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Da Napoli (e non solo) una lezione di umanità a Salvini e agli italiani

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
7 Gennaio 2019
in Il Fatto
Tempo di lettura: 3 minuti
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Buonisti un cazzo! Difficile trovare titolo migliore della frase apparsa, lo scorso anno, sullo striscione di una manifestante durante un corteo opposto alle politiche razziste del governo del cambiamento. Difficile esprimere diversamente la noiosa sensazione che il limite alla sopportazione passiva si sia raggiunto e persino superato. Basta guerra ai poveri, basta bugie per coprire le malefatte di una classe politica senza vergogna, basta disumanità.

Hanno sposato il suddetto slogan i Sindaci di circa quaranta città italiane, amministratori locali che hanno detto NO al Decreto Sicurezza del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, un provvedimento, quello voluto dal leader della Lega e votato alle Camere dai parlamentari del MoVimento 5 Stelle – perché, è bene ricordarlo, le leggi le approvano assieme – che scarica le colpe del fallimento dello Stato su ultimi e migranti, che acceca con l’odio razziale cittadini incapaci di ribellarsi ai veri fautori del disastro economico e sociale di cui generazioni presenti e future pagano e pagheranno pesanti conseguenze. Hanno detto NO ai porti chiusi, NO allo svilimento dei centri d’accoglienza, NO alle norme per il decoro urbano che – come ben dimostrato dal Vicesindaco di Trieste – gettano nell’immondizia i residui di dignità di vite umane sfortunate.

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«Siamo di fronte a un problema non solo ideologico ma giuridico. Non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, spacciando per sicurezza un intervento che puzza molto di razziale». A guidare la rivolta è stato il Primo Cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, che nel sospendere il provvedimento ha espresso i suoi dubbi circa la costituzionalità della legge. A fargli eco – e spesso in prima linea nell’opposizione a Salvini – Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli che più volte ha dichiarato quella partenopea come città aperta, multiculturale, amica degli artisti di strada, dei giovani e delle associazioni, facendo riferimento al suo come a un atto di obbedienza costituzionale.

E mentre all’interno della stessa maggioranza, il Vicepremier dalla camicia verde seda la timida tosse del collega Luigi Di Maio, evidenziando quanto la Lega ragioni e operi come forza principale del Parlamento, nelle acque del Mediterraneo si gioca la prima partita della campagna elettorale per le europee del 2019, ovviamente sulla pelle di una manciata di disperati. Poco importa che a bordo della Sea Watch – nave ONG che lo scorso 22 dicembre ha salvato dal mare quarantanove persone e da allora le ospita tra i propri ponti – donne, bambini, uomini, famiglie, vivano in balia di un disgustoso confronto tra le forze populiste e le opposizioni democratiche, l’importante è rinvigorire il consenso. Le prime, manco a dirlo, con Matteo Salvini in testa, non guardano in faccia a nessuno, forti dell’acclamazione di un popolo di cui ormai c’è poco da andare fieri, quello italiano, e tirano dritto con il loro slogan #PortiChiusi. Le seconde, a cui fa onore la reazione dei Sindaci di Palermo, Napoli, Firenze, Reggio Calabria, Parma e così via – unico fiato d’opposizione –, non si arrendono alla barbarie imposta dalla corsa alle poltrone di Bruxelles e chiedono lo sbarco immediato dei passeggeri.

Luigi de Magistris, inoltre, alle parole ha fatto seguire i fatti, recapitando al comandante della nave l’invito ad approdare presso il porto della città di Napoli: «Se la protervia del Ministro dovesse spingersi fino a impedirle di entrare, sappia che abbiamo già disponibili 20 imbarcazioni che, in sicurezza, raggiungeranno la Sea Watch 3 per portare a terra le persone che lei sta ospitando». Ha fatto appello, quindi, ancora una volta, alla sua gente – dimostrando quanto l’affiatamento tra l’amministrazione arancione e il popolo del Vesuvio abbia stretto un legame di forte riconoscimento uno negli altri e viceversa – invitando i napoletani a dimostrare concretamente l’amore e la solidarietà di cui è capace la prima città che avviò la cacciata dei nazisti.

E Napoli ha risposto. All’iniziativa promossa dal Comune tramite il proprio sito ufficiale – richiesta di alloggi, beni alimentari, medicine, vestiti – in pochissime ore oltre 7mila persone hanno voluto far sentire la propria vicinanza alle popolazioni migranti, agli ultimi, a chi necessita di tutto il calore umano di cui ancora qualcuno è capace. Una e-mail ogni 25 secondi, questo il risultato destinato ad aumentare nel numero: aiuti medici o sanitari 548; alloggio 197; traduzione, formazione, scuola 1043; aiuto con natanti 216; alimenti 2mila; vestiario 2046; mezzi di trasporto 180; aiuto economico 935; altro 405.

Un mare, questo sì, di speranza, di solidarietà, un riscontro di gente perbene contro il silenzio delle coscienze, il buio della ragione nel quale l’Italia sembra irrimediabilmente sprofondata. Hanno marciato, in migliaia, a Napoli, a Palermo, giovani, adulti, anziani… un’onda di gente che lancia un segnale, offre una lezione a chi non sa imparare. Buonisti un cazzo! È riapparso anche quel vecchio cartello.

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