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Le ville di Napoli: i Ponti Rossi (1° parte)

Francesca Testa di Francesca Testa
15 Aprile 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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La via dei Ponti Rossi a Napoli – conosciuta fin dai tempi antichi quale zona fertile destinata all’agricoltura – ha avuto una grande importanza tra le strade di collegamento tra Capodimonte e la parte bassa della città volute da Giuseppe Bonaparte. La zona, chiamata così per la presenza di ruderi dell’acquedotto di epoca claudia in tufo e, appunto, laterizi rossi, accoglie numerose ville ottocentesche.

Villa de Marsilio ha una struttura che risale al XVIII secolo: il casino, compreso di un appezzamento di terreno, è stato donato da Giuseppe Bonaparte al principe Gerace Pasquale Serra, gran ciambellano del re. Come scrivono Yvonne Carbonaro e Luigi Cosenza ne Le ville di Napoli, requisito in seguito dai Borbone nel 1819, fu acquistato da Ottavio de Marsilio. La villa è collocata su una piccola altura e, originariamente, presentava al piano terra due cortili comunicanti sui quali si affacciavano diversi locali che erano destinati agli usi agricoli, mentre al primo piano vi erano la cappella e le stanze. La costruzione è stata poi ampliata, l’edificio trasformato, mentre il fondo dove veniva coltivata la vite è diventato un giardino di gusto romantico.

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Al numero 16 della salita Moiariello, ubicata sulla collina che ha preso il nome di Miradois, marchese reggente della gran corte della vicaria che ve la fece costruire all’inizio del Cinquecento, la Masseria a Miradois, dopo essere passata tra vari proprietari, è giunta infine al principe della Riccia. Si dice che abbia preso questo nome da una “corruzione” di voci spagnole, mira e todos, proprio perché da quel punto dei Ponti Rossi il panorama è davvero bellissimo. I francesi eressero sulla collina l’Osservatorio Astronomico e la palazzina neoclassica della Specola.

Nell’archivio dell’Osservatorio è conservata tutta la documentazione: Apprezzo del terreno presso l’edificio del fu Principe della Roccia sulla collina di Miradois (1812). Copia fatta nel 1879 del Decreto firmato da Gioacchino Napoleone il 18 febbraio 1813 per l’acquisto dell’intero edificio sito sulla collina di Miradois e del contiguo terreno. La vecchia masseria ha pianta rettangolare, costruita su due piani, dotata di una terrazza panoramica e 168 metri quadri di verde. Questo, in particolar modo, è stato curato secondo moduli neoclassici e adibito ad abitazione degli astronomi e poi come uffici.

Proseguendo sulla salita Moiariello, al numero civico 53, si trova la villa che nell’Ottocento era di proprietà della famiglia Gargiulo. La costruzione trae origine da un’abitazione già presente nella mappa del duca di Noja. Accanto alla villa sorge la Torre del Palasciano, ben visibile da diversi punti della città di Napoli, voluta dal medico Ferdinando Palasciano il quale – come scrivono ancora Carbonaro e Cosenza – in veste di ufficiale dell’esercito borbonico, durante i moti insurrezionali del 1848 a Messina, si adoperò per prestare le cure mediche anche ai nemici rimasti feriti durante i combattimenti, nonostante l’ordine contrario del generale Filangieri.

Per la sua insubordinazione stava per essere fucilato, sebbene avesse così spiegato: “I feriti, a qualsiasi esercito appartengano, sono per me sacri e non possono essere considerati nemici”. L’intervento del re Ferdinando II fece commutare la pena in un anno di carcere. Questa esperienza fu successivamente da lui riportata al Congresso Internazionale dell’Accademia Pontaniana di Napoli del 1861 in cui affermò: “Bisognerebbe che tutte le potenze belligeranti, nella dichiarazione di guerra, riconoscessero reciprocamente il principio di neutralità dei combattenti feriti per tutto il tempo della loro cura e che adottassero rispettivamente quello dell’aumento illimitato del personale sanitario durante tutto il tempo della guerra”. La dichiarazione ebbe una vasta risonanza in tutta Europa e fu alla base della Convenzione di Ginevra del 1864 che dette vita alla Croce Rossa.

La Torre del Palasciano fu realizzata su progetto dell’architetto Antonio Cipolla, la costruzione ha uno stile eclettico medievale, chiaramente ispirato al Palazzo della Signoria di Firenze, ma con alcune modifiche. Dopo il “Castelletto” del Nicolini sul versante dello Scudillo, è tra le prime di questo stile a Napoli e precede molto le realizzazioni di Lamont Young.

Nel 1868, Torre Palasciano era stata terminata, come testimonia una stele in marmo – visibile ancora oggi – che presenta i nomi dei personaggi illustri che la frequentavano. Ogni stanza era affrescata, dal salone da pranzo a quello di ricevimento e i salottini. Oggi, la Torre dei Ponti Rossi, si presenta in parte inagibile e con una zona verde di molto ridotta.

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