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“Amnesie”: i meandri dei versi di Lindo Fiore

Mimmo Grasso di Mimmo Grasso
5 Marzo 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Chi ha il vizio dei libri sviluppa una nasometria efficace, capace di fiutare fra i circa 70mila titoli prodotti ogni anno in Italia (inclusi i testi scolastici). La gran parte di questi titoli, anche se ottiene una comparsa in TV e nata per un pubblico generalista, va al macero, diventa fondo di magazzino dopo pochi mesi. Ciò, evidentemente, appiattisce la qualità della scrittura e delle analisi (contribuire a comprendere il mondo in cui si vive). Anche la poesia registra innumerevoli edizioni ma con una particolarità: tutti ne scrivono e nessuno ne compra o ne legge. Qui intervengono le emunctae nares del lettore vizioso che, davanti a lavori come quello che mi  è giunto, può, con soddisfazione, esprimere  un «Ah!» di meraviglia. Cosa mi è giunto? Amnesie, di Lindo Fiore, curato dal musicologo, artista e calligrafo Antonio Poce (ed. Keiron Network, Bolzano 2020, 150 copie numerate).

amnesieFiore e Poce hanno trasferito in questo manufatto (un quadrato nero, esoterico, sul quale campeggia, in bianco, il titolo, Amnesie) i rispettivi saper fare: tutto, soprattutto i dettagli, concorre a creare un metasenso, dichiara la Cura dell’edizione, che suscita rispetto per il lavoro e le competenze profuse. Ad esempio, il volume è dotato di un bel segnalibro, quasi a evitare amnesie (tipo: «Dove ero arrivato?»). Gli autori, col corredo fotografico di Giovanni Poce, sono tre ma il libro sembra di un unico autore (meglio: il lettore non ricorda più chi è l’autore) e le forme, gli stili, sono perfettamente integrati. L’incipit ha una nota essenziale del poeta Sergio Zuccaro, notoriamente “poeta di corte” perché scrive poesie brevi.

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In ordine al vissuto che traspare nel libro (la poetica, la voce), il sussurro di Fiore e la sua trasparente corporalità si riconoscono subito. Grande privilegio. Ovviamente, per non dimenticarsi, Amnesie inizia con un autoritratto di cui diamo qualche verso: ho conosciuto Elmerindo Fiore da bambino/ assistette al parto di una gatta/ al serpente nei pressi delle rose/ …ora che ne ha cinquanta e uno di anni non lo riconoscerei. Chi è Fiore se non, come ciascuno, la somma di tutti gli attimi che ha dimenticato, se non i luoghi, soprattutto francesi, che, segnalibro vivente, ha frequentato? Commovente ricordare gli amici e le persone laterali che il poeta ha conosciuto quasi che, vedendo i loro occhi mentre i suoi guardano a terra, intercetti se stesso, un aspetto della sua vita, un suo simulacro. L’effetto di straniamento, caratteristico della poesia, è che finiamo col credere che queste persone le abbiamo conosciute anche noi e anche noi ci scopriamo con gli occhi bassi.

Tutta la poetica di Fiore ha come emblema o spaventa-ombre un personaggio dimenticato: Steve, un uomo che appare una sola volta ne La terra desolata di Eliot e di cui si perdono le tracce. È sulle impronte di quest’uomo invisibile che Fiore poggia i piedi ed è di un’eterea Rrose Sélavy che è innamorato esaltando, come Duchamp, la propria parte femminile. Fra i vari tipi di amnesia studiati dalla psicanalisi e dalla medicina, quella di Fiore è certamente dissociativa (parla in terza persona) o post-ipnotica (la poesia e il raccontare come trance indotta). Cosa succede quando abbiamo un’amnesia? La nostra mente, di cui osserviamo consapevolmente il movimento, vaga, soffre, cerca agganci, utilizza tavole di ponte; non sappiamo più cosa stiamo cercando ma sappiamo che cerchiamo qualcosa che ci sfugge, che si nasconde. Cosa? Non un nome o un oggetto ma il senso che quel nome e quell’oggetto evocano.

Visivamente un’amnesia si muove come un fiume e si intorbida nei meandri. La forma grafica dei versi di Fiore ripete queste strutture, le foto sono immagini sulla superficie di un’acqua che non bagna e colpita da ciottoli. La poesia è grande quando modifica il vissuto del lettore, lo aiuta a superare l’aporia “individuo-società” (l’uno e i molti) per cui lo spettro sociale ci pretende come individui purché omologati a esso.

Prec.

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