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Lasciate ogni speranza, voi che restate

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
25 Gennaio 2021
in Il Fatto
Tempo di lettura: 3 minuti
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Se il Sommo Poeta, Dante Alighieri, potesse tornare sulla Terra – più precisamente in Italia, Paese che gli diede i natali – osservarne la situazione attuale, e prendere spunto, quindi, per una nuova stesura del suo capolavoro, la Commedia, probabilmente alle porte dell’Inferno accoglierebbe i peccatori con la frase che dà il titolo a questo articolo: lasciate ogni speranza, voi che restate .

Lavoriamo di fantasia, certo, ma a meno che l’artista fiorentino non desideri vedersi catalogato – ammesso che trovi un editore disposto a pubblicarlo, conscio di tutte le polemiche che scatenerebbe tra la Chiesa, il profilo Twitter del pontefice, i gruppi cattolici con sede in Parlamento, Salvini, Meloni, e così via – tra le proposte di genere Fantasy, si troverebbe costretto ad ambientare i tre locali divini proprio sulla Terra, dando loro una collocazione reale, e qualcosa ci suggerisce che l’Italia avrebbe i colori e i caratteri propri della prima tappa del suo viaggio: l’Inferno.

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In quanto a lussuriosi, golosi, avari, eretici, iracondi, ipocriti e ladri non avrebbe certo di che lamentarsi, il materiale per scrivere non mancherebbe affatto. Il punto, però, è un altro ed è ben raccontato dai dati Istat diffusi soltanto qualche giorno fa, relativi alla popolazione del Paese.

Dall’Italia si scappa, in Italia ci si guarda bene persino dal nascere. I giovani, quelli che restano e non decidono di affidare le sorti del proprio futuro a un Paese straniero, non fanno più figli, la popolazione invecchia, le partenze sono triplicate soltanto negli ultimi sei anni. Gli indicatori demografici 2016 raccontano di uno Stato la cui età media si è innalzata fino alla soglia dei quarantacinque anni, con le nuove nascite ferme a 474mila – dato al minimo storico – mentre le morti hanno raggiunto 608mila unità, riducendo quindi il numero della popolazione totale, di cui oltre il 22% ha più di sessantacinque anni.

E mentre governo, opposizioni, partiti e movimenti vari, focalizzano l’attenzione dello spettatore medio sugli ingressi in Italia di profughi, rifugiati, disperati, provenienti dalla parte maltrattata del mondo, quella che noi stessi contribuiamo a tenere in perenne regime di terrore e di guerra, un sempre più preoccupante numero di pallidissimi italiani saluta le proprie città per l’Inghilterra, la Germania, l’Australia, e così via. Soltanto lo scorso anno, 251mila ragazzi hanno abbandonato la speranza di restare e hanno spostato la propria residenza fuori dai confini nazionali – numero triplicato rispetto allo stesso che si registrava appena nel 2010 – per la buona pace del Ministro del Lavoro con delega alle politiche giovanili, Giuliano Poletti che “molti di quelli meglio non averli tra i piedi”.

L’Italia, quindi, si conferma uno Stato non in grado di garantire prospettive, speranze e futuro ai propri figli. Basti pensare al vergognoso dato della disoccupazione giovanile, fermo ormai da troppo tempo alla soglia del 40%.

Lasciate ogni speranza, voi che restate, scriverebbe Dante Alighieri alle porte dell’Inferno, facilmente immaginabili alle coste siciliane della bella Lampedusa, alle quali, a esser sinceri, anche la citazione originale avrebbe senso di essere esposta, al contrario di quello che vogliono far credere le indecenti propagande razziste dei gruppi delle nuove destre in camicie verdi o nere. L’Italia che non accoglie e che troppo spesso saluta, senza neanche versare troppe lacrime. 

Per fortuna del Poeta, un suo ritorno non è realizzabile, quindi, l’Inferno continueremo ad ascoltarlo nella sua versione classica nelle belle e commoventi parole di Benigni, ammesso che non rinneghi anche quelle se Renzi immaginasse le fiamme eterne in altra cornice. L’Italia resterà nei discorsi della nostra classe dirigente il “Bel Paese”, la terra promessa dal clima unico al mondo e la cucina più invidiata e rimpianta da quella Londra, tredicesima città italiana ormai a tutti gli effetti. Chissà dove avrebbe collocato, Dante, il Purgatorio…

Prec.

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