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“Bere come un vero scrittore”: 100 ricette dei drink amati dai grandi della letteratura

Durante il mio ultimo viaggio a Parigi, abbandonai il classico itinerario turistico per seguire una nuova rotta, meno battuta, assente da qualunque guida generica in commercio. Mi impegnai in diverse ricerche tra internet e libri storici, cercando di ricostruire una mappa della città letteraria degli anni Venti, la Parigi degli scrittori, un po’ come Woody Allen nel suo celebre film del 2011, Midnight in Paris. Ne ricavai un percorso piuttosto dettagliato che si addentrava, in particolar modo, attraverso i vicoli del Quartiere Latino, laddove Hemingway e Fitzgerald avevano dimorato per qualche anno, a pochi passi da Le Jardin du Luxembourg.

Ricordo con particolare emozione quando una mattina sedetti ai tavolini del Café de la Mairie, luogo di incontro per gli autori americani di inizio Novecento, e ordinai lo stesso panino al prosciutto che era solito consumare il padre de Il vecchio e il mare. A dirla tutta, l’esperienza si rivelò lusinghiera più sul piano emotivo che gastronomico, ciò nonostante, l’idea di aver inseguito un vero e proprio idolo letterario sui propri passi e, ancor più, nelle sue abitudini quotidiane fece sì che quella mattina occupasse per sempre un posto speciale nei miei ricordi.

La rievocazione dell’esperienza è ciò che rende speciale il volume pubblicato dalla casa editrice Il Saggiatore, Bere come un vero scrittore – 100 ricette per ricreare i drink che hanno ispirato i giganti della letteratura.

Alcol e letteratura costituiscono, da sempre, un connubio quasi mistico, a tratti inscindibile, l’attrazione che gli scrittori hanno sempre subito nei riguardi di drink e bicchieri di vino ha contribuito a creare l’immagine che ancora oggi associamo ai giganti del romanzo. Alzi la mano chi pensando proprio a Ernest Hemingway non ricorda anche i mix di rum che era solito consumare o chi riesce a slegare l’immagine di Fitzgerald da quella di Gatsby e i fiumi di Gin Rickey che scorrevano alle loro feste. Impossibile, non è vero?

A proposito di alcol e ispirazione, uno degli esempi più fascinosi riguarda Mark Twain, il padre della letteratura americana moderna e di Huckleberry Finn che, quando in viaggio, usava scrivere lettere alla moglie Olivia promettendole in cambio di un drink un mare di baci. 60 ml di scotch whisky, 15 ml di succo di limone, 15 ml di sciroppo e 2 gocce di angostura per guarnire: era questa la ricetta per l’amore che lo scrittore prometteva alla sua cara Livy.

Sembra, poi, quasi scontato abbinare James Joyce a un calice di Irish Coffee, o il britannico Orwell alla più classica a nice cup of tea delle cinque, rigorosamente indiano o ceylon, mentre suona più audace la passione di Jack Kerouac per il margarita che il testo Bere come un vero scrittore suggerisce di abbinare a dei classici nachos o improbabili varianti come le anfetamine (con tanto di disclaimer che invita a non prendere quelle pagine troppo sul serio!).

Tra ricette e curiosità, Bere come un vero scrittore non è soltanto un prontuario puntuale di enologia, ma una preziosa – e divertente – mini enciclopedia di vizi e aneddoti sulla vita degli artisti protagonisti. Ogni capitolo, infatti, si apre con dei cenni storici che riguardano, sì, la relazione tra gli autori e i drink che erano soliti consumare, ma non solo. Trovano, infatti, spazio i celebri bar, i luoghi di incontro che vedevano straordinari intellettuali ritrovarsi per bere e scambiarsi idee e opinioni sul loro fascinoso mestiere: la letteratura.

Che differenza c’è tra un bicchiere d’assenzio e un tramonto?, si domandava Oscar Wilde. La bevanda, nota per le sue proprietà allucinogene, era tra le più in voga tra i banconi della Rive Gauche parigina, e Verlaine, Rimbaud e Baudelaire ne andavano matti, con questi ultimi che alla fata verde aggiungevano rispettivamente dell’hashish o delle foglie di oppio.

Non solo uomini e non solo autori considerati ormai classici, però, trovavano nell’alcol il proprio compagno di lunghi pomeriggi alla scrivania. Virginia Woolf pare si concedeva, di tanto in tanto, qualche sorso di punch al latte, grande classico di feste e occasioni speciali, così la poetessa Maya Angelou rivelò fosse solita scrivere in una stanza d’albergo in compagnia di una Bibbia, un dizionario dei sinonimi, un taccuino per gli appunti e una bottiglia di sherry, anche di prima mattina. Risultato? Più di cinquanta lauree ad honorem, ma anche in questo caso l’invito a non provarci a casa sembra essere d’obbligo. Haruki Murakami, infine, paragona un buon whiskey a una bella donna. Ammirare prima di goderne è il suo mantra.

Insomma, un ricettario semiserio – tradotto da Camilla Pieretti – a cui rifarsi per scoprire qualche aspetto ancora nascosto dei grandi scrittori e, perché no, proporre ad amici appassionati di letteratura, o al circolo dei lettori del giovedì, una festa sulle orme dei propri idoli letterari. Bere come un vero scrittore, dunque, ma con moderazione. Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, poi il drink prende te, ricorda Fitzgerald. Prima di alzare il gomito e tentare di emularne le gesta, è proprio il caso di tenerlo a mente. Cin cin!

“Bere come un vero scrittore”: 100 ricette dei drink amati dai grandi della letteratura
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