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Cultura

Le ville di Napoli: tra Pizzofalcone e Santa Lucia (parte 1)

Tra Pizzofalcone e Santa Lucia, nei dintorni di Palazzo Reale, a Napoli, si sono aggregate diverse dimore nobiliari che, dopo la costruzione della Villa Reale, sono andate via via aumentando. Con l’allargamento del centro storico si sono poi registrati palazzi baronali, anche nella fascia costiera, luogo da sempre privilegiato per ville di delizia.

Pizzofalcone è la collina che a Napoli è conosciuta con il nome Monte di Dio e fa parte del quartiere San Ferdinando. L’origine del suo appellativo si deve a Carlo I d’Angiò che, verso il 1200, si è dedicato alla caccia al falcone, facendo così costruire sulla collina, appunto, una falconeria. Secondo una tradizione popolare invece, il nome Pizzofalcone deriverebbe dalla forma della collina che è simile al becco di un falco.

Il Borgo di Santa Lucia è uno storico rione di Napoli e anche questo si trova nel quartiere San Ferdinando. Qui, in epoca romana pre-imperiale, si sarebbe trasferito il generale Lucio Licinio Lucullo che avrebbe fatto costruire la sua sfarzosa villa, Oppidum Lucullianum, il luogo dove avrebbe trascorso i suoi ultimi giorni l’imperatore Romolo Augusto.

In via Monte di Dio n. 66, di fronte al Palazzo Serra di Cassano, varcando la soglia di Palazzo Carafa di Noja e superandone il cortile, si arriva a un bellissimo parco di 4464 mq con alberi di alto gusto ed essenze esotiche, circondato da un viale che porta alla facciata principale del Villino Wenner, di eleganti forme neoclassiche, con due colonne a sostegno del timpano centrale, scrivono Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel libro Le ville di Napoli. Il villino è stato costruito da Pompeo Carafa nel 1831 al centro del giardino romantico all’interno della sua proprietà che si estendeva da via Monte di Dio lungo la collina sul versante occidentale. La villa è diventata poi di proprietà della marchesina Vittoria Spiriti che ha sposato il commediografo Cesare Giulio Viola. Oggi, il Villino Wenner è diviso in condominio.

Nella zona a ridosso del Museo Archeologico Nazionale, invece, in Largo San Giuseppe dei Nudi n. 77, si trova il Villino del Vanvitelli che è vincolato come opera di interesse culturale del XVIII secolo. Attualmente, però, è una proprietà privata.

Tra Pizzofalcone e Santa Lucia vi era, poi, la Regia Casina del Chiatamone. Principalmente usata dal principe di Francavilla, vi era stato ospitato Giacomo Casanova che narra di avervi vissuto delle avventure galanti, come scrivono ancora Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza. È stata menzionata come “Regia” perché passata tra le residenze in uso alla Corte. Il Chiarini-Celano ha scritto: Real Casina col vaghissimo giardino fattovi aggiungere da re Ferdinando Primo. In essa spesso hanno albergo Reali ospiti stranieri, e talvolta nelle sere della state raccoglie la Real Famiglia, perché piacevolissima dimora si rende dopo il tramonto del sole. La Casina del Chiatamone aveva un porticciolo, una sorgente di “acqua suffregna” sulla spiaggia e un giardino con diversi alberi. A partire dal 1860 è stata assegnata da Garibaldi ad Alessandro Dumas. Successivamente, è diventata Hotel Hassler.

Un casino di delizie magnificato dalle cronache è quello del duca Carafa di Maddaloni a Santa Lucia con le caratteristiche arcate della loggia protese sul golfo che, per la posizione privilegiata sul mare e perché facilmente raggiungibile, veniva sovente richiesto ai proprietari dal ministro Tanucci per ospitarvi personaggi di particolare rilievo, appartenenti in genere alle case regnanti europee.

Nel 1766 vi era lo scopo di rendere il Casino Carafa un luogo per ricevervi il principe ereditario inglese. Tanucci, infatti, ne fece richiesta alla duchessa Vittoria Giovanna Carafa che acconsentì al suo uso per il “Real Servigio” sottolineando però che le condizioni dell’abitazione non fossero buone. Nonostante l’intento del ministro ad avviare dei lavori di restauro, il principe inglese scelse poi un’altra sistemazione. Lo stesso episodio si ripeté nel 1771 in occasione della visita del duca di Gloucester che declinò l’invito ad abitarlo. Secondo dicerie popolari, la villa era portatrice di malaugurio.

Le ville di Napoli: tra Pizzofalcone e Santa Lucia (parte 1)
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