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Top e flop del 2020: quali film recuperare e quali evitare

Il 2020 è stato un anno a dir poco assurdo. Troppe le categorie colpite dal COVID-19, troppe le attività messe in stand-by. Tra queste anche il cinema. Tuttavia, sebbene molti dei film previsti siano stati rimandati o distribuiti perlopiù in streaming, non sono affatto poche, come si crede, le pellicole prodotte. Nella speranza che le sale riaprano presto, dunque, vogliamo proporvi i nostri top e flop per capire cosa recuperare e, magari, cosa evitare.

Se abbiamo recentemente elogiato Soul della Disney Pixar, che ha chiuso l’anno emozionando e illuminando sulla gioia di vivere, un titolo che senz’altro merita è Da 5 Bloods – Come fratelli di Spike Lee. Distribuito su Netflix a giugno, avrebbe dovuto debuttare, in anteprima e fuori concorso, al Festival di Cannes 2020 e poi finire nelle sale statunitensi. Reduce dal grandioso successo di BlacKkKlansman nel 2018, Lee ha portato nuovamente sullo schermo la tematica a lui tanto cara del razzismo, stavolta incentrando la trama sulla guerra del Vietnam e sulle sue ripercussioni. Dopo più di quarant’anni, quattro veterani tornano nei luoghi dei loro peggiori incubi alla ricerca di un tesoro sepolto e della salma del loro amico e caposquadra. Un film che mette in luce la storia afroamericana percepita da uomini neri anziani, ormai spezzati dai traumi bellici. Dimenticare è impossibile, rimuginare è inevitabile. Il tutto condito dalla tipica ironia di Lee che accompagna senza sacrificare il dramma. La sua regia è garanzia, alternando presente a flashback, a fotogrammi in chiave documentaristica. Il film ci regala anche una delle ultime interpretazioni di Chadwick Boseman, scomparso ad agosto a causa di un tumore.

Giochiamo in casa con Favolacce, regia dei fratelli D’Innocenzo. Vincitore del premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Berlino, è finito anch’esso sulle piattaforme on demand. Una pellicola decisamente singolare, che negli ultimi tempi ha saputo elevare a nuovi livelli di qualità il cinema italiano. I D’Innocenzo raccontano una storia corale nelle periferie di Roma, dove più famiglie estremamente disfunzionali s’intrecciano tra loro, in un’atmosfera fiabesca, a tratti irreale ma angosciante, cattiva, senza speranza. Ogni personaggio è ben caratterizzato – grandioso Elio Germano –, specialmente i bambini, i veri protagonisti morali. Da elogiare le peculiari e stranianti scelte registiche che hanno reso i due fratelli, al loro debutto, già padroni di un genere a sé.

È ora il turno di un film piuttosto particolare, che ha fatto non poco discutere. Parliamo di Sto pensando di finirla qui, di Charlie Kaufman, sempre su Netflix. Kaufman ci ha fatto già sognare per aver scritto capolavori come Se mi lasci ti cancello, Essere John Malkovich e Il ladro di Orchidee e, stavolta, si è dato alla regia di un’opera davvero difficile da descrivere. Una donna e il suo fidanzato viaggiano in auto verso casa dei genitori di lui. Tra intensi dialoghi, pensieri interiori e scene apparentemente fuori contesto, la narrazione assume toni sempre più allucinati e spiazzanti. Tra i protagonisti, due grandi Jesse Plemons (il Todd di Breaking Bad) e Toni Collette. Mettiamo le cose in chiaro: Sto pensando di finirla qui è uno di quei film che potrebbe facilmente farvi domandare cosa diamine sto guardando? Sceglierlo per sgomberare la mente non è forse l’idea migliore poiché si tratta di un’opera artistica a 360°, dal carattere onirico e spesso inquietante. L’atmosfera surreale che si respira porta lo spettatore a chiedersi dove il regista voglia andare a parare, fino al finale, fortemente allegorico, che sbroglierà la narrazione.

