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“Come onde del mare”: il racconto collettivo dell’accoglienza (dis)umanitaria

In quanto esseri umani abbiamo il dovere di raccontare cosa continua ad accadere nel Mediterraneo centrale, poiché, a rifletterci bene, la pulsione etica che ha animato in questi due anni i medici dei nostri ospedali, assediati dal Coronavirus, è la medesima pulsione dei soccorritori che si trovano in mare. E la sola ipotesi, che spesso viene paventata, di una specie di classifica dei morti dovrebbe far rabbrividire: in queste poche righe, l’assunto principale da cui prende avvio Come le onde del mare, il diario di bordo di un’esperienza umanitaria, di Valentina Brinis, pubblicato da Castelvecchi editore.

A leggerle così queste parole sembrano quasi scontate, eppure la realtà dell’accoglienza in Italia è ben altra e l’autrice, project manager per l’ONG Open Arms, ne riavvolge le fila e ce la mostra in tutta la sua brutalità. Il racconto della missione umanitaria vissuta si intreccia con le vicende personali di Valentina Brinis, che riesce ad affrontare temi fondamentali come l’abbandono, la solitudine, la maternità e a ricostruire le ragioni che l’hanno portata a intraprendere il suo lavoro. Fondamentale la consapevolezza raggiunta di non voler fare semplice volontariato – per quanto in alcune occasioni sia tutt’altro che semplice – ma di volerne fare un progetto di vita, una vera ragione per andare avanti.

come-onde-del-mareL’autrice racconta con lucidità la quotidianità della vita a bordo, ma anche le relazioni umane intessute e le storie di vita incrociate durante il suo percorso: tentare di aiutare chi è arrivato in Italia alla ricerca di una nuova occasione, sfatare gli stereotipi legati agli immigrati, affrontare la delusione negli occhi di chi vede rispondersi continuamente di no da quelle stesse istituzioni che dovrebbero tutelarlo. È proprio la sfiducia nelle istituzioni uno degli aspetti principali che emerge nel libro. Una sfiducia del tutto legittima se si considerano le condizioni a cui le persone straniere – in particolare quelle giunte illegalmente nel nostro territorio – sono costrette, in assenza di relazioni amicali e familiari, di opportunità lavorative e spesso obbligate a una privazione dei più basilari diritti, a partire da quello alla salute.

Ma l’autrice affronta anche quello che è il modo di vivere la presenza di immigrati da parte degli italiani: sappiamo quanto la rimozione sia un tratto del carattere nazionale degli italiani. Un popolo, il nostro che non è stato capace di fare della vicenda di emigrazione di quaranta milioni di italiani un fattore dell’identità collettiva e dell’immaginario condiviso. Un popolo che, di conseguenza, ha difficoltà a riconoscere nei volti e nelle sofferenze di chi sbarca sulle nostre coste i volti e le sofferenze dei nostri nonni.

Lo stesso sentimento è chiaro quando Brinis ripercorre un episodio della sua infanzia, quando suo padre si tuffò in mare per salvare un uomo in difficoltà e fu quindi salutato come un eroe. E allora perché lo stesso trattamento non è riservato a chi soccorre chi è su un barcone di fortuna in mare? A chi ha messo in pericolo la propria famiglia e la propria vita pur di avere una minima opportunità di vivere una vita migliore? Ciò che dovrebbe semplicemente rispondere alle più basilari leggi del mare e dell’umanità è diventato motivo di vergogna, baluardo di beceri politici che sulle vite di quegli infelici hanno costruito le proprie campagne elettorali a scapito dei più deboli, nutrendo una miserabile guerra tra poveri.

Centinaia di volti, centinaia di storie, centinaia di occhi stanchi e disperati che non vorrebbero altro che vedere realizzarsi i propri sogni. Centinaia di esistenze, eppure un unico comun denominatore: speranze infrante da un disumano sistema di accoglienza che rende impossibile anche la vita di rifugiati e di chi fugge da persecuzioni.

L’autrice riesce a fornire, in maniera semplice, un quadro giuridico di base anche per chi è a digiuno dell’argomento e vuole affacciarvisi, ma poi supera i confini di un semplice libro e si occupa di esistenze, in maniera profonda. Come onde del mare è un racconto intimo, e contemporaneamente collettivo, di una realtà che non si può più ignorare. Un racconto di braccia e mani supplicanti, di onde che divorano e talvolta salvano, di uomini persi e vite spezzate. Un racconto a cui nessuno che possa definirsi uomo può dirsi indifferente.

“Come onde del mare”: il racconto collettivo dell’accoglienza (dis)umanitaria
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