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Le ville di Napoli: le delizie di Posillipo (parte 1)

Francesca Testa di Francesca Testa
2 Maggio 2020
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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Posillipo, dal greco Παυσιλυπον (Pausilypon) che significa tregua dal pericolo o anche che fa cessare il dolore, per la bellezza storico-paesaggistica e proprio per il senso del suo nome, è considerato il luogo marino di delizie nelle raccolte poetiche di un tempo, tanto da essere oggetto di una – così definita – disputa favolosa tra le forze silvestri di Pan e quelle marine capeggiate da Venere per la conquista della zona. Questa disputa ha preso il nome di Delizie di Posillipo boscarecce e marittime, tenutasi a cura dell’Accademia degli Oziosi nel palazzo vicereale in occasione della guarigione di Filippo III.

Il barocco napoletano, forma artistica e architettonica che si è sviluppata a Napoli tra il XVII secolo e la prima metà del XVIII, è riconoscibile per le decorazioni marmoree particolarmente sgargianti e per la preziosità degli stucchi che caratterizzano le strutture portanti degli edifici. Il patrimonio architettonico religioso non è affatto da meno, così come quello dei palazzi aristocratici. Palazzi e ville si presentano, nell’aspetto nelle caratteristiche, con quello stesso senso estetico volto a sbalordire. La costa di Posillipo, dalla bellezza mozzafiato e appartata, è stata scelta come luogo ideale per soggiornare in modo ameno e, allo stesso tempo, sempre vicino al centro del potere. Come scrivono Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza nel loro Le ville di Napoli: nel Seicento la collina vive, dopo i fasti dell’epoca romana, il suo massimo splendore e le fonti sono concordi nell’esaltare la bellezza delle tante dimore di svago, denominate all’epoca palazzi o casini, a seconda della maggiore o minore importanza, raramente ville. Carlo Celano, a proposito delle numerose costruzioni sorte nel tratto più vicino alla città, tra Mergellina e il Capo, scrive: L’amenissima Mergellina, da’ popolari detta Mergoglino e appresso il sempre dilettoso Posillipo”. Proprio in questo tratto le tantissime dimore gentilizie gareggiavano in sfarzo e soluzioni architettoniche da suscitare meraviglia, tanto che il Seicento è stato definito “il secolo d’oro di Posillipo”.

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Il territorio di Pausilypon era disseminato di torri di difesa e torrette di avvistamento inglobate nelle dimore sia residenziali, per la presenza di numerose costruzioni magnatizie, sia quale teatro di spassi. Le spiaggette e l’insenatura erano infatti luoghi molto amati da viceré e nobili per trascorrere piacevoli svaghi, organizzando feste, fuochi a mare, coreografici cortei navali notturni di feluche illuminate arricchite da sete e stendardi e spettacoli allestiti su teatri galleggianti. Una di queste costruzioni è la Torre Ranieri, del XVI-XVII secolo, che si trova nel punto più alto del villaggio di Ancari – oggi più o meno dove via Manzoni incrocia via Petrarca – e i suoi casali interni, Santostrato, Magalia, Porta Posillipo, Villanova, raggiungibili soltanto mediante strade impervie quali la Salita Villanova, la via del Fosso a casale e le discese di Marechiaro e della Gaiola che arrivano a mare; infine il percorso lungo le rampe di Sant’Antonio è stato reso carrozzabile solo nel 1643 dal viceré di Medina de las Torres.

Giulio Cesare Capaccio nello scritto Il Forestiero, riferendosi a Posillipo ha scritto: Era tutto il loco nobilitato da bagni lodatissimi da Strabone, e vi apparono vestiggj di quelli presso al mare. Han Voluto poi tanti renderlo copioso di bellissimi edificj, “stanze veramente di Dei marini”, se pur crediamo a i favolosi pensieri di poeti, e tal ne vedrete uno hoggi fabbricato nell’ultimo del promontorio da Giovan Giacomo Castellano virtuosissimo gentil’homo et assai curioso di rassomigliarsi a Lucullo mentre ha voluto con la prospettiva quasi di tutto ‘l mar Tirreno insignorirsi di quelle amenissime spiagge. Come all’incontro per la salute e sanità del corpo, per il ristoro da gli affanni, per l’amenità dell’aria loco non è in Europa che ‘l pareggi.

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