alla storia. Qualcuno ha provato a dividere la città, ma questa è una piazza di unità e di pace, una piazza che pone una questione che interessa l’intera collettività con gli enti locali tutti. Da qui parte un appello all’unità. La nostra non è una battaglia sul debito, ma una battaglia contro il debito ingiusto. La settimana prossima una nostra delegazione sarà a Roma non con il cappello in mano, non a chiedere l’elemosina, ma a chiedere una legge giusta per tutte le città italiane alle prese con debiti ingiusti, non solo per Napoli. La nostra è una lotta contro l’usura di Stato.»

Qualora se ne fosse avvertito il bisogno – e non è questo il caso – a conferire ulteriore valore all’azione del Sindaco e di tutte le associazioni, i circoli, i comitati, gli abitanti della città, ci hanno pensato le forze incredibilmente alleate del Partito Democratico e del centrodestra – anticipando, chissà, anche l’esito delle consultazioni per il prossimo governo nazionale – che a pochi metri dalla piazza “arancione” hanno marciato assieme a parenti e pochi altri amici in una contro-manifestazione che scimmiottava persino lo slogan utilizzato da de Magistris per una Napoli libera, nel loro caso, non dal debito, utile alle proprie, solite logiche, ma dallo stesso Primo Cittadino. In fondo, è dei loro predecessori che stiamo parlando, delle loro stesse bandiere, dei loro stessi stantii simboli di una politica che ha ben dimostrato la sua natura e, quindi, il suo fallimento.

E poco importa se un’eventuale commissariamento del capoluogo campano porterebbe a uno stallo totale dei servizi, al crollo definitivo dei trasporti, a una drastica inversione di ritmo rispetto agli importanti progressi promossi dalla giunta attuale, chi se ne frega che la città sia ancora invasa da milioni di turisti come non si vedeva da decenni, la posta in gioco è troppo alta, Napoli troppo scomoda, i napoletani troppo affascinanti in quella loro irruenza, ribellione, strafottenza. L’eco della resistenza di un Sud calpestato a favore di banche euganee e comuni lombardi, veneti e piemontesi da ingrassare oltre ogni decenza, dopo la totale convergenza nel MoVimento di Grillo e Di Maio, potrebbe proprio in de Magistris riconoscere un capo cordata a cui affidare, finalmente, la propria appartenenza e il proprio ruolo.

«Non ci potete comprare, perciò ‘a capa vostra nun è bbona», ha chiuso il Sindaco, con il pungo alzato, di fronte alla sua gente pronta a non mollare la battaglia. «Non ci potete comprare!»

Prec.

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