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Spiderman esiste e ha origini maliane

Francesca Iesu di Francesca Iesu
9 Novembre 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti
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Mamadou Gassama è il nome dell’immigrato maliano ventiduenne che ha salvato la vita a un bimbo di quattro anni che rischiava di precipitare dal balcone di casa sua, al quarto piano di un palazzo parigino. Era sabato 26 maggio, il ragazzo stava andando al bar per vedere la finale di Champions League, quando ha visto il bimbo in pericolo e, senza pensarci due volte, ha scalato l’edificio a mani nude per afferrarlo. Il piccolo, che attualmente è stato accolto in un centro famiglia, era stato lasciato solo dal padre, da poco arrestato, momentaneamente fuori casa per fare la spesa.

L’eroe, soprannominato “Spiderman”, era partito nel 2013 dal Mali, aveva attraversato Burkina Faso, Nigeria, Libia, fino ad arrivare, con il primo tentativo in barcone, verso l’Italia, dove, dopo l’intercettazione della polizia, era stato costretto al rimpatrio. Il suo desiderio di raggiungere il fratello in Francia, quindi, è stato concretizzato, a fatica, solo un anno dopo quando finalmente era riuscito a giungere a Parigi. Lavorando a nero come operaio edile e dormendo in quindici metri quadri su un materasso poggiato a terra, aveva tentato la sopravvivenza fino a quando questa vicenda gli ha stravolto la vita. Il Presidente Emmanuel Macron, infatti, ha deciso di riconoscergli la cittadinanza francese come gesto di gratitudine e di regolarizzare in tempo record tutti i suoi documenti. Inoltre, Gassama prenderà servizio nel corpo dei pompieri parigini come effettivo impiegato francese. Il ragazzo, chiaramente provato ed emozionato, non immaginava che la sua esistenza potesse cambiare così radicalmente e ha affermato di aver salvato il piccolo con un gesto assolutamente spontaneo, senza pensare a null’altro.

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In un’epoca così complessa, in un’Europa sempre più restia alla solidarietà, in cui il razzismo regna sovrano, si è quasi persa l’abitudine a queste azioni, alle dimostrazioni di civiltà e altruismo. Gli extracomunitari vogliono il male del nostro Paese: è questo il luogo comune che è intrappolato in una società che non vede negli stranieri uomini in difficoltà con vite e dignità da salvaguardare, ma riconosce in loro solo rivali in ambito lavorativo, presenze ingombranti e pericolose.

Che sia stato un ragazzo maliano a salvare quella giovane vita letteralmente appesa a un filo può essere stata una pura coincidenza, certo, ciò nonostante, oltre Gassama, nessun altro tra i passanti ha avuto l’istinto di mettere a repentaglio la propria incolumità per quella di un bambino.

Anche in Italia, tuttavia, sappiamo che non sarebbe andata in modo diverso. Il lavoro principale, infatti, dovrebbe essere svolto proprio all’interno dello Stivale, che andrebbe istruito e sensibilizzato. Le persone hanno timore, senza neanche capirne bene il motivo. Il processo è lento, ma da eventi del genere si possono trarre esempi, con la speranza che prima o poi si riescano a convincere le parecchie menti che, a oggi, restano inspiegabilmente xenofobe.

L’indole di una persona prescinde dal luogo di nascita e dal colore della pelle. Per poter valutare in maniera oggettiva e concreta bisognerebbe portare tutti allo stesso livello. Sono i contesti e gli stili di vita che inducono ad avvicinarsi all’illegalità e questo dipende da noi e da ciò che come società siamo disposti a offrire. Se fossero riconosciuti realmente a tutti uguali diritti e doveri, si creerebbe l’equilibrio necessario per trarre anche i giusti vantaggi. E, invece, l’Europa ha paura – o finge di averla – e il degrado prende il sopravvento.

Sui social, gli utenti, tra cui il Sindaco di Parigi Anne Hidalgo – il quale ha dichiarato in un tweet che questo atto di immensa bravura, fedele ai valori di solidarietà della nostra Repubblica, deve aprirgli le porte della nostra comunità nazionale – hanno chiesto la cittadinanza immediata per il ragazzo.

Sperando che questo gesto possa essere d’esempio e possa valere come un cambiamento, affinché non si lascino più scappare e soffrire eroi come lui, e con l’augurio di un’evoluzione concreta, la Francia e l’Europa intera ringraziano, a piccoli passi, chi ancora è disposto a sacrificarsi per amore del prossimo, in questo caso di un bambino in pericolo, come Mamadou. Aprire le porte comunità nazionale a tutti è importante, senza aspettare gesta eroiche che non vengono richieste a nessun altro cittadino in cambio di qualcosa, ma che sono spontanei gesti d’umanità. Gli stranieri volenterosi e d’animo buono vanno incoraggiati con accoglienza e collaborazione, proprio come chiunque altro.

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