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I “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci: una lettura (pt.3)

Redazione di Redazione
7 Febbraio 2022
in Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
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I migliori e l’impossibilità di fare gli americani: sorprendente attualità dal Primo Quaderno

L’americanismo presuppone che non esistano classi sociali dominanti parassitarie. Il dinamismo dell’economia nordamericana passa attraverso l’endemica incapacità di quel sistema di sedimentare un ceto agiato improduttivo. Un’economia che è vergine, perché senza la zavorra culturale del feudalesimo. Pensate solo ai nostri agglomerati urbani senza industria: sono concepibili in USA? Il mistero Napoli, ad esempio, si spiega con la sua classe dirigente fannullona e non con la presunta arretratezza del suo popolo.

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Goethe aveva ragione nel rigettare la leggenda del lazzarismo organico dei napoletani e nel notare che essi invece sono molto attivi e industriosi. Il problema è quello di non riuscire a incanalare questa meravigliosa energia. Le tesi secondo le quali un maggiore dinamismo sociale scaturisce da un’economia totalmente dominata dalla domanda/offerta, oltre a essere a lui ostile ideologicamente, non tiene conto della micragnosa e parassitaria vocazione della nostra alta borghesia. Il dinamismo americano si basa su un “privilegio” da conquistare ogni giorno, da legittimare generazione dopo generazione e, può piacere o meno, apre potenzialità a una vasta platea di persone. Un’economia “selvaggia”, ma mobile.

Viceversa la nostra economia, in gran parte, si condensa in rendite economiche o di posizione, con la conseguente corte di servi e di lacchè. Napoli, Palermo, una serie di città e non solo del Mezzogiorno (Toscana, Umbria, Lazio) sono in mano a produttori di risparmio, antitesi di ogni possibile dinamismo sociale. Fautori, al contrario, di un immobilismo in cui i propri risparmi, le proprie rendite traggono il maggior beneficio possibile dall’immobilismo e dai legami con il potere. Consorterie, non dinastie industriali. Così l’idea di difendere elementi di liberalità economica nelle nostre realtà non può far altro che alimentare le diseguaglianze e mantenere, parte della popolazione, in uno stato simile alla servitù della gleba. Una classe dirigente di usurai che trarrà benefici dal perdurare di tipologie di lavoro schiavista.

I fallimenti economici negli USA sono scontati e fanno parte della propria carriera imprenditoriale. Qui un fallito è un uomo morto e non può acquistare nemmeno un’enciclopedia a rate. Per i licenziamenti selvaggi, chi perde il lavoro non solo spesso rimane senza lavoro, ma diventa colpevole nel suo ambito socio-familiare di averlo perduto.  Un triplo danno che altrove non c’è.

Per le identità, ossia i nostri chi siamo, ogni mobilità sociale è impossibile. Se un ricco perde il lavoro, viene scartato anche per le consegne di verdura a domicilio: negli USA non è insolito che un professore universitario disoccupato si trovi a sbucciare patate in un fast food. Da noi le carriere universitarie, notarili e così via sono, perlopiù, di carattere ereditario. Per un povero, invece, entrare ad esempio in un salotto letterario può costare anche mezzo secolo di anticamera. Resta indelebile la frase di Enzo Gragnaniello che lui, per fare i cinquanta metri che lo separano dai Quartieri Spagnoli dove è cresciuto al Teatro San Carlo, ha impiegato quasi tutta la vita.

Secondo Gramsci la composizione della popolazione italiana è malsana a causa dell’emigrazione, della scarsa occupazione femminile e di una condizione di povertà malarica, costruita e perdurata dai poteri oscuri. Una vischiosità che trascina intere fette della popolazione a standard esistenziali di marginalità cronica. In Nord America, alla distruzione sistematica delle rivendicazioni sindacali segue un fisiologico fenomeno di persuasione attraverso azioni concrete, salariali e altro. La persuasione, dalle nostre parti, è in mano alla massoneria: concentrato di forze vampiresche, che però creano consenso ed egemonia. Ma nella vergine America il problema della “egemonia” non si pone come centrale essendo territorio di naturale violenza e sopraffazione. E il ceto operaio, proprio perché grezzo, è immune da fenomeni di fascinazione massonica: non ha coscienza di classe, vero, però bada al sodo (salari e servizi).

In Europa, in special modo nei suoi sud geografici e dell’esistenza, diventa urgente frapporsi tra le fanfare dell’americanismo alla matriciana e i reali bisogni della popolazione.

Contributo a cura di Luca Musella

I “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci: una lettura (pt.1)

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