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Attualità

Diritto all’aborto: perché tutto questo accanimento?

Che esagerata la sinistra che per tutta la campagna elettorale non ha fatto altro che parlare del pericolo che il diritto all’aborto avrebbe corso se avesse vinto la destra. Che esagerata la stampa internazionale che definisce Giorgia Meloni e i suoi colleghi dei fascisti senza scrupoli che vogliono abolire i diritti. Che esagerate pure le mie amiche che ammettono di aver paura di avere rapporti sessuali adesso, perché non si sentono tutelate nella loro libertà di scelta. Ecco, tutti esagerati, tutti terrorizzati senza alcun motivo valido. Il diritto all’aborto è perfettamente salvo. Meloni lo dice da settimane, state sereni, possiamo fidarci.

Ma, mentre tirate respiri di sollievo e vi tranquillizzate, un bagaglio per l’espatrio preparatelo e tenetelo comunque pronto, che qui non si sa mai. Perché nel giorno stesso in cui il Parlamento si è insediato, a poche ore dall’inizio dei lavori, sono state presentate non una ma ben tre – tre! – proposte di legge che hanno l’evidente e indiscutibile proposito di limitare, ostacolare, ma che dico, abolire il diritto all’aborto, con buona pace della Legge 194 che, da sola, non è riuscita a tutelarlo del tutto.

La più raccapricciante delle proposte è quella del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, perché sono chiaramente gli uomini a dover amministrare sui corpi delle donne. Il suo disegno di legge intenderebbe modificare l’articolo 1 del Codice Civile, ottenendo il riconoscimento giuridico del feto. Il testo non è ancora stato pubblicato, ma siamo pronti a scommettere che suonerà molto simile a quelli già presentati altre quattro volte, che questionano l’acquisizione dei diritti giuridici al momento della nascita e che intendono farli risalire sin dal momento del concepimento.

Perché una proposta di legge che non è passata per ben quattro volte dovrebbe spaventarci proprio adesso non c’è neanche bisogno di spiegarlo, visto che questo governo neanche si è formato e già sta dimostrando di avere molto più interesse di qualunque altro governo di destra precedente a limitare i diritti e le libertà dei gruppi marginalizzati. Come, invece, una legge del genere limiterebbe il diritto all’aborto è presto detto. Se il feto diventa detentore dei diritti giuridici, se è considerato una persona sin dal momento del concepimento, abortire significa omicidio. Qualcosa che non può chiaramente essere legale. Un concetto privo di fondamento di cui le associazioni pro vita tentano di convincerci da decenni.

A spiegare ulteriormente il concetto – qualora a qualcuno non fosse chiaro che il diritto alla vita di un potenziale agglomerato di cellule privo di coscienza, battito o respiro è più importante del diritto alla libertà e all’autodeterminazione di un essere umano in carne e ossa, vivo, cosciente ma, malauguratamente, portatore di vagina – si aggiunge il secondo disegno di legge presentato da Gasparri. L’avanguardista senatore, che ha visto oltre i limiti della nostra evidentemente arretrata Costituzione, ha riciclato l’idea dell’istituzione della Giornata della vita nascente, partorita anni fa da alcune associazioni cattoliche pro vita, puntando a rendere la narrazione intorno alla vita del feto sempre più potente e convincente, per sottolineare l’assoluta barbarie della sua uccisione.

Il terzo disegno di legge dell’orrore è invece di Massimiliano Romeo, senatore leghista che, nelle sue Disposizioni per la tutela della famiglia e della vita nascente, vuole riconoscere il concepito come componente del nucleo familiare e assicurare la tutela della vita umana fin dal suo concepimento. Insomma, questi feti, che hanno più diritti delle donne che dovrebbero offrire loro il proprio corpo per partorirli, sono i nuovi indiscussi detentori del privilegio nell’Italia del 2022. Gli uomini bianchi etero e cisgender vengono dunque spodestati dal loro non più intoccabile ruolo di categorie più privilegiata e i concepiti diventano la nuova categoria più invidiata del Paese. Peccato che quel privilegio lo perdano nel momento stesso in cui lasciano il confortevole utero materno, se sono così sfortunati da nascere poveri, femmine, o con un colore di pelle non consono a tali benefici.

