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Il sistema, perché non funziona e come possiamo aggiustarlo

Quasi trenta milioni di americani sono ancora privi di un’assistenza sanitaria; la maggioranza dei lavoratori che perdono il lavoro non ha diritto a un sussidio di disoccupazione; un bambino americano su cinque vive in povertà; e quasi 51 milioni di famiglie non possono permettersi spese mensili essenziali come quelle per l’alloggio, il cibo, l’assistenza infantile e i trasporti. Le infrastrutture cadono letteralmente a pezzi, le aule scolastiche sono sovraffollate e gli insegnanti sono pagati molto meno dei lavoratori del settore privato con livelli d’istruzione paragonabili: è questa la triste fotografia dell’America che Robert B. Reich fa nel suo Il sistema – Perché non funziona e come possiamo aggiustarlo edito Fazi Editore e arrivato nelle librerie il 21 gennaio scorso.

Si tratta di un libro che si interroga sulle cause che hanno condotto il sistema americano – ma lo stesso potrebbe dirsi per numerosi sistemi occidentali – a essere oramai basato su disuguaglianze e cinismo. Alla base del ragionamento di Reich c’è l’affermazione per cui attualmente potere e ricchezza sono inseparabili: l’uno alimenta l’altra e viceversa. La concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, infatti, ha permesso di passare da una reale democrazia a un’oligarchia, un governo di pochi, e in particolare di ricchi. Abbandonare etichette obsolete e utilizzare termini adeguati – sottolinea l’autore – serve a disvelare ai cittadini l’enorme inganno di cui sono vittime: un sistema educativo in cui i super ricchi possono comprare l’ammissione al college dei loro figli, un sistema politico in cui possono comprare il Congresso e la Presidenza, un sistema sanitario in cui possono comprare ciò che ad altri è precluso, e un sistema giudiziario in cui possono comprare la loro uscita dal carcere.

il sistemaUn sistema in cui tutto è profondamente falsato a favore di coloro i quali detengono quasi tutta la ricchezza americana, una gigantesca disfunzione che sta alimentando – tra le altre cose – un forte surriscaldamento sociale: rabbia, ansia, frustrazione e indignazione. Non sono più utilizzabili, dunque, le storiche categorie di destra e sinistra, né di repubblicani e democratici, poiché l’unica grande divisione politica è quella tra oligarchia e democrazia.

I propagandisti e i demagoghi che proteggono l’oligarchia (Donald Trump incluso) versano sale sulle ferite più antiche della nazione. Aizzano i sentimenti razziali, descrivono gli essere umani come alieni illegali, alimentano l’odio per gli immigrati e diffondono paura nei confronti di comunisti e socialisti. Questa strategia dà all’oligarchia ancora più mano libera: distrae gli americani da come l’oligarchia sta saccheggiando la nazione, comprando i politici e mettendo a tacere i critici.

La riflessione di Reich appena riportata potrebbe essere utilizzata per descrivere numerose altre degenerazioni delle nostre democrazie occidentali in cui la presenza della maggioranza della popolazione nelle scelte politiche è oramai nulla: non solo essa non viene ascoltata, ma i suoi interessi non sono rappresentati né soddisfatti in alcun modo e, mentre gli azionisti, le grandi imprese e le banche si arricchiscono, viene alimentata una spregiudicata lotta tra poveri da cui esce sconfitta la dignità umana.

L’autore ripercorre le cause e i cambiamenti sistemici e legislativi che, a partire dagli anni Ottanta, hanno redistribuito il potere verso l’alto, facendo sì che le imprese controllassero definitivamente le scelte governative americane. La corruzione, infatti, è diventata sistemica e non potrebbe non essere così in un luogo in cui è legale comprare i voti dei politici. James Dimon – uno dei più importanti e ricchi CEO americani – parla al riguardo di “relazioni governative” ma in realtà, secondo quanto ricostruito da Reich, si tratta di un vero e proprio commercio di influenze, un commercio che nessuno dei due partiti – né repubblicano né democratico – ha intenzione di debellare essendosi assuefatto a esso. A dimostrazione del peso che le banche e gli azionisti occupano nel sistema politico americano, Reich porta un semplicissimo ma illuminante esempio: undici anni dopo il quasi tracollo di Wall Street, nemmeno un massimo dirigente finanziario era stato condannato o quantomeno incriminato per i reati che mandarono in fumo i risparmi di innumerevoli americani. Al confronto, pensate a un adolescente costretto ad anni di carcere per aver venduto un’oncia di marijuana.

Se l’unico intento delle banche e delle imprese è quello di arricchire gli azionisti – pur non essendo gli unici a investire nelle aziende e a sopportare il rischio che il valore dei loro investimenti crolli –, Reich ha intenzione di dimostrare che l’attuale sistema economico e sociale è frutto di precise scelte portate avanti negli ultimi anni e che, quindi, si tratta di un circolo vizioso che può essere interrotto, spezzando la catena che lega ricchezza e potere e allontanando i grandi capitali dalla politica.

Bisogna, infatti, abbandonare l’idea che l’unico strumento per eliminare le disuguaglianze sia la responsabilità sociale d’impresa, che trasforma i diritti in concessioni e fa apparire ricchi affaristi senza scrupoli dei patrioti che fanno il bene dei più. Il capitalismo degli azionisti ha fatto sì che fossero il denaro e il profitto a guidare la politica e le sue decisioni, deregolamentando i mercati finanziari, eliminando i sindacati, abbassando i salari dei lavoratori e concentrando la ricchezza nelle mani di pochissimi. Intanto, una classe operaia fatta di americani medi e arrabbiati è diventata sempre più vulnerabile alla propaganda di demagoghi che alimentano autoritarismo, razzismo e xenofobia.

Un incubo che – come ci insegna Reich con il suo approfondito scritto – può, tuttavia, essere invertito, riportando il popolo americano al centro delle scelte politiche. Un consiglio di lettura indicatissimo per chiunque voglia capire i meccanismi che hanno condotto l’America e le nostre democrazie occidentali sull’orlo del baratro e i modi in cui quest’ultimo può ancora essere evitato.

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