• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Matilde Serao: due racconti e una vita

Redazione di Redazione
24 Luglio 2023
in Lapis
Tempo di lettura: 5 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Quella di Matilde Serao, prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano, Il Mattino, di certo, fu una vita tra le lettere. Figlia del giornalista Francesco Serao, sin da piccola l’ambiente della redazione di un giornale fu per lei qualcosa di familiare, sebbene imparò a leggere e a scrivere solo a otto anni. A ventidue, invece, completò la sua prima novella, Opale, e da quel momento, fino alla morte – che la sorprese il 25 luglio 1927 mentre era intenta a scrivere alla sua scrivania –, non rinunciò mai alla parola redatta.

Della sua celebre opera, però, due racconti restano ancora oggi sconosciuti ai più: Cristina e Sacrilegio.

Può interessartianche...

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

Il primo, Cristina, è la storia di una ragazza di provincia, mediamente benestante e senza sogni, che aspira ad avere un marito come lei, un tranquillo bottegaio o impiegato, senza sogni come lei, per continuare a vivere come ha sempre vissuto: occupandosi della casa, del vecchio padre, del marito e dei figli, se verranno. Il racconto è fatto di minuzie: inizia, infatti, con Cristina che spande i panni sul terrazzo e Matilde sottolinea che sul muretto sei tovaglioli bagnati (non alcuni, ma sei, notate la precisione del dettaglio) si asciugano al sole mantenuti fermi contro il lieve ponente da pezzi di mattone.

Questa, dunque, è la vita della giovane, un tran-tran senza scosse, fino a quando il padre le trova il marito adatto: un agiato commerciante un po’ più grande di lei. Il fidanzamento si svolge secondo le regole e, intanto, si avviano i preparativi del matrimonio. In questa routine, però, irrompe un elemento di disturbo, Peppino Fiorillo, studente, libero pensatore e mangia preti, che la ama disperatamente. In paese Peppino è considerato un po’ folle, bravissimo con le parole, inconcludente nei fatti. Oggi avrebbe occupato un centro sociale. Costante solo nell’amore per la ragazza, lei lo respinge, non accetta le sue lettere e ogni volta che lo vede – abitano di fronte – chiude le persiane. Disperato va via, in giro per l’Italia, mentre Cristina naviga tranquilla verso le sue placide nozze. Proprio sul più bello, però, ricompare lui. Bussa alla porta di lei e si spara. Sta per morire. Per pietà umana, allora, la ragazza lo accoglie in casa e lo cura, ma la situazione si fa sempre più grave. Peppino, così, in punto di morte, le chiede di sposarlo. Convinta dagli altri, Cristina accetta, tanto sarà a breve la vedova di un suicida. Il destino, però, la beffa: l’uomo guarisce e lei dovrà farsi carico di un marito inetto e spiantato, una Filumena Marturano al maschile.

Il secondo racconto, invece, si chiama Sacrilegio. Non è veramente una storia, è il confronto, anzi, lo scontro fra due anime disperate che si rinfacciano il passato con una gelosia della memoria, inutile. Ognuno chiede all’altra di essere amata come è stata amata la prima donna o il primo amante. Entrambe si lacerano in un confronto diretto fra ricordi, pretese, rimpianti e alla fine commettono il sacrilegio: offendono memorie per amarsi veramente poiché, anche nei momenti di intimità, i fantasmi del passato le dividono. Il loro non è amore, è profanazione.

La lingua di questo scritto è diversa da quella di Cristina. È, infatti, tutta raffazzonata di termini filosofici nel tentativo di dare solennità al discorso, tuttavia senza riuscirci. Le protagoniste sono povere anime meschine che si illudono di essere uniche e diverse, ma non lo sono. Sono, difatti, esseri comuni e nel contrasto fra la modestia del loro essere e l’illusione della loro presunzione di superiorità sta tutto il dramma che le contraddistingue.

Quest’opera dell’autrice, scrittrice infaticabile, comunque non è la sua più importante. La Serao che piace a me è quella giornalista ventiseienne che denuncia con passione i mali di Napoli che lei conosce bene perché ha vissuto sempre nei quartieri popolari. I suoi indirizzi partenopei sono, infatti, Piazza Banchi Nuovi, Vico Rosario a Porta Medina et similia.

Il ventre di Napoli, ad esempio, è un vero manifesto politico. L’invettiva iniziale contro Depretis – Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto, perché voi siete il Governo ed il Governo deve saper tutto – esprime tutta la sua passione, un pezzo di giornalismo moderno d’inchiesta che ha fatto da modello, e in cui il sentirsi totalmente dalla parte dei diseredati aiutò l’articolista a far sentire la loro voce fino ad allora inascoltata.

Matilde, colei che vince, come dice il suo nome, non ebbe una vita facile, eppure fu determinata e forte. Non aveva il fascino della donna bella e, dunque, per superare la barriera del suo aspetto e giungere all’amore in cui, come disse Eduardo Scarfoglio, diventava bellissima, non poté che usare l’arma dell’intelligenza. Infelice dono per una donna del suo tempo, come dimostra non solo la sua vita ma anche quella della numerosa pattuglia di donne che illustrò la letteratura italiana fra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, di cui la Serao fu l’alfiere.

