• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Moby Dick, la bianca ossessione del Bene contro il Male

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
3 Giugno 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Può un’ossessione celare in sé la trama infinita, eterna del Bene che si contrappone al Male? Se questa, poi, è animata da una violenta sete di vendetta, può mai risolversi in una qualche maniera che non determini l’autodistruzione di chi ne è affetto? Quante volte la narrativa ha cercato di dare una risposta a questi interrogativi, spesso, senza risolversi in un’unica, universale risposta. Quanti autori, dai latini ai più moderni, hanno affrontato lo stesso dualismo attraverso la pagina, quante teorie, quante storie, quanti miti sono nati in nome di questa battaglia senza tempo. Il mare non ha confini, neppure per i navigatori più esperti, è spesso imprevedibile, soffre gli umori degli uomini che lo attraversano, accoglie speranze e, al contempo, le trascina alla deriva. È immagine del sublime romantico, entità tremenda e affascinante, padre di quei soffi per i quali i marinai non provavano terrore, ma piuttosto un piacere. È la balena bianca, uno dei simboli più conosciuti dell’intera letteratura mondiale. Moby Dick è la monomaniaca incarnazione di tutte quelle forze malvagie da cui certi uomini profondi si sentono rodere nell’intimo.

Il romanzo di Herman Melville è un incredibile manifesto dell’America di fine Ottocento, spinta, da un lato, dal rinascimento artistico che imperversava nel Paese, dall’altro, ancora legata ai dogmi rigidi della cristianità e ai pregiudizi, alle limitazioni che questi comportavano.

Può interessartianche...

Un libro per chi ha amato “Split”: “Una nuova nuova me” di Helen Oyeyemi

Funeral & the city: il romanzo caustico di Tea Hačić-Vlahović

Il senso della vita attraverso una manciata di farfalle: “La sicurezza della nazione ungherese” di László Krasznahorkai

Sembra incredibile quanto, sfogliando le sue pagine, argomenti come, appunto, il pregiudizio, il razzismo, la chiusura mentale, l’ossessione dell’uomo nel volersi sostituire a Dio, cercando di controllare e prevalere sulla natura, risultino attuali tutt’oggi. Con grande amarezza del lettore.

Attraverso il viaggio, l’uomo si fa conscio del fatto che non può sottomettere qualsiasi cosa desideri alle sue leggi, a quelle della ragione, ma ne matura conoscenza ed esperienza quando ormai è già troppo tardi per tornare sui propri passi.

Ismaele, esule, vagabondo, è il protagonista di questa avvincente allegoria che è la storia sua e del Pequod, la nave con la quale affronterà gli abissi, i mari, la balena, se stesso. Ogni componente fondamentale del romanzo è racchiusa in quel suo semplice nome, dal destino a cui la barca che lo vedrà salire a bordo è segnata, al riferimento religioso e biblico, elemento chiave nel dipanarsi degli avvenimenti che ne caratterizzano la storia.

Un’epopea epica – dal forte contenuto enciclopedico che, di continuo, rallenta lo scorrere delle vicende ma le impreziosisce di riflessioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche – che riassume il male dell’universo, la parte oscura e demoniaca dell’animo umano, così come la balena bianca è immagine di ciò che l’uomo insegue ma non può conoscere e, quindi, dominare.

Moby Dick è l’inarrivabile con cui ogni essere umano si scontra ogni giorno, il chiodo fisso che è un po’ bramosia, un po’ incubo, spesso una ragione di vita forzata, costretta dalle vicende che hanno portato ognuno a imbarcarsi in questa caccia dall’esito tragico e scontato.

Il capodoglio appare agli occhi del cacciatore come il male da estirpare, il suo colore, al contrario, fa riflettere sul fatto che il nero sia annidato nell’animo di chi prende il mare, non di chi segue semplicemente le leggi della propria natura. Il volerle sovvertire porta alla cieca vendetta che non si compie, quel sentimento di cui quasi se ne scorda l’origine, e che trasforma ognuno nel capitano Achab.

Moby Dick è uno straordinario romanzo senza tempo. È eterno e, a giudicare dagli avvenimenti che ancora regolano il giro del mondo, resterà tale ancora a lungo.

*immagine di copertina di Rockwell Kent (edizione italiana BUR)

Prec.

Trump e la scienza, storie di straordinaria Resistenza

Succ.

Napoli: Castel Nuovo raccontato dall’Associazione Timeline

Alessandro Campaiola

Alessandro Campaiola

Articoli Correlati

oyeyemi
Billy

Un libro per chi ha amato “Split”: “Una nuova nuova me” di Helen Oyeyemi

30 Settembre 2026

Care mie, non è un segreto che il giorno in cui mi avete eletta capobranco è stato il più felice della mia vita. Ce lo meritavamo tutte: chiunque tra noi poteva aggiudicarsi il lunedì e fare un figurone. Eppure,...

give me danger
Billy

Funeral & the city: il romanzo caustico di Tea Hačić-Vlahović

30 Settembre 2026

Con lui voleva comportarsi bene, il che significava reprimere la propria natura. Era rimasta virtuosa per un anno. Una sera si era fatta troppe birre insieme a un corrispondente di guerra e si era lasciata infilare un dito dentro...

László Krasznahorkai
Billy

Il senso della vita attraverso una manciata di farfalle: “La sicurezza della nazione ungherese” di László Krasznahorkai

13 Agosto 2026

l’altro compito principale del Museo Ungherese di Scienze Naturali: far conoscere alla popolazione ungherese l’infinita ricchezza della natura, e purtuttavia non bisogna mai essere del tutto soddisfatti dell’operato svolto, affermò, poiché - come avrebbero convenuto tutti i presenti -...

uclés
Billy

La famiglia Ardolento, la Guerra Civile e il realismo magico: Uclés come Márquez

7 Agosto 2026

«A quante case siamo?» «Distrutte o vuote?» «Vuote». «In tutta la penisola o in una regione specifica?» «Nella penisola». «Mi mancano i dati di Bilbao. A quanto pare, tutte le sue case sono rimaste orfane». «Hai una stima approssimativa?»...

Succ.
castel-nuovo

Napoli: Castel Nuovo raccontato dall’Associazione Timeline

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    813 shares
    Share 325 Tweet 203
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    514 shares
    Share 206 Tweet 129
  • Funeral & the city: il romanzo caustico di Tea Hačić-Vlahović

    304 shares
    Share 122 Tweet 76
  • Il linguaggio dei fiori: una comunicazione senza parole

    317 shares
    Share 127 Tweet 79
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    986 shares
    Share 394 Tweet 247
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie