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Il mio Saramago. Appunti per un centenario

Redazione di Redazione
12 Maggio 2022
in Appuntamenti
Tempo di lettura: 4 minuti
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In vista della ricorrenza del centenario dalla nascita di José Saramago, unico scrittore portoghese insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1998), il Ministero della Cultura portoghese e la Fundação Saramago hanno promosso e coordinato un fitto programma di attività commemorative in molti Paesi del mondo che ha preso il via già dallo scorso novembre.

Il presidente della commissione, Carlos Reis, saggista e professore all’Università di Coimbra, ha scritto: È importante sottolineare il significato primario del celebrare: ricordare insieme, mettere in comune la memoria di qualcuno. Da questa prima accezione e tenendone presente il significato, un centenario può e deve essere tante cose […] ricordo festoso e tempo di riflessione, rinnovamento di un messaggio e affermazione della sua attualità, dibattito di idee e reinterpretazione della letteratura in altre arti e linguaggi […]. Tutto questo e, soprattutto, ciò che è fondamentale: la lettura. A scuola o negli incontri accademici, nel semplice godimento privato o in un saggio interpretativo, nell’intimità o nello spazio pubblico, individualmente o in gruppo, è attraverso la lettura e la rilettura che uno scrittore riesce al tempo stesso a permanere e a rinnovarsi […]. In tempi difficili come quelli in cui viviamo, la lettura e la rilettura di José Saramago, lo studio e la divulgazione della sua opera sono risposte all’imperativo culturale e civico di ricordare un grande scrittore, ma sono anche la riaffermazione che i suoi testi molto dicono e diranno sulla nostra condizione umana e del mondo imperfetto in cui abita.

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Cogliendo lo spirito delle affermazioni di Reis, la forma di celebrazione proposta dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli interpella la pratica della lettura libera, di elezione, svincolata dalle specifiche competenze della critica e dell’analisi letteraria.

Saramago è un autore complesso, perturbante, ma anche satirico, sempre capace di rendere più trasparente la realtà, scartando lievemente da essa, con un’immaginazione travolgente. Le letture di autori complessi possono, più di altre, essere molteplici, influenzate dal livello comunicativo attinto, dalla risonanza individuale e dalle mille altre varianti legate alla soggettività di chi legge. È per questo motivo che si è immaginato di rendere omaggio a José Saramago, creando una situazione in grado di cogliere e registrare proprio l’eterogeneità (e la ricchezza) della ricezione.

È stato pubblicato un bando, Il mio Saramago, rivolto a tutti e tutte per festeggiare insieme lo scrittore amato nell’unico modo concreto che un lettore o una lettrice ha, vale a dire raccontandolo. Raccontare l’idea che si ha dell’autore, il romanzo preferito, uno stralcio particolarmente significativo, il linguaggio, un personaggio, il rapporto diritto-letteratura, o poetico-politico, le trasposizioni cinematografiche, quelle musicali e teatrali. La varietà degli approcci possibili dovrebbe rendere agevole la partecipazione, attraendo un pubblico composito.

Nei mesi precedenti la ricorrenza, saranno raccolti i materiali inviati dai partecipanti. Durante l’evento del giorno 16 novembre 2022, saranno letti e commentati alcuni contributi e discussi i risultati del bando in termini di ricezione.

Il prossimo 16 maggio, un seminario (in presenza Aula M, Dipartimento Scienze Umanistiche del Suor Orsola e online al seguente link: meet.google.com/vzz-vwsy-fxb) sarà l’occasione per condividere riflessioni su alcuni aspetti dell’opera di Saramago, partendo dai due romanzi che in portoghese recano il titolo di Ensaio, saggio: Ensaio sobre a Ceguéira (Cecità, 1995) e Ensaio sobre a Lucidez (Saggio sulla lucidità, 2004). La scelta deriva da un’affermazione dello stesso scrittore: «Certe volte sono portato a chiedermi se sono davvero un romanziere o se i miei libri siano in realtà dei trattati in cui ho inserito personaggi. Invento storie per esprimere preoccupazioni, interrogativi».

I suoi romanzi, in realtà, sono il risultato di una miscela tra l’ipotesi letteraria che istituiscono e le conseguenze possibili, osservate e descritte secondo le categorie della realtà. Proprio come nelle teorizzazioni filosofiche. Nella motivazione del Nobel, il presidente del Comitato, Kjell Espmark, sottolinea la differenza della narrativa di Saramago rispetto a quella nella quale tutto può succedere (pensiero magico), individuandola nella «esigente disciplina artistica che permette che le leggi di natura o del senso comune siano violate in un solo aspetto decisivo, seguendo le conseguenze della sua irrazionalità con tutta la razionalità logica e l’osservazione esatta di cui è capace».

Cecità è la storia terribile dell’improvvisa e senza cause note perdita della vista che colpisce gli esseri umani. Lo scarto dal reale è davvero minimo e sta tutto nelle dimensioni del fenomeno, essendo la malattia quanto di più umano e naturale possiamo concepire, eppure la lieve forzatura dell’innesco genera uno scenario distopico che induce riflessione (e introspezione) spietata sulla natura umana e sulla fragilità dell’ordine sociale e dell’organizzazione politica.

Un dispositivo assai simile è sotteso alla narrazione di Saggio sulla lucidità, una storia in cui la malattia epidemica è di altra natura: in occasione delle elezioni l’intera popolazione vota scheda bianca. Da qui, il romanzo si addentra nell’esplorazione delle modalità con cui il potere politico reagisce all’inatteso, arrivando a bollare come uso abusivo dei diritti civili la scelta punitiva dell’elettorato e isolando la città in un assedio autoimmune.

Sono due libri in relazione intertestuale, ambientati nella stessa nazione non specificata e con alcuni personaggi comuni. Tale relazione è espressa a livello semantico con il rimando all’opposizione oscurità/luce, il secondo quasi una risposta al primo. O, meglio, lo studio di una possibile risposta. In entrambi mancano le normali circoscrizioni di luogo e di tempo che, altrove, favoriscono il distanziamento confortevole del lettore che può pensarli riguardanti altri e altro da sé. Anche i personaggi sono privi di nome proprio. Potrebbero essere ognuno di noi. Ed è così che l’autore propone una rinegoziazione del patto con il lettore, richiamandolo a una maggiore consapevolezza, chiedendogli di rinunciare alla vouluntary suspension of disbelief che, secondo Coleridge, caratterizza la disposizione d’animo dei lettori di opere di finzione.

Rileggere Saramago è un allenamento a pensare.

Il bando è scaricabile al seguente link: https://www.unisob.na.it/universita/facolta/lettere/news/avviso.asp?vr=1&id=22667

Contributo a cura di Iaia de Marco

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