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“Carcere”: il nuovo libro di Samuele Ciambriello mette al centro la rieducazione

Giusy Santella di Giusy Santella
17 Agosto 2020
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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«Carcere è l’anagramma di cercare. Cercare per ricostruire, per ritrovarsi, per seguire una strada che è tracciata anche dalla Costituzione: assumersi le responsabilità, per trovare se stessi, rispettando i diritti delle persone»: è questa la frase con cui il Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello presenta il suo nuovo libro, Carcere – idee, proposte e riflessioni, edito da Rogiosi editore.

Con questo testo, l’autore ha certamente l’obiettivo di far conoscere il mondo del carcere, troppo spesso ignorato e mistificato, partendo dai suoi trascorsi personali e allargando poi la prospettiva a uno sguardo d’insieme capace di compiere un’analisi complessiva della pena carceraria, chiedendosi se questa sia veramente l’unica strada possibile per raggiungere quel fine rieducativo descritto dall’articolo 27 della nostra Costituzione. I primi capitoli si aprono con il racconto delle proprie esperienze di volontariato, individuate come concause di quella che Ciambriello descrive come una vera e propria vocazione: la decisione di dedicarsi alla strenua difesa dei diritti di coloro che sono privati della libertà fino ad arrivare ad assumere il ruolo che ricopre oramai dal 2017.

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carcereFondamentali nella comprensione dell’intero volume risultano le testimonianze di alcuni detenuti, che nelle loro lettere e confessioni sono in grado di porre la necessaria attenzione su molte delle più importanti criticità del sistema penitenziario: la negazione dell’affettività, la difficoltà dei colloqui e delle telefonate, la solitudine, il desiderio di una mano amica, la necessità di trasportare nel sogno tutto quello che ti manca.

Come liberarsi dall’urgenza del carcere? Un invito alla riflessione, dunque, rivolto a una società che, alimentata dall’odio e dalla paura, invoca punizioni sempre più severe ed esemplari che hanno poco a che vedere con la pena intesa come rieducazione e risocializzazione. Il carcere, così come congegnato, non è in grado di offrire risposte soddisfacenti, non potendo, anche a causa di molteplici fattori esterni e del disinteresse politico sul tema, passare dal modello claustrofobico della reclusione a quello liberante-educante dell’inclusione.

Per indurre il lettore a questa necessaria riflessione, Samuele Ciambriello offre una fotografia degli istituti penitenziari e delle loro più gravi problematiche, partendo proprio dalle carceri che egli monitora con il suo staff da tre anni: riporta i numeri dei detenuti, i dati sulla recidiva e la diminuzione dei reati degli ultimi periodi. Eppure, le presenze in prigione continuano a crescere – fatta salva la leggera inversione di marcia cui abbiamo assistito a causa della pandemia ancora in corso – poiché il nostro sistema penale diventa sempre più repressivo e non offre altri strumenti se non la reclusione per rispondere al bisogno di sicurezza dei cittadini. Ma quello del sovraffollamento è solo uno dei molteplici nodi che vengono al pettine guardando da vicino e con attenzione il mondo carcerario, la cui drammaticità è resa palese dall’enorme numero di suicidi e atti di autolesionismo che avvengono ogni anno e rispetto ai quali la Campania vanta un triste primato.

Il libro è arricchito dai contributi di quattro coautrici che si soffermano su temi specifici dell’ecosistema penitenziario: Celestina Frosolone si occupa di analizzare il carcere come istituzione totale, mettendo in evidenza le conseguenze di carattere psicologico che esso provoca su chi è privato della libertà che subisce la cosiddetta spoliazione, perdendo così la propria identità e assumendo il ruolo di detenuto schiacciato dall’istituzione. Anna Malinconico si occupa invece di giustizia minorile e Anna Buonaiuto delle problematiche inerenti le detenute madri, che sono costrette a vivere dietro le sbarre con i propri figli. Infine, il quadro è completato dall’approfondimento a cura di Dea Demian Pisano, riguardante i sex-offenders.

Un libro da leggere, insomma, senza dubbio in grado di aprire alla riflessione su un tema che è ancora considerato da molti un vero e proprio tabù: solo quando la nostra società sarà capace di riconoscere nei detenuti degli uomini i cui diritti vanno necessariamente tutelati si potrà fare un passo in avanti degno di un vero stato di diritto democratico.

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