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Should I Stay or Should I Go? Un piccolo riassunto sulla Brexit

Sarah Brandi di Sarah Brandi
30 Giugno 2021
in Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti
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Should I Stay or Should I Go?, cantava Joe Strummer nella hit dei Clash del 1982 chiedendosi se dovesse continuare a orbitare intorno a un’amante indecisa o se fosse meglio andarsene perché quella relazione non avrebbe portato mai a nulla. A distanza di qualche anno, il 23 giugno 2016 anche i britannici si sono posti la stessa domanda: dovrei restare o andarmene? Dalla loro risposta, tuttavia, non dipendeva qualcosa di personale come il rapporto con un’innamorata criptica, ma i futuri legami tra la loro nazione e l’Unione Europea. In quella data, infatti, tutti ormai lo sanno, i cittadini di Albione, ma non solo, sono stati chiamati alle urne dall’ex Primo Ministro David Cameron per un referendum consultativo che avrebbe deciso le sorti della futura permanenza del Regno Unito nell’organizzazione internazionale. A tale plebiscito il 51.9% degli elettori ha risposto con dovremmo andarcene, mentre il 48.1% con dovremmo restare, decretando l’inizio di quel processo che oggi è conosciuto come Brexit. Dal fatidico giorno, dunque, nonostante la votazione fosse non vincolante, il regno della Regina Elisabetta, per rispettare la volontà della maggioranza dei suoi cittadini, è in trattativa con l’UE per uscirne, avvalendosi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che permette un recesso volontario e unilaterale di uno Stato dall’organizzazione.

Sono ormai passati due anni da quel dì apocalittico. Da quel momento, diversi eventi sono accaduti: primo tra tutti, le dimissioni di Cameron e l’elezione di Theresa May come Premier, la quale sta cercando di guidare il suo Paese fuori dall’organizzazione nella maniera più favorevole possibile. Il divorzio tra le due potenze, infatti, potrà avvenire secondo diverse modalità: è probabile che l’abbandono della patria dei Beatles dall’UE, ironicamente pensata dall’inglesissimo Winston Churchill, avvenga tramite una Soft Brexit, per cui i rapporti economici tra questi cambierebbero di poco con la perpetuazione del mercato unico e la libera circolazione dei cittadini, ma è anche fattibile che si realizzi tramite una Hard Brexit. Il Primo Ministro sta dunque tentando in tutti i modi di accordarsi con gli altri Paesi membri per far sì che il suo lasci l’Unione Europea il 29 marzo 2019 – data in cui ufficialmente l’UK sarà fuori – con un qualsiasi tipo d’accordo, cercando di evitare che la divisone tra le isole britanniche e l’organizzazione non avvenga secondo lo scenario peggiore di tutti, il No Deal, per cui la cessazione dei rapporti avverrebbe senza alcun patto, evitando qualsiasi periodo di transizione, imponendo al Regno Unito nel commercio con l’UE le stesse tariffe degli Stati non membri e permettendo al territorio dei Windsor di creare le proprie leggi sull’immigrazione.

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Il 14 novembre la May ha tenuto una riunione durata quasi sei ore con i suoi ministri riuscendo a strappare loro un sì, non decisivo, sulla bozza tecnica d’accordo con l’Europa. Tale documento prevede che tra UE e UK si crei un’unione doganale, mentre l’Irlanda del Nord resterebbe nel mercato unico europeo senza limiti di tempo. La bozza è stata appoggiata il 25 novembre dai leader dei 27 Paesi dell’Unione Europea e l’11 dicembre verrà esaminata dal Parlamento britannico che, approvando o meno il patto, decreterà i futuri rapporti. C’è da dire che il malcontento per il probabile accordo dei membri del governo britannico, alcuni dei quali si sono anche dimessi per protesta, lascia pensare che l’idea verrà respinta, con conseguenze non ancora del tutto chiare, ma che, se non ci sarà una recessione dalla Brexit o la disposizione di un nuovo referendum, potrebbe portare alla realizzazione del tanto temuto scenario.

Il futuro legame tra UK e UE è del tutto incerto e imprevedibile. Ciò che è sicuro, invece, è che sia che la Brexit avvenga, portando le sue conseguenze economiche, politiche e legislative, oppure no, la decisione dei britannici di lasciare l’Unione Europea ha in qualche modo intaccato per sempre le speranze di quanti hanno sempre creduto nella possibilità di essere cittadini del mondo, di poter essere spagnoli, italiani, tedeschi, inglesi, europei. Di sapere che il freddo pungente dell’Inghilterra è pronto ad accoglierti se hai voglia di cominciare una vita nuova, perché il Paese in cui sei nato non può darti futuro. Il messaggio che lancia la Brexit è un messaggio di divisione, egoismo, rifiuto dell’altro, proprio nel momento in cui nel mondo ciò che ci vuole è unità, tolleranza e apertura.

Prec.

Lucia Conti, voce dell’informazione italiana a Berlino

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