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“La Rosa armata”, minimum fax disegna la guerra delle donne

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
13 Luglio 2022
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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«Non vorrei un’altra guerra nemmeno tra un milione di anni». E invece una guerra c’è ancora oggi, un nuovo, drammatico conflitto alle porte dell’Europa, in Ucraina. Piovono bombe, intere città vengono rase al suolo, migliaia di uomini impiegati in battaglia perdono la propria vita, che appartengano a uno schieramento oppure a quello che gli si oppone. 

Uomini. È così che siamo abituati a pensare e a guardare a una guerra, come a una questione prettamente maschile. Eppure, le donne sono protagoniste – loro malgrado – di ogni confronto armato, spesso vittime di una strategia del terrore che vuole nelle violenze e negli stupri un’arma che non fa rumore, ma che è altrettanto violenta e letale.

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Così, raccontare una guerra dal punto di vista delle donne diventa un atto di resistenza, di ribellione, un’azione necessaria, seppur dolorosa. Accade oggi, che le donne ucraine adoperano i social network per diffondere immagini di bambole in pezza strappate o macchiate di sangue associandole a frasi d’impatto che invitano alla presa di coscienza l’Occidente che non si sente coinvolto; accadeva ieri, nel 1944, che mogli, figlie, compagne italiane imbracciavano le armi e reagivano alla violenza fascista.

In La Rosa armata, la prima graphic novel pubblicata da minimum fax, le autrici Costanza Durante ed Elisa Mennini mettono in scena le fasi più crude del conflitto, quando la violenza non è più prerogativa degli obiettivi militari ma raggiunge ogni città, ogni strada, ogni casa. Così, nelle Langhe, la ferocia fascista bussa alle porte di Rosa e Gisella, amiche, vicine di casa che nella campagna piemontese provano a condurre una vita semplice, fatta delle emozioni e delle circostanze proprie dell’età giovanile, gli amori, i timori legati al domani.

In una tragica notte di rappresaglia, il fratello di Gisella, Marcello, si scopre essere una spia delle camicie nere. Bernardo, il fratello di Rosa, è un partigiano ed è nel mirino dei fasci. Rimaste sole, le due ragazze fuggono dalla violenza a cui sembravano destinate grazie all’intervento di un’armata composta da sole donne. In quel momento, le due giovani protagoniste scoprono che la propria sorte è la stessa di tante sorelle, compagne, donne unite non tanto da un ideale quanto dalla cosa giusta da fare.

Rosa e Gisella imparano a sparare, a difendersi, scoprono verità taciute o manipolate dagli uomini, dipinti come mediocri, falsi, traditori. La narrazione viene sospinta da un utilizzo dei colori dal grande impatto emotivo, ogni scena è associata a una tinta che rende perfettamente lo stato emozionale di ciò che accade. L’utilizzo di figure mitiche per la cultura giapponese, come le sembianze demoniache con cui vengono rappresentati i fascisti o le apparizioni delle volpi – nella mitologia giapponese simbolo di intelligenza, capaci di poteri soprannaturali – offrono forza e veridicità al dipanarsi delle vicende narrate.

Minimum fax, in un colpo solo, riesce – attraverso questa nuova collana, Cosmica – ad aprirsi al futuro, alle nuove generazioni e a preservare la natura dei propri ideali, di quei temi che sempre hanno riempito le pagine più belle dei romanzi del proprio catalogo. La Rosa armata sembra seguire la scia della scelta di riscoprire i testi di Giovanni Arpino, imparare da ieri per guardare a domani.

E chissà che l’infanzia trascorsa a Napoli non abbia ispirato la giovane autrice della graphic novel Costanza Durante nel ricordo della partigiana Maddalena Cerasuolo, un vero e proprio simbolo della resistenza partenopea, eroina delle Quattro Giornate che segnarono la cacciata degli invasori tedeschi dal territorio con l’utilizzo di armi rudimentali e un coinvolgimento popolare senza precedenti che vide protagoniste proprio tantissime donne.

Per una rivista partenopea come la nostra, La Rosa armata del duo Durante – Mennini è un omaggio alla storia, alle tracce dimenticate in favore di medaglie celebrate, invece, ogni giorno ai numerosi altari sparsi ovunque in Italia. Raccontare una guerra dal punto di vista delle donne è un atto di resistenza, di coraggio, ma è soprattutto un tributo necessario, volto a svelare una verità che ha contribuito alla libertà di tutti.

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