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Il Fatto

Coronavirus: fatti i meme, è tempo di agire

Giorni fa, il mio amico Renato che, al mattino, anticipa di molto la rassegna stampa, alquanto esterrefatto e non poco disgustato, mi ha inviato l’editoriale – varrebbe la pena chiamarlo con il vecchio termine giornalistico fondo, definizione più che appropriata per l’occasione – dell’ormai privo di freni inibitori Vittorio Feltri. Colto dalla disperazione nel non vederlo da tempo al centro della scena, con una lettera aperta a lui indirizzata, Feltri ha invitato Matteo Salvini a essere nuovamente protagonista della politica con quei metodi vincenti che lo hanno portato rapidamente a guadagnare consenso: […] cavalca la paura della gente come sai fare tu. Il povero ex Ministro dell’Interno sembra infatti decisamente meno brillante. In Senato continua a essere assente come sempre, nonostante abbia sollecitato il Parlamento a lavorare e restare aperto in questo periodo di grande difficoltà, unitamente all’altra perenne assenteista Giorgia Meloni, che ha fatto una breve apparizione a Montecitorio in occasione delle comunicazioni del Premier Conte.

Sfortunatamente per l’ex Vicepresidente del Consiglio tuttofare, non ci sono più navi delle ONG di cui chiedere il respingimento o gommoni di poveri straccioni da rispedire nei campi di tortura libici. Molte di loro sono impegnate, tra l’altro, ad aiutare quella sanità lombarda degli scandali e dei favori ai privati, così meglio andare a spasso con la morosa con tanto di scorta nonostante i divieti. Il rigore vale sempre e soltanto per gli altri. Il povero Feltri dovrà farsene una ragione: passata la bufera, almeno quella sanitaria, il suo sempre apprezzato politico instancabile tornerà, seppur ridimensionato nei sondaggi, a cavalcare la paura della gente, proprio come sa fare lui, magari adeguandosi all’obiettivo del momento, mettendo da parte i migranti e prediligendo qualcosa che susciti maggiore preoccupazione.

A tenere in vita la sua visibilità, però, ha provveduto la conduttrice della TV trash Barbara D’Urso che ha officiato con Salvini una vergognosa e ipocrita liturgia nel programma che mi dicono chiamarsi Live non è la D’Urso, in futuro sostituito con Live ipocrisia secondo Matteo. Meno male che più a Sud a far circolare un po’ di buon umore, necessario per affrontare le lunghe giornate in casa, pensano i creatori di video e vignette sul drammatico momento, un modo per stemperare la tensione, un esercizio diventato il passatempo preferito da condividere attraverso WhatsApp con amici e parenti. Il primato pare spetti di diritto ai meme aventi per oggetto il Presidente della Regione Vincenzo De Luca, i cui video pubblicati sui social sono arrivati persino in America, dalla modella Naomi Campbell. Immagini sicuramente divertenti se non nascondessero tragiche verità su una sanità campana assolutamente inadeguata e impreparata in caso di una diffusione del COVID-19, come in quei territori del Nord che contano centinaia di decessi.

Bene esigere con forza e rigore il rispetto dei provvedimenti del governo e quelli regionali, bene minacciare di inviare i carabinieri con i lanciafiamme alle eventuali feste di laurea, anche se i toni sono quelli che Crozza interpreta meglio dell’originale. Bene rivolgersi al Premier con tono preoccupato e allarmistico. Ma un video da girare in quello specchio della verità, mai? Il rigore pare preteso soltanto dai cittadini che, ingenuamente, vedono molti abboccare a quel canto delle sirene del decisionismo, dell’uomo forte, del pugno sul tavolo e del parlare minaccioso. I fatti, però, testimoniano altro; la sanità regionale non è in grado di sopportare neanche un decimo della catastrofe lombarda, non per il livello e la qualità di medici e infermieri con le tante e più che riconosciute eccellenze, ma per carenze strutturali. E ciascuno è bene che riconosca le proprie responsabilità, da Caldoro a De Luca. Non è il momento delle polemiche mi dirà più di uno, ma neanche quello delle furbizie e del silenzio.

È il momento, invece, di pensare e agire in tempi rapidi per tutti quei lavoratori invisibili allo Stato, pagati male e in nero, metà in nero e formalmente per intero, pagati a volte sì e altre no, arretrati di  settimane e anche mesi. Piccoli commercianti con negozietti tenuti in vita dai fiumi di turisti che per molto tempo non vedremo più con il rischio che quelle serrande resteranno inevitabilmente abbassate a lungo, forse per sempre, come anche ambulanti e artisti di strada che chissà per quanto non vedranno una sola moneta nelle custodie dei loro strumenti. Invisibili allo Stato, fuori dalle regole, ma persone con famiglie da mantenere.

Bene i provvedimenti del governo ma non bastano da soli, né le seppur lodevoli iniziative di associazioni, organizzazioni, qualche Municipalità con raccolte e distribuzione di cibo, ampliamento delle già troppo ingolfate mense della Caritas, Sant’Egidio e le tante altre sui territori. Occorre un’estensione del reddito di cittadinanza, seppur temporaneo, o un reddito di quarantena come suggerito dal Sindaco di Napoli, una card utilizzabile soltanto per la spesa alimentare per chi ne ha più bisogno. Occorre dare la possibilità di mettere un piatto a tavola alle famiglie, alle persone sole senza reddito, un importo anche pari al bonus previsto per le babysitter.

Il neosenatore e collega Sandro Ruotolo, con il contributo di altri parlamentari, ha presentato un’interrogazione con carattere di urgenza ai Ministri del Lavoro e dell’Economia per chiedere interventi rapidi a favore di quegli strati di popolazione particolarmente fragili ovvero i lavoratori della cosiddetta economia “non osservata” cioè sommersa, in nero. Al Sud, e non solo, per la tragedia del coronavirus rischiamo il collasso sociale. Penso agli effetti che si avrebbero sulle fasce più vulnerabili della popolazione, che non hanno avuto accesso al Reddito di Cittadinanza e neppure beneficiano delle tutele contenute nel decreto Cura Italia. Occorre disinnescare la guerra tra i penultimi e gli ultimi, nessuno dev’essere dimenticato. Penso ai lavoratori irregolari, a cottimo, i precari, gli invisibili, i senza nome, privi di diritti, di tutele e che non hanno rappresentanza alcuna.

Al momento a Napoli e nella sua provincia, la sopravvivenza è garantita da una straordinaria gara di solidarietà, non solo da parte di istituzioni locali, ma anche di commercianti e famiglie, seppur non agiate, ma sensibili e attente  a chi sta peggio. Tuttavia, è necessario fare presto e disinnescare quella bomba sociale che farebbe maggiori danni del coronavirus: non c’è tempo da perdere e questo dovrebbe essere tra i punti in cima a quell’elenco inviato dal Presidente De Luca al governo, perché importante è salvarsi dal male, ma altrettanto lo è creare i presupposti per poter esistere e resistere. Non c’è tempo per alcuna sceneggiata, occorrono fatti e provvedimenti concreti per salvare vite umane. Ora!

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