Se simili proposte dovessero malauguratamente diventare legge, non solo l’aborto non sarebbe più garantito e le donne dovrebbero tornare a praticarlo in modo clandestino, rischiando la vita, o all’estero, impiegando risorse economiche che non tutte hanno, ma la situazione rischierebbe di precipitare molto velocemente. Messa un attimo da parte la gravissima negazione del diritto di decidere del proprio corpo in modo autonomo e libero, cosa ci garantisce che a un certo punto tutte le donne che subiscono un aborto spontaneo non verranno in qualche modo indagate di averlo causato intenzionalmente? Cosa ci garantisce che una donna al terzo mese di gravidanza che va a correre, cade e subisce un aborto, non venga accusata di omicidio colposo?

Sembra follia pura, ma a me l’andazzo pare proprio questo. E già che ci siamo, allora, visto che la vita diventa importante sin dal momento del concepimento, quanto ci vorrà perché non inizi a essere tutelata anche prima del concepimento e che ogni eiaculazione non destinata alla procreazione diventi agli occhi della legge un deliberato ed efferato delitto? Ah, no, scusate, quello riguarda i corpi degli uomini e la loro libertà e autodeterminazione: allora non si corre alcun pericolo di questo tipo. Però, sulla contraccezione chissà, magari quella sì che sarà messa al bando.

Ma mentre stiamo qui, stanchi e confusi, a chiederci come sia possibile che anche una sola delle cose appena descritte appaia sensata a qualcuno, mentre ci arrovelliamo su quanto velocemente sia precipitata la situazione dal 26 settembre a oggi, prendiamoci un minuto per spiegare perché assistiamo a tutto questo accanimento sull’aborto. Perché è tanto preso di mira, perché è tanto perseguitato e perché invece sta tanto a cuore a chi i diritti delle donne prova a difenderli. Perché è così cruciale.

Nella smania di controllo che il sistema patriarcale ha per millenni provato ad applicare alle donne, il potere riproduttivo – perché di potere si parla – è l’unico che gli uomini non possono controllare. Le donne detengono un potere che a loro è precluso, perché non c’è modo che un uomo garantisca la sopravvivenza della specie o della stirpe senza una donna. Questa incapacità di assumere il controllo delle nascite ha inasprito sin dall’alba dei tempi l’accanimento sul controllo del corpo femminile, rendendolo di fatto schiavo della maternità, impedendone la scelta. E questa pratica obsoleta che ha chiaramente a che fare con un grosso problema di virilità – perché la virilità e il potere sono intrecciati a un tossico sistema di violenza che è destinato a fallire – continua a presentarsi ancora oggi, che pensiamo di aver sdoganato quella mascolinità tossica vecchia di millenni. Perché se alle donne non si può sottrarre la maternità, gliela si può imporre, affinché comunque in qualche modo soffrano, in qualche modo dipendano dagli altri, affinché non siano padrone dell’unico potere che nessuno può sottrarre loro: i loro corpi.

Allora, a quella destra che parla di famiglia, non importa davvero chi è a comporla, ma solo che sia sostenuta da una chiara gerarchia di potere che subordina la donna all’uomo. A quella destra che vuole tutelare la vita del concepito, dei feti non frega proprio nulla, ma solo di riacquistare un po’ di potere. A quella destra che dice di sostenere la natalità, dei guai del calo delle nascite non importa granché, ma solo di relegare le donne a quel ruolo di madre deumanizzante e privo di scelta, che è l’unico che riescono a concepire. E se ci riescono – e non mi sorprenderebbe – non ci saranno più diritti per le donne. Spariranno tutti, uno a uno, perché non ci sarà più un corpo libero di lottare.

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