• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

“Nefando” di Mónica Ojeda: la violenza e il dolore tra realtà e finzione

Giusy Santella di Giusy Santella
22 Febbraio 2022
in Billy
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Nefando, o viaggio nelle viscere di una stanza, è un videogioco del deep web al centro del romanzo omonimo di Mónica Ojeda, edito Polidoro Editore per la collana I selvaggi, in libreria dal 22 febbraio. Un videogioco che per i suoi contenuti vietati viene immediatamente eliminato, senza lasciare alcuna traccia, e che nel testo, l’autrice, servendosi di una scrittura scorrevole, sotto forma di vere e proprie interviste o flussi di pensieri, racconta attraverso gli occhi dei sei protagonisti che hanno tutti in qualche modo contribuito alla sua creazione.

Si tratta di sei ragazzi che condividono un appartamento a Barcellona e che, così come nel videogioco, vivono le proprie vite appartati all’interno delle loro stanze, celanti segreti insondabili di violenza e dolore. Un dolore che diventa, insieme alla letteratura e alla scrittura, lo strumento per decomporre la propria esistenza e ricomporsi, ritrovandosi.

Può interessartianche...

Tamu Edizioni cambia nome: nasce Tangerin

“Junx”: l’inquietudine di una generazione perduta

“L’argine” di Irene Solà, un testo che lascia più di un dubbio

I fratelli Terán, Irene, Emilio e Cecilia, sono la mente dietro Nefando – il cui creatore materiale è invece l’hacker “Il Cuco” – oltre che i protagonisti di alcuni di quegli stessi video che fanno tanto discutere. Ripercorrono un’infanzia fatta di violenza e abusi, un’infanzia che li ha resi ciò che sono e che li fa sembrare così disinteressati alla vita da sbattere in faccia a chiunque la dura realtà che tutti cerchiamo di rifuggire. Ma anche per Il Cuco, Kiki e Iván l’infanzia è il peggior incubo da affrontare. Ce lo raccontano bene le parole scritte da Kiki, che passa il suo tempo a scrivere versi che riguardano la fanciullezza e la pornografia, la sessualità negata, corpi martoriati e desideri, quegli stessi versi che le sono costati il rifiuto costante a cui è stata soggetta nella vita.

NefandoCi sono due modi di affrontare la nostra umanità: scavando il cielo o scavando la terra. Nuvole o vermi. Celeste o nero. Di norma tutti scaviamo il cielo perché solo i pazzi guardano in basso e si mettono a raspare. A quanto pare desideriamo l’immensità, non la nostra ma quella che va oltre noi, il che è sempre ben lontano dalla pelle e dalle ossa; molto distante dalla polvere a cui ritorneremo e con cui concimeremo il prato. Ti dico una cosa… è sempre meglio scavare la terra. Non è la strada facile. Fa male, certo, ma la conoscenza è sempre una scheggia incarnita e impossibile da estirpare. Anche guardando il cielo, scalando le nuvole, allontanandoti sempre di più da te e da quello che sei puoi arrivare alla conoscenza, però non di te stesso ma del tuo ritratto.

Il dolore è il modo attraverso cui i protagonisti acquistano consapevolezza, si conoscono, si nutrono delle sofferenze altrui, fanno della scrittura e della letteratura lo strumento per raccontare ciò che nessuno ha il coraggio di guardare con lucidità, rifiutano i propri corpi, esplorano i dolori e i piaceri e scoprono che non c’è così tanta differenza tra essi. Si rendono conto della difficoltà di spiegare un dolore, di riuscire a dire quello che percepiscono, nominarlo con le parole adatte, costruire una verità convincente, dare un significato al caos.

I sei ragazzi intervengono nel racconto in una maniera che può sembrare apparentemente casuale, ma dietro cui si cela un preciso schema atto a decostruire tutto ciò che del mondo pensiamo di sapere: le idee di belle e brutto, di doloroso, ripugnante, morboso. In fin dei conti, Nefando non è un vero videogioco, chi partecipa non può giocare, ma può solo restare a guardare e, per quanto gli faccia male ciò che vede, continua a osservare ossessivamente una verità che finge di ignorare e che ci svela quanto la libertà e la morte, il disgusto e la gioia, il corpo e la mente siano così ravvicinati da confondersi, quanto non ci sia più nulla a separare realtà e finzione. Anche quella linea sottile che abbiamo tracciato con la nostra razionalità è stata inghiottita dal sordo vortice di violenza che i protagonisti hanno sopportato e sopportano con una lucidità che fa spavento.

Ma Nefando intreccia numerosi altri temi, tra cui il ruolo salvifico della scrittura e delle parole e quello dei corpi, sede di godimenti e delle più atroci sofferenze, in particolare quando vengono percepiti come corpi non propri, a cui corrispondere, come nel caso di Iván, torture inimmaginabili nella speranza di raggiungere una quiete e una tranquillità sensoriale che sembrano miraggi.

Cos’è che non vedo? Cosa mi viene nascosto nell’incavo del quotidiano, lì, davanti ai miei occhi?: è forse questo il ruolo di Nefando, svelare quella parte di ognuno di noi che nascondiamo, mettere in scena la merda in cui siamo immersi tutti i giorni, ciò che è lì dove non possiamo fissare gli occhi, sulle nostre nuche.

Insomma, quella che Mónica Ojeda ci offre con Nefando è l’opportunità di cercare la forma delle proprie rovine, parlarne con paura anziché con indifferenza, scavare in quei solchi in cui realtà e finzione si fondono, permetterci di raggiungere la nostra parte più profonda.

Prec.

Calenda divide PD e 5 Stelle, ma in Italia mai dire mai

Succ.

La scuola può uccidere

Giusy Santella

Giusy Santella

Articoli Correlati

tangerin tamu
Billy

Tamu Edizioni cambia nome: nasce Tangerin

13 Novembre 2025

Tamu Edizioni, casa editrice indipendente con sede a Napoli, è sempre stata più che una semplice realtà editoriale: progetto culturale, spazio di dialogo, libreria, punto di riferimento della comunità locale. Nel suo catalogo abbiamo sempre trovato testi impegnati, politici,...

junx
Billy

“Junx”: l’inquietudine di una generazione perduta

20 Ottobre 2025

Tra le pagine di Junx – Non basterebbe una notte, edito da Pidgin Edizioni, si annida un’inquietudine profonda che non appartiene soltanto al protagonista. L’inquietudine è collettiva, tocca una generazione nata in una terra di contraddizioni e che trova...

irene solà
Billy

“L’argine” di Irene Solà, un testo che lascia più di un dubbio

16 Ottobre 2025

Avevo già letto l’anno scorso uno dei romanzi di Irene Solà, giovane autrice spagnola classe Novanta: parlo di Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre, edito Mondadori (2024). Avevo molto amato il testo, mi era parso...

amabili resti
Billy

Amabili resti di Alice Sebold: amabilmente resti

27 Agosto 2025

Perché l’orrore sulla Terra è reale e accade tutti i giorni. È come un fiore o come il sole, è qualcosa di incontenibile. Una violenza che continua a violentare nel tempo. È la storia di Amabili resti, romanzo di...

Succ.
La scuola può uccidere

La scuola può uccidere

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    911 shares
    Share 364 Tweet 228
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1557 shares
    Share 623 Tweet 389
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1130 shares
    Share 452 Tweet 283
  • Cosa fa il cooperante: la funzione e la preparazione necessaria

    315 shares
    Share 126 Tweet 79
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    957 shares
    Share 383 Tweet 239
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie