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“Il mercante di Venezia”: amore omosessuale e amicizia

Giusy Gaudino di Giusy Gaudino
30 Giugno 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 4 minuti
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Da Platone a William Shakespeare e oltre, il concetto di amicizia tra uomini era molto più complesso di come lo si intende oggi, poiché provvisto in molti casi di un’affettività omoerotica. Più precisamente, il rapporto tra un uomo e un ragazzo era concepito come alto momento d’ispirazione poetica e filosofica per le anime dei due compagni. Nonostante la mancata concretizzazione sessuale di una simile relazione, il profondo affetto poteva in ogni caso essere generatore di qualcosa di importante: la capacità di slegarsi dal mondo materiale per raggiungere con lo spirito l’ultrasensibile. L’amore platonico tra due uomini aveva qualcosa di speciale e unico, reso possibile anche e soprattutto grazie al mancato atto fisico. Così, tale sentimento era legittimato e, anzi, visto superiore rispetto a quello eterosessuale – solamente finalizzato alla riproduzione – sul piano culturale.

William Shakespeare è stato autore di sublimi poesie dedicate a un misterioso giovane di cui si conoscono unicamente le iniziali, W. H., e che fu per lui fonte d’ispirazione su temi come la bellezza e l’amore. Allo stesso modo, nella sua commedia Il mercante di Venezia è presente la viscerale amicizia tra il mercante Antonio e l’ormai spiantato Bassanio, che sa di poter contare sull’aiuto del suo amico – a cui chiede un’importante atto di fiducia per conquistare Porzia, una ricca donna di Belmonte – in nome di un profondo amore che li lega.

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ANTONIO: Bassanio, tu mi dovresti conoscere,

e dovresti saper che perdi tempo

e nient’altro a sollecitar così

alla larga e con circonlocuzioni

il mio affetto per te; e mi fai torto

più a dubitare ch’io non sia disposto

a far tutto il possibile per te,

di quanto me n’hai fatto

a scialacquar finora tutto il mio.

Dimmi solo che cosa vuoi ch’io faccia,

e che a tua conoscenza io possa fare,

ed io son pronto a farlo. Perciò parla.

Così, Bassanio chiede all’ebreo Shylock un prestito, ottenuto grazie alla garanzia di Antonio, determinato ad aiutare con ogni sua forza l’amico al punto da accettare di perdere una libbra della sua carne nel caso in cui la somma non venga restituita nei tempi stabiliti. Persino quando questi perde le sue mercanzie in mare e non è in grado di ripagare Shylock prima dello scadere del prestito, nonostante il terrore di fronte alla possibile perdita della sua carne e della sua stessa vita, non rimpiange nemmeno per un solo istante il sacrificio fatto per amore.

ANTONIO: Ricordami alla tua onorata sposa:

raccontale quale processo ebbe la fine di Antonio,

dille che t’amai, lodami nella mia morte;

e, finito il racconto, dille che sia lei giudice

se Bassanio non ebbe una volta un amore.

Non ti rammaricare

di dover perdere con me l’amico,

come l’amico tuo non si rammarica

di saldare il tuo debito per te;

ché se l’ebreo taglierà bene a fondo,

lo pagherò all’istante, con il cuore.

[…]

BASSANIO: Ma la vita stessa, mia moglie, e tutto il mondo

non sono da me stimati più della tua vita;

perderei tutto, li sacrificherei tutti

qui, a questo diavolo, per poterti liberare.

Anche Bassanio darebbe qualunque cosa, rinuncerebbe persino a colei che ha conquistato dopo aver rischiato tutto, pur di salvare la vita di chi ha di più caro al mondo. L’amore per Antonio non solo supera quello per se stesso, ma anche quello per sua moglie e per qualsiasi altra persona. Tuttavia, quando lo confessa, non sa di essere ascoltato dalla stessa Porzia, camuffata da avvocato, che non si rallegra delle parole del disperato novello sposo.

PORZIA: Vostra moglie, se fosse qui presente

e v’ascoltasse far queste profferte,

non vi ringrazierebbe certamente.

Nonostante la drammaticità del momento, non manca l’elemento comico – inserito attraverso la bella e intraprendente donna – a smorzare la suspense in cui si sviluppa la vicenda di Antonio. Seppur consapevole di non essere la priorità di Bassanio, ma di trovarsi su un gradino inferiore rispetto all’altro, accetta l’amore tra i due amici, il quale si manifesta come profondo affetto che supera l’attaccamento a ciò che si possiede e la paura di perdere la propria vita. Tra i due, il sentimento proclamato non resta che su un piano ideale, lontano dal rapporto fisico, così come voluto dalla filosofia platonica.

L’amore omosessuale, ben cinquecento anni fa e, anzi, molto prima dell’avvento del Cristianesimo (se si considera che Platone visse tra il 400 e il 300 a.C.), era musa ispiratrice, momento sublime e unico, di grande levatura e spiritualità. Il sentimento amoroso, inoltre, aveva una sua utilità all’interno della collettività ed era legittimato dalla sua capacità di generare, sul versante omosessuale quanto su quello eterosessuale, qualcosa di speciale.

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