Vi erano in quel gruppo nomi che ebbero una certa notorietà e che ora sono stati dimenticati, non per la scarsità del loro valore letterario ma per il prevalere di una chiusura sociale che solo l’aggressivo femminismo degli anni Sessanta riuscì a sconfiggere. Con opera meritoria, Leonardo Sciascia riportò all’attenzione della cultura italiana qualcuno di essi, tuttavia l’iniziativa si arenò con la morte dello scrittore.

Simile a Matilde, ma meno fortunata di lei nella carriera letteraria, fu, ad esempio, Maria Messina che, nata in uno sperduto borgo della provincia di Palermo, diventò una bravissima scrittrice, la scrittrice delle piccole cose e delle piccole persone con una decennale corrispondenza epistolare con Giovanni Verga che dominava con il suo Verismo la temperie culturale dell’epoca insieme al crudo realismo di Émile Zola, influenzando la narrativa italiana. Ancora di più, condizionarono il côté sociale della letteratura femminile i feuilletons di Xavier de Montépin e, principalmente, Eugène Sue con i suoi Misteri di Parigi, che nel capoluogo campano trovarono un degno epigono in Francesco Mastriani e nella cruda descrizione della vita del sottoproletariato locale nei Vermi e nei Misteri di Napoli, i quali ebbero su Matilde una profonda influenza, come lei stessa ammise e come si può dedurre da molti aspetti della sua produzione.

Potrei fare un lungo elenco di scrittrici e poetesse che lasciarono il loro segno e che per il solo fatto di scrivere e pubblicare furono le antesignane del femminismo italiano. Molte erano di cultura ebrea, come Amelia Pincherle, zia di Moravia e madre dei fratelli Rosselli martiri antifascisti, e Rina Faccio; la partenopea Laura Beatrice Oliva, la Aganoor, Sibilla Aleramo, iniziatrice di una stirpe di poetesse che ha avuto in Alda Merini l’ultima gemma. Tutte di condizione borghese, tranne Ada Negri che rivendicò con orgoglio di essere figlia dell’umile stamberga. Un mondo di intelligenze vive, mortificate dai pregiudizi maschilisti, quasi tutte politicamente progressiste, sia pure con le limitazioni di quei tempi.

Per concludere, quindi, leggete i racconti di Matilde Serao pensando alla donna che li scrisse: coraggiosa, combattiva libera da convenzioni, che scelse i suoi uomini con franchezza e ne sposò uno più giovane, avendo da lui un figlio prima del matrimonio (orrore!). Una precorritrice del giornalismo contemporaneo in Italia che ebbe un’esistenza infelice. Una donna moderna, eccezionale, dalla vita piena di chiaroscuri e, anche, di qualche compromesso con il potere, come testimonia il suo coinvolgimento, sia pure marginale, nella inchiesta Saredo voluta dal Governo per contrastare il malaffare e la collusione con la camorra del Sindaco Summonte e della sua giunta.

Permettetemi, allora, un ultimo consiglio: leggete gli scritti di tutte le donne che ho segnalato. Avrete una bella sorpresa.

Contributo a cura di Ernesto Nocera

Prec.

“Al di là della seta” e il culto dei morti

Succ.

Zucche vuote

Redazione

Redazione

Articoli Correlati

mimmo-jodice-fotografo-tempo
Camera Chiara

Mimmo Jodice, il fotografo che rende visibile il tempo

29 Ottobre 2025

La fotografia di Mimmo Jodice ha spesso come protagonista il tempo, un tempo sospeso che va oltre il momento. Il fotografo partenopeo, che si è spento lo scorso 28 ottobre all’età di 91 anni, ha iniziato a sperimentare quest’arte...

Raptors in the garden Achille Campanile e Vasca
Lapis

Raptors in the garden: Canti di grazia di Achille Campanile e Vasca

30 Luglio 2025

Siamo in un periodo in cui la musica tiene conto delle logiche aziendali come se fosse una qualsiasi industria e non in quanto forma d’arte. Il talento pare essere misurato solo e sempre in numeri, in dimensioni, in proporzioni....

Sebastião-Salgado-fotografia
Camera Chiara

Sebastião Salgado: la fotografia come atto di resistenza

3 Giugno 2025

Sebastião Salgado, nato ad Aimorés, Brasile, l’8 febbraio del 1944, è stato un fotoreporter che ha fatto della documentazione sociale una forma di poesia visiva e della bellezza un atto politico. Figlio unico di un allevatore di bovini, studiò...

luk
Interviste

LUK e la musica: qualcosa per cui vale la pena vivere

28 Aprile 2025

Enzo Colursi è un cantautore napoletano classe 1991. Con la band Isole Minori Settime arriva in finale al Premio De André nel 2015. Nel 2017, dopo quattro anni di intensa attività live, il gruppo si scioglie e prende vita...

Succ.
Zucche vuote

Zucche vuote

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    907 shares
    Share 363 Tweet 227
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1551 shares
    Share 620 Tweet 388
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1126 shares
    Share 450 Tweet 282
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    955 shares
    Share 382 Tweet 239
  • Cosa fa il cooperante: la funzione e la preparazione necessaria

    315 shares
    Share 126 Tweet 79
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie