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La Gioconda oltre confine: diffusione o conservazione?

Francesca Testa di Francesca Testa
27 Marzo 2018
in Rubriche
Tempo di lettura: 5 minuti
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La Gioconda è il famoso ritratto iniziato da Leonardo da Vinci intorno al 1503, identificato poi in Monna Lisa di Giocondo, uno dei lavori più cari all’artista che portò con sé in Francia. L’opera raffigura una gentildonna fiorentina ritratta a mezza figura, secondo il nuovo modulo del Verrocchio studiato per la valorizzazione delle mani del personaggio, con sullo sfondo un paesaggio rupestre fantastico in cui Leonardo sembra evocare fenomeni e cataclismi geologici. Si tratta di un effetto di instabilità, un’espressione impercettibile tra il languore malinconico e un’arcana inquietudine, reso ancora più suggestivo e vago dalla debole luce del crepuscolo che rende le immagini velate.

Un dipinto unico, custodito al Louvre, che ha lasciato le mura del museo soltanto in due occasioni: nel 1962 quando fu prestato agli Stati Uniti ed esposto alla National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum di New York, e nel 1974 per due esposizioni a Tokyo e poi a Mosca. Nonostante gli anni trascorsi e il rifiuto di prestare il quadro, a Firenze in primis, perché considerato troppo importante, sembra però che qualcosa stia cambiando. Il ministro della cultura francese Françoise Nyssen, infatti, ha dichiarato: «Non vedo perché certe cose debbano restare confinate […] certamente, poi, bisogna fare attenzione alla conservazione e a quello che certe opere rappresentano. Ma il mio obiettivo è stato sempre quello di lottare contro la segregazione culturale, e mandare i capolavori in giro è uno dei modi per farlo.»

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Parole che, ovviamente, accendono grosse speranze in moltissimi musei perché quest’opera d’arte, come tutte quelle estremamente famose e importanti, fa davvero gola e la possibilità di ospitarla tra le proprie mura non soltanto è motivo, sicuramente, di grande preoccupazione, ma anche di orgoglio. Per il momento il primo a cogliere l’occasione e a candidarsi è stato il Sindaco di Lens, Sylvain Robert, che ne ha fatto domanda direttamente al Presidente Macron per la filiale del Louvre nella sua città.

La frase di Nyssen dare in prestito ai musei di tutto il mondo la Gioconda per combattere la segregazione culturale fa sicuramente onore al ministro, ma quella che potrebbe essere considerata un’azione a fin di bene per la diffusione mondiale della cultura o semplicemente una mossa di marketing, tiene realmente conto dello stato di conservazione dell’opera? Gli esperti hanno grandi perplessità a riguardo, del resto la Gioconda è un dipinto a olio su tavola di legno di pioppo che, di conseguenza, rende molto complicato il suo trasporto. I problemi però non si limitano a questo, in quanto già nello stesso Louvre, le altre sale non sono adatte alla conservazione della Monna Lisa. Il quadro è protetto da una teca climatizzata dove è possibile controllare l’umidità e la temperatura in modo costante, ma nonostante questi accorgimenti, la mano del tempo ha tracciato piccole crepe e ha curvato il pannello su cui è dipinta la donna.

Possibile che i più grandi capolavori del mondo possano diventare itineranti senza conseguenze? Quanto può essere giusto allontanare il simbolo emblematico di un museo per mostrarlo al mondo intero? Per quanto l’arte e la cultura non siano mai diffuse abbastanza, condividere tesori di questo valore, con il rischio di comprometterne per sempre lo stato, è una decisione non così semplice da prendere. Un’opera importante, quale può essere la Gioconda, diventa essa stessa identità del museo e del territorio che la ospita, ma soprattutto della gente che la “vive” ogni giorno sentendola come propria identità civica ed emotiva. Quanto alle parole del ministro Nyssen, se la Gioconda dovesse davvero lasciare il Louvre, il mondo lo verrebbe a sapere molto presto.

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