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Il Fatto

Berlusconi senatore a vita: la destra e il PD rilanciano il Caimano

C’era una volta un giudice di Cassazione che, dopo aver emesso una sentenza e averne firmata ogni pagina, decise di confidare al condannato di essere stato vittima di un complotto al quale aveva contribuito con una condanna definitiva. Il colloquio alquanto anomalo fu registrato e tenuto nel cassetto in attesa che il magistrato raggiungesse l’altro mondo per poi renderlo pubblico a distanza di qualche anno, quando, per pura coincidenza, la Vicepresidente del gruppo di Forza Italia al Senato Licia Ronzulli lanciò l’idea di chiedere al Capo dello Stato di nominare il condannato vittima del complotto senatore a vita.

Fin qui la favola cui manca ancora il lieto fine. C’è, però, chi ci pensa a dare una mano, il quotidiano Libero, che non perde tempo pubblicando un coupon per consentire ai lettori di aderire all’intuizione spontanea della Ranzulli raccolta dallo smemorato Vittorio Feltri che non ricorda quanto affermato tempo fa sull’inutilità dei senatori a vita, ovviamente salvo eccezione.

Certo, un po’ di delusione è serpeggiata tra quelli che Antonio Di Pietro, in una dichiarazione rilasciata all’AdnKronos, ha definito i giannizzeri berlusconiani nell’ennesimo tentativo di inquinare le acque da parte di quel gruppo di persone facenti capo a Berlusconi consistito in blandizie da una parte e delegittimazione e dossieraggi dall’altra. I giannizzeri puntavano più in alto, alla Presidenza della Repubblica, ma il 2022 è ancora lontano e qualcuno ha pensato bene di utilizzare una strategia mediatica che riportasse al centro del dibattito politico l’ex Cavaliere con l’endorsement di qualche regista occulto che periodicamente ama far sentire la sua presenza e mai casualmente.

«Berlusconi in maggioranza non è un tabù», ha dichiarato Romano Prodi, che ancora guarda al Colle, dando una mano all’aspirante senatore a vita con la benedizione della Congregazione delle cause dei santi rappresentata dalla parte che conta della direzione del Partito Democratico. Si potrebbe così aprire una linea di credito per un possibile appoggio esterno o altra diavoleria, tale da contrastare un eventuale colpo a sorpresa della mina vagante renziana, un sostegno che garantirebbe maggiore tranquillità al governo in carica e affidabilità dell’attuale alleato.

Eccitazione generale, dunque, non solo nell’ex Casa delle Libertà per la proposta di santificazione della Ronzulli, preceduta da uno scandalizzato Claudio Martelli – da qualche tempo onnipresente opinionista televisivo – che ha parlato di plotone di esecuzione, lo stesso che costrinse Bettino Craxi alla latitanza tunisina, per le pseudo-rivelazioni del defunto magistrato utilizzate al momento opportuno. Perfino l’ingegnere Carlo De Benedetti vedrebbe di buon occhio l’inossidabile Silvio al governo con l’attuale maggioranza, ma a condizione che sparisca l’attuale Presidente del Consiglio. «Berlusconi rappresenta nel mondo dell’economia e della politica quello che Alberto Sordi è stato nel cinema. L’arcitaliano, un grande artista Sordi e un grande imbroglione Berlusconi. Ma comunque un grande», ha dichiarato in una recente intervista. Non c’è che dire, anche il grande avversario dà il suo endorsement, fosse vivo Licio Gelli apporrebbe il suo sigillo.

Le sconfitte elettorali non contano per l’ex Cavaliere, le percentuali del ‘94 sono oggi un ricordo lontano, l’erosione del consenso a favore di Lega, Fratelli d’Italia e Italia Viva – un po’ come rubare in famiglia – non ha minimamente intaccato l’uomo che si autoproclamò unico statista dal dopoguerra dopo Alcide de Gasperi. Berlusconi continua a essere elemento non di secondo piano della politica nazionale perché capace di allentare le fila dei suoi compagni di viaggio, come a serrarle quando occorre, riuscendo a spegnere per un po’ i riflettori sulle farse continue di Matteo Salvini, tanto da costringerlo a dire balle da guinness dei primati quali i valori di Berlinguer sono stati raccolti dalla Lega, provocando reazioni anche scomposte in quella sinistra solo nominale del PD che necessiterebbe di una seria autocritica in considerazione di una parte del suo elettorato operaio che, nelle recenti consultazioni elettorali, ha espresso il proprio consenso a favore del Carroccio, di certo non per i valori ereditati da Berlinguer ma per quell’attenzione strumentale che da sempre la destra ha saputo esercitare per puro opportunismo.

Via delle Botteghe Oscure, strada che per lunghi anni ha ospitato la sede storica del PCI, vedrà infatti traslocare il singolare politico dal Papeete – per un periodo succursale del Ministero dell’Interno – che, evidentemente in un attimo di eccesso di immedesimazione puramente logistica e di antichi ricordi giovanili dei tempi del Leoncavallo, ne ha dette una delle sue, non casuale, che non escluderei possa servirgli come apripista per un ulteriore percorso capace di fargli recuperare quei punti percentuali che lo darebbero in caduta.

Una nazione, la nostra, nella quale la politica di bassa lega espressa dai partiti è sempre più lontana dal Paese reale, dai suoi atavici problemi e dalle emergenze che stiamo vivendo e che purtroppo si prevede aumenteranno fino a far presagire, anche dalle stesse istituzioni, un autunno di tensioni se non si opereranno scelte immediate e coraggiose che vadano incontro in particolare a quelle aziende piccole e medie con un sistema fiscale radicalmente innovativo che favorisca l’occupazione.

Alle opposizioni, però, non interessa affrontare questi temi. Alla richiesta di collaborazione da parte del governo sugli argomenti più scottanti dell’emergenza in atto, c’è sempre una Meloni che come un vecchio disco chiede elezioni chiudendo il cerchio di tutte quelle strane coincidenze di cui ho fin qui trattato. Elezioni per ritornare alla guida del Paese, eleggendo Berlusconi alla Presidenza della Repubblica, liberando così il comando della coalizione dalla figura ingombrante dell’ex Cavaliere e portando Salvini al governo alla faccia di tutti gli utili e illusi idioti portatori di acqua al mulino della destra più rozza di tutti i tempi.

Una previsione per niente esaltante in un quadro politico generale confuso in cui si agitano insignificanti cani sciolti, ciascuno con velleità di formazioni autonome da percentuali renziane e una sinistra autocelebrativa e gaudente sempre più chiusa e presuntuosa, non curante di un’opposizione che tra giochi e strategie perverse punta a occupare il Paese con un finale prevedibile e preoccupante che dovrebbe  chiamare a raccolta quanti ancora tengono agli autentici valori della democrazia seriamente compromessi, questi sì eredità di quelli che a fatica, e pagando un prezzo molto alto, hanno difeso con i denti la libertà.

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