Sebbene siano uscite nel 2019, nella nostra classifica vogliamo includere alcune pellicole distribuite in Italia nel 2020. Come non citare il meraviglioso Jojo Rabbit, di Taika Waititi, vincitore della miglior sceneggiatura non originale ai Premi Oscar; 1917, regia di Sam Mendes, vincitore degli Oscar per fotografia, effetti speciali e sonoro, un war movie girato con un insieme di piani sequenza da brivido. Infine, The Lighthouse di Robert Eggers. Quest’ultimo, davvero straordinario. Lo stesso regista di The Witch ha scelto William Dafoe e Robert Pattinson per un film concettuale e allegorico che rimanda al genere dell’espressionismo tedesco. I due protagonisti trascineranno lo spettatore in un turbine di smarrimento e atmosfere lovecraftiane adatte ai meri cinefili, ed è per questo che il film, forse, non rientra nelle corde di tutti.

Se il 2020 ci ha regalato pellicole di grande qualità, purtroppo, bisogna fare i conti anche con quel cinema deludente o che vorremmo solo rimuovere dalla nostra memoria. E sappiamo tutti che il posto d’onore della flop va a lui: In vacanza su Marte, regia di Neri Parenti. Acquistabile on demand, prosegue la decadente maledizione dei cinepanettoni. La trama ruota attorno a un ormai stanco Christian De Sica, il quale decide di sposarsi su Marte, meta turistica del futuro. Suo figlio diciottenne finirà però in un buco nero e tornerà invecchiato di cinquant’anni – ed ecco Massimo Boldi –, dando il via a una serie di squallide gag. Parenti sembra essersi fermato negli anni 2000, quando gli equivoci e le battute sugli escrementi facevano ancora ridere. Dove una grande attrice come Milena Vukotic si ritrova a essere tristemente ridicolizzata e dove tecnologie, anche piuttosto importanti, vengono usate decisamente male. Un film stupido e inutile, nient’altro da aggiungere.

Da dimenticare anche After 2 di Roger Kumble, adattamento cinematografico del romanzo di Anna Todd, e 365 giorni di Barbara Białowąs e Tomasz Mandes, versione polacca e più trash – sì, è possibile – di 50 sfumature di grigio. Due film pessimi, sessisti, diseducativi e dal messaggio terrificante: se lui ha avuto un passato burrascoso potrà comportarsi da mentecatto e risultare bello e dannato agli occhi di lei, la quale proverà a cambiarlo affetta dalla celebre sindrome da crocerossina. Relazioni tossiche fatte di abusi spacciati per romanticismo, ciò che più preoccupa è l’ampio seguito di giovanissimi. Il giusto finale per storie di questo tipo non dovrebbe essere e vissero per sempre felici e contenti, ma e vissero per sempre in galera e/o in analisi.

Più che brutto, Tenet è stato semplicemente una delusione. Christopher Nolan sembra quasi ironizzare sulla sua fama di regista di film indecifrabili, proponendo un’opera inutilmente ingarbugliata e complessa. Un agente della CIA partecipa a una pericolosa missione al fine di prevenire lo scoppio della Terza Guerra Mondiale, sfruttando piani temporali differenti. Nonostante l’ottimo cast (John David Washington, Robert Pattinson, Elizabeth Debicki, Kenneth Branagh, Michael Caine), la caratterizzazione dei personaggi è pressoché nulla, con buchi di trama e dialoghi al limite dell’assurdo. Troppo lungo e pretenzioso, dall’idea iniziale anche interessante, ma sfruttata decisamente male. Buoni gli effetti speciali, però non basta.

In attesa della live sui nostri canali social di venerdì 15, ore 19, in cui sviscereremo meglio alcune pellicole e proporremo altri film, vogliamo ricordare che il cinema non è morto, che lo streaming non fagociterà la sala come molti credono e che non vediamo l’ora di scoprire le sorprese che il 2021 ci riserverà.

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