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Il teatro di Nerone, il teatro dell’Anticaglia

Francesca Testa di Francesca Testa
21 Gennaio 2019
in Lapis
Tempo di lettura: 2 minuti
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Bartolomeo Capasso nel suo Napoli greco-romana, ha scritto: Alle spalle del Tempio dei Dioscuri, ma non attaccata ad esso stava la mole del teatro scoverto e grande, e del teatro coverto, più piccolo, che chiamava anche Odéo. Sappiamo da un verso di Stazio che erano contigui.

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Un teatro, quello citato nel testo, reso famoso da uno spettacolo eccezionale: il debutto sulle scene di Nerone. L’imperatore romano, infatti come racconta Antonio Emanuele Piedimonte nel suo Napoli, convinto di avere una bella voce e di saper suonare la cetra, decise di intraprendere una tournée in Grecia e, come prima tappa, scelse proprio Neapolis.

Capasso ricorda così il grande evento: Furono assai memorabili quei giorni pel teatro napoletano […], fece venire altri Alessandrini, scelse giovanetti dello equestre ordine, che insieme a più di cinquemila robustissime persone prese dalla plebe, dovevano imparare, divisi in fazioni, diversi generi di applausi, con istrumenti che chiamavansi bombi, embrici e cocci. Una claque ben organizzata, composta da immigrati e popolino che, con i suoi applausi (pagati), doveva garantire il successo dell’evento. Un evento che nemmeno il terremoto riuscì a interrompere.

L’antico teatro romano, anche detto dell’Anticaglia, risale al I secolo a.C. Dalla tipica forma semicircolare del teatro greco, poteva ospitare tra i cinquemila e i seimila spettatori circa e aveva tre ingressi: due laterali destinati agli attori e uno utilizzato dal pubblico. Il problema, ma soprattutto la paura dei terremoti, era ben noto e per evitare che crollasse, l’edificio fu costruito attraverso l’utilizzo della tecnica dell’opus mixtum: il reticolatum faceva sì che l’onda sismica si disperdesse, mentre il latericium la bloccava.

In questo teatro, considerato da Ottaviano Augusto una delle glorie di Neapolis, come racconta Svetonio, l’imperatore Claudio vi fece rappresentare diverse commedie in onore dell’amato fratello Germanico. La prima ristrutturazione si ebbe in età flavia, nel I secolo, e successivamente nel II secolo. La maggior parte delle vestigia risale proprio a questo periodo.

Con la caduta dell’Impero Romano, gli spettacoli teatrali vennero accantonati e di conseguenza anche la struttura fu abbandonata. Il periodo medievale non fece altro che portare il teatro ancora più nell’oblio: fu utilizzato come piccola necropoli nel VII secolo circa, poi come discarica, e tra il XV e il XVII secolo sventrato dal Vico Cinquesanti, aperto dai Padri Teatini tra il 1569 e il 1574. Oggi a testimoniare la presenza dell’antico palcoscenico di Nerone, ci sono due arcate presenti in via Anticaglia. Si tratta di strutture utilizzate per rinforzare la parte esterna del teatro ormai perfettamente inglobate negli edifici esistenti.

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