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Attimo ed eternità in “Eco del Mediterraneo” di Cristiana Buccarelli

Vincenzo Villarosa di Vincenzo Villarosa
9 Novembre 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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La raccolta di racconti Eco del Mediterraneo di Cristiana Buccarelli è uscita in stampa nel mese di giugno 2019 per IOD Edizioni. L’intento narrativo che percorre è presente fin dal brano riportato in esergo, tratto da L’armonia perduta di Raffaele La Capria, che recita:

Era quello il mio mare, Mediterraneo abitato dagli dèi, la culla di tutti i miti depositati nel mio inconscio e delle civiltà in cui mi riconosco (…)

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A questo punto, il lettore può pensare che la scrittrice e operatrice culturale di Vibo Valentia, che da anni vive e lavora a Napoli, sia una letterata preparata e appassionata che cerca di aggiungere la sua personale testimonianza alle atmosfere esistenziali e storico-letterarie ispirate dal mare che fu la culla delle civiltà più antiche del mondo e delle sue storie. C’è anche questo, in effetti, ma vi è altro e di più nei racconti e nella scrittura densa della Buccarelli, che ci prende per mano e, pagina dopo pagina, con una narrazione coinvolgente, ci fa viaggiare insieme ai protagonisti del libro, in una felice sospensione dello spazio geografico e del tempo storico, attraverso il Mediterraneo, mare sponda, mare nuovo e antico, ma in questa opera anche potente metafora letteraria di un necessario ritorno alle fonti originarie dei valori umani e della cultura universale.

Il tour narrativo, infatti, tra riferimenti dei luoghi conosciuti e delle vicende antiche e passaggi onirici, ci racconta della presente ed eterna eco del Mediterraneo: luogo della scoperta, del dialogo e del confronto multiculturale e millenario, che ha caratterizzato sempre, al di là di ogni confine fisico e politico, la realtà dell’accoglienza e della convivialità. È quello che accade a Michele, protagonista del primo racconto che dà il titolo all’intera raccolta, che osserva i luoghi mitici della Grecia e partecipa agli avvenimenti del tempo presente, ma avverte, anche, la forza millenaria del fluire del mare, l’implacabile luce mediterranea sopra ogni cosa.

Il secondo racconto, invece, è ispirato alla figura storica di Giuseppe Musolino, il brigante anarchico calabrese che fugge da una ingiusta condanna e si nasconde nella selvaggia ma materna natura dell’Aspromonte, dove incontra il sacro, la memoria delle cose che si mantiene nelle pietre, scoprendo la sua identità autentica al di là delle menzogne e delle violenze della Storia.

Il terzo racconto è ambientato in tempi recenti e ci narra del nostro Sud, quello del Sannio, dove si incontrano e iniziano la loro relazione un pianista amante della natura e una scrittrice, curiosa del mondo che la circonda e della possibilità di raccontarlo grazie alla parola scritta, tra immaginazione e concentrazione, libertà del pensiero e argomentazione discorsiva.

Un altro sud mediterraneo, invece, quello della Turchia, è lo scenario del quarto racconto, dove i protagonisti sono un uomo e una donna che viaggiano, tra il deserto e le moschee di Istanbul, ma soprattutto tra i misteri della fede e dell’amore.

La vicenda di un giovane fotografo di strada napoletano conclude la raccolta, infine, narrandoci della precoce iniziazione alla lettura e alla fotografia e il desiderio, vissuto in seguito in una maniera disincantata e poetica, di osservare e poi raccontare per immagini il comportamento dei gatti e dei gabbiani, tra i vicoli e il lungomare della città partenopea.

La raccolta Eco del Mediterraneo mette insieme racconti in apparenza lontani tra loro nelle tematiche e diseguali nel ritmo narrativo, ma è proprio questa la caratteristica saliente dell’opera che la rende preziosa testimonianza di una ecologia letteraria volta a comprendere e mostrare le contraddizioni della crisi umanistica, storica e ambientale della vita contemporanea.

Come dice Michele, nel primo racconto/viaggio, il Mediterraneo è una memoria, un senso di appartenenza atavica che affiora all’improvviso e questa illuminazione gli fa comprendere di avere dentro di sé qualcosa di ogni luogo che questo mare unisce e sente, quindi, di essere figlio di un mare che è in mezzo alle terre unite dall’abbraccio di questo mare.

L’intensa prova letteraria di Cristiana Buccarelli rimette insieme, in altre parole, ciò che oggigiorno lo spirito del tempo mantiene separati: il microcosmo delle esistenze individuali e il macrocosmo naturale e sacro di cui fanno parte. Di conseguenza, ci rende consapevoli della sofferta ma reale compresenza della temporaneità dell’attimo e dell’orizzonte eterno di cui è pur sempre partecipe e visibile espressione.

Fotografia di Giuseppe Di Benedetto©

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Comments 1

  1. Palermo San Vito lo Capo says:
    7 anni fa

    Bella iniziativa

    Rispondi

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