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De Magistris si è salvato, Napoli invece si è soltanto difesa

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
14 Dicembre 2020
in Il Fatto
Tempo di lettura: 4 minuti
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Una notte interminabile quella dello scorso 10 dicembre a Napoli, una notte di inciuci e alleanze improbabili, una notte in cui la città si è salvata dal commissariamento a cui sembrava ormai condannata, colpita alle spalle da chi continuamente si arrampica su inconsistenti invettive millantando di curarne gli interessi e, invece, cerca un’altra occasione di vederla in rovina per poi rovistare tra le macerie.

L’approvazione del bilancio all’ordine del giorno, l’assunzione degli LSU, la regolarizzazione dei precari, i concorsi per le maestre d’asilo e i funzionari nelle scuole, i provvedimenti messi a rischio dall’ennesimo boicottaggio dei fuoriusciti. Personaggi scampati all’anonimato ed eletti grazie alla straripante energia gravitazionale di Luigi de Magistris e che al Sindaco voltano oggi le spalle per l’ego seducente dell’uomo forte, Vincenzo De Luca. Un’intesa raccapricciante che coinvolge PD, M5S e le forze di centrodestra: il peggio che la politica sa mettere in scena si mostra a Palazzo San Giacomo.

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Tattiche, tradimenti e spionaggio, strette di mano nelle stanze buie del potere, opportunità: quella che sembra la regia di una nuova serie thriller televisiva è, invece, la realtà che si svela nella città del Vesuvio da ormai cinque anni. Dal primo sgambetto teso all’amministrazione arancione in occasione dell’approvazione del progetto Bagnoli, passando poi per la conta dei numeri resasi necessaria ogni volta che l’argomento bilancio portava la giunta a raggrupparsi tra i banchi, fino agli audio divulgati dal quotidiano la Repubblica che obbligarono il Primo Cittadino al rimpasto, il cammino di de Magistris è stato un passaggio tortuoso in un campo minato dai suoi stessi alleati.

Così, con un solo voto di scarto, la minoranza democratica del gruppo di Forza Italia ha impedito l’approdo a Palazzo San Giacomo di un commissario prefettizio, schierandosi non tanto dalla parte del Sindaco quanto della città. Un (non) voto di responsabilità, quello dei forzisti, che ha reso vani decine di mozioni ed emendamenti presentati al solo fine ritardare il voto (l’opposizione ha proposto alle 23:00 finanche una discussione sulle panchine e sullo stato metropolitano dell’elettrosmog. Mancavano solo le tartarughe della Floridiana e la caccia ai due Leocorni! – PaP), per una seduta terminata alle quattro del mattino.

De Magistris regge, dunque, l’ennesimo urto, allarga le spalle e difende, con sé, tutta Napoli da un’opera di pareggio dei conti che non avrebbe guardato agli interessi di chi la città la vive ogni giorno, ma soltanto dei numeri imposti dai libri contabili, un’azione – quella del commissarriamento – che non avrebbe tenuto conto dei provvedimenti di cui Napoli necessita e delle opere ancora da portare a termine, come i servizi da ripristinare, partendo dall’annosa questione ANM.

L’approvazione del bilancio permetterà al Sindaco de Magistris di condurre la città fuori dall’emergenza sanitaria e sociale legata alla pandemia COVID, con la succeditrice già designata, Alessandra Clemente, a difendere la propria corsa a Palazzo San Giacomo dall’attacco del Partito Democratico. Un momento drammatico, quello che Napoli e l’Italia intera stanno vivendo a causa del coronavirus, che meriterebbe una straordinaria coesione di tutte le forze politiche e che, invece, con i fondi europei per la ripartenza in arrivo sulle scrivanie degli amministratori locali, ha scatenato la corsa più cieca all’accaparramento della gestione di quel denaro.

Ed è questo l’aspetto che più sconcerta dell’intera vicenda: al netto di tutte le colpe imputabili all’ex magistrato, di tutti gli errori commessi dall’amministrazione arancione (in particolare per il secondo mandato), è difficile stilare una sincera critica rispetto alle azioni messe in campo in questi anni. E il motivo risiede proprio nei reiterati tentativi di sabotaggio, via via sempre più violenti con l’avvicinarsi della linea del traguardo, attacchi sconsiderati pure se in gioco vi era il destino della città, come nel caso del consiglio della notte del 10 dicembre.

Chi, da anni, prova a ostacolare il lavoro di Luigi de Magistris – i partiti, le associazioni, le persone della comunità civile, tutti quelli, insomma, che approcciano alla politica cittadina per spirito di responsabilità – dovrebbe saper dimostrare di essere mosso soltanto dalla volontà di migliorare le criticità che, a suo giudizio, non sarebbero affrontate in maniera adeguata dagli amministratori attuali. Invece, è sempre la stessa storia: Napoli che fa del male a se stessa e il destino di Napoli di cui non frega a nessuno. Giochi di palazzo, poltrone, interessi, talvolta le incursioni della malavita: è questo che arma, spesso, la mano di chi fa opposizione, di chi critica solo per distruggere, di chi dalla reputazione pizza, mandolino e monnezza dimostra di aver tutto da guadagnare.

La giunta de Magistris si è salvata, Napoli, invece, si è soltanto difesa. Fino al prossimo attacco, fino alla prossima occasione di mettere le mani sulla città, quando toccherà all’intera popolazione partenopea ricordarsi di questi anni, di questi giorni, di questa cronaca che non cambia mai, e non permettere che chi oggi le ha voltato le spalle possa indirizzare il destino domani.

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