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“Alta Fedeltà” di Nick Hornby, smarrimento tra musica e futuro

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
6 Febbraio 2018
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Quali sono i cinque dischi migliori che abbiate mai ascoltato? Intendo musica, canzoni, album, rock band, cantanti. Attenzione a essere vacui o superficiali nella risposta. Da domande come questa e, soprattutto, dal confronto con la classifica della persona che dividerà il resto della vita con voi potrebbe dipendere l’esito dell’intero vostro rapporto.

Quella di classificare ogni cosa, più o meno seria, riguardi la propria esistenza, è forse la caratteristica principale di Rob Fleming, trentacinquenne alle prese con il difficile passo dell’accettare l’età adulta, protagonista dello straordinario romanzo dello scrittore britannico Nick Hornby, Alta Fedeltà.

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1) Alison Ashworth

2) Penny Hardwick

3) Jackie Allen

4) Charlie Nicholson

5) Sarah Kendrew

Principia così, con questa cinquina di nomi femminili, la storia di Fleming: le più memorabili fregature – in fatto d’amore – di tutti i tempi. Tra queste non appare il nome di Laura, vera ossessione del protagonista, l’ex fidanzata ormai impegnata nel proprio lavoro quanto in una nuova relazione, stanca delle sue indecisioni.

Il Championship Vynil, invece, è il regno di Rob, il negozio di dischi prudentemente piazzato in modo da attirare il minor numero possibile di curiosi di passaggio di cui è proprietario. L’uomo lavora con Dick e Barry, suoi amici, in compagnia dei quali non fa altro che punzecchiarsi, spesso litigare, prendere in giro i clienti per le personali – a loro dire – discutibili scelte musicali e, ovviamente, a interrogarsi l’un l’altro su graduatorie spesso insensate come le cinque migliori canzoni da suonare al proprio funerale. È, tuttavia, quando l’argomento tocca i cinque mestieri che più sognano di fare che cala il silenzio nel locale: […] per qualche istante diventa un’aula di scuola elementare durante una quieta ora di disegno. Biro succhiate, righe tirate, sopraccigli corrugati, e io che guardo sopra le spalle.

Malinconico, amaro, ma anche romanticamente appassionato e ironico, Alta Fedeltà propone al lettore una finestra su una generazione smarrita, quella dei trentenni inglesi a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, ma ancora incline ai sogni, agli amori e preda delle disillusioni. La vena comica, poi, è l’impronta di Hornby della quale, successivamente alla lettura, non potrete più fare a meno.

Ecco, quindi, che in questo trascinarsi di eventi apparentemente mossi solamente dall’inerzia dei giorni, un argomento dal peso specifico impossibile da sottostimare giunge a sconvolgere la vita di Rob, quanto l’intera vicenda ambientata nel nord di Londra: la morte. È, infatti, il padre di Laura ad abbandonare la vita e a riconsegnare la ragazza alla confusionaria attitudine dell’ex dj, improvvisamente in crisi e messo di fronte al calendario dei suoi anni maturi. Ma è possibile la metamorfosi di un uomo incapace di affrontare il presente? Le cose, una volta accadute, riesco sempre a vederle per quello che sono – il passato lo padroneggio niente male. È il presente che non capisco. 

Pubblicato per la prima volta nel 1995, quindi proposto solo due anni fa in una speciale edizione per i suoi vent’anni, Alta Fedeltà è sbarcato al cinema nel 2000 con risultati – a nostro parere – che non solo non rendono affatto merito al fratello in cartaceo, bensì lo deprezzano. Nick Hornby è considerato, dai più, uno dei maggiori esponenti della moderna letteratura inglese. Alta Fedeltà, come tanti altri romanzi da lui scritti in seguito, ne attestano la penna assolutamente unica e riconoscibile.

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