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Cosa sono le DAT, come si fanno e dove si depositano

Mina Welby di Mina Welby
5 Febbraio 2019
in L'opinione
Tempo di lettura: 2 minuti
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L’acronimo DAT sta per disposizioni o direttive anticipate di trattamento. L’ultima volta, su queste pagine, abbiamo trattato il consenso e dissenso informato, che è l’espressione di volontà di accettare determinati trattamenti sanitari o rifiutarli, quando siamo capaci di intendere e di volere. Ma, anzitutto, cosa non sono le DAT?

Non sono la volontà scritta per ottenere l’eutanasia. Un equivoco che si sta diffondendo in particolare presso persone che non approfondiscono la conoscenza dei termini per pigrizia o per scaramanzia, o per poco interesse. Nell’articolo 4, comma 1, la legge 219/17 dice: Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Indica altresì una persona di sua fiducia, di seguito denominata «fiduciario», che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. 

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Quindi, le DAT sono un documento in cui una persona, capace di intendere e di volere, esprime la sua volontà circa i trattamenti ai quali desidera o non desidera essere sottoposto nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse in grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso informato. Questa è la definizione elaborata dal Comitato Nazionale di Bioetica.

Consiglio di redigerle con l’aiuto del medico che ci conosce, compilando un modulo, o scriverle con parole proprie, se scritte a mano, ben leggibili. Non dimenticare data e firma. Conviene, inoltre, fare la deposizione insieme al fiduciario, ma per il deposito sono in difficoltà a dare indicazioni precise. Ogni Comune, infatti, ne ha una propria gestione. Tutte le disposizioni, comunque, dovrebbero confluire in una banca dati nazionale, in modo che i dati dei singoli testatori siano raggiungibili in ogni parte del Paese. Siamo in attesa che il Ministero della Salute tolga le ultime riserve.

Intanto, fate le vostre DAT, depositatele al Comune di residenza. Fatevi delle fotocopie insieme alla scheda di ricevuta che il Municipio vi dà e portatene una nel portafogli per averla a disposizione quando serve. Questo per l’urgenza dell’oggi.

Ciao e alla prossima!

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