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Scheletri di Zerocalcare: un noir che denuncia l’abbandono delle periferie

Tutti noi abbiamo degli scheletri nell’armadio e ancor più spesso dei mostri che ci divorano dall’interno se non ci dimostriamo capaci di affrontarli. Zerocalcare – che non ha bisogno di presentazioni – ha costruito uno dei suoi ultimi fumetti facendo riemergere paure del passato e del presente, ripescando ricordi che sembravano sepolti e regalandoci, come sempre, un umorismo denso di riflessioni.

L’uscita di Scheletri – questo è il titolo del fumetto (BAO Publishing) – ha rafforzato ancora di più il successo dell’artista, già accresciutosi in modo importante nei mesi di marzo e aprile scorsi, quando ci ha regalato la meravigliosa serie di corti animati Rebibba Quarantine andata in onda su Propaganda Live e sul web, con la quale ha descritto tutte le contraddizioni e le palesi ingiustizie che ci hanno accompagnato nel periodo di lockdown. La sua fama, però, risale oramai a molto tempo prima e i suoi lettori affezionati hanno reso la nuova opera la più venduta in Italia dopo solo una settimana dall’arrivo in libreria.

scheletri zerocalcareIl genere è abbastanza nuovo per l’autore. Lui stesso lo definisce un noir o un thriller, che prende le mosse da un evento realmente accaduto a Michele Rech tanti anni fa: il ritrovamento di un dito mozzato fuori casa. Partendo da questo insolito avvenimento, Zerocalcare è capace di fondere realtà e finzione con l’obiettivo di descrivere la zona grigia che si frappone tra i fatti di cronaca che sembrano appartenere a un mondo lontano e terribile, e la quotidianità delle cosiddette persone perbene, per dimostrare che spesso le due non sono così distanti e finiscono per sovrapporsi. Centrale, come sempre, è il tema delle periferie, realtà complesse che invece spesso ci si ostina a ridurre a semplificazioni, ancora di più alle polarizzazioni di buono e cattivo.

Le 288 pagine in bianco e nero si lasciano divorare e suscitano riflessioni su argomenti troppo spesso dimenticati, tra cui l’abbandono dei quartieri e la disattenzione da parte delle istituzioni e della politica di fronte a sacche di povertà e disagio che non fanno che crescere. Il mondo della droga – troppo spesso sostentamento per moltissime famiglie – si fonde con la quotidianità dei personaggi storici di Zerocalcare che però hanno vent’anni di meno. Calcare, infatti, è un ventenne con una cresta rossa, alle prese con la sua inadeguatezza nell’affrontare l’università e la paura di deludere sua madre a cui non vuole rivelare che, anziché andare in facoltà, passa le mattinate in metropolitana fino a quando non si fa ora di rientrare. È proprio in uno di questi viaggi densi di angoscia e preoccupazioni che fa la conoscenza di Arloc, un sedicenne che riempie i vagoni con le sue tag e che piomba nella vita del protagonista portando con sé tutto il proprio vissuto familiare che lo rende indecifrabile sotto molti aspetti.

L’efferatezza di alcune scene, intervallate con lunghi dialoghi, immergono il lettore nelle vicende successive al ritrovamento del dito mozzato, fino a quando il mistero non trova una conclusione inaspettata e foriera di mille riflessioni. I lettori, anche quando non si identificano negli eventi, sono sicuramente in grado, grazie alla maestria dell’artista, di immedesimarsi nelle emozioni e nelle reazioni dei personaggi e sentirli più vicini.

Oltre all’immancabile compagno di avventure Armadillo, la coscienza di Zerocalcare è impersonificata in questo fumetto da Noam Chomsky, personaggio non scevro da contraddizioni e – a detta dello stesso autore – meno conosciuto di altri utilizzati in passato (come il gatto Doraemon in Kobane Calling) ma che proprio per questo gli ha concesso maggiore libertà di espressione.

Per i veri collezionisti, il 15 ottobre ha visto la luce anche una variant particolare del fumetto, con una copertina realizzata con la tecnica di cold foil e uno sguardo disegnato nella lama di una katana. La scena riprende il personaggio di Paturnia, che Zerocalcare stesso ha ammesso essere l’insieme di varie tipologie di soggetti esistenti nella realtà, dal bullo che terrorizzava Rebibbia quando Michele era un ragazzino al detentore del traffico di droga della zona, fino ad arrivare al protagonista di vari fatti di cronaca che hanno riguardato Roma in tempi più o meno recenti.

A poche settimane dall’uscita dell’ultimo fumetto di Zerocalcare – che celebra sarcasticamente il Natale – Scheletri è un’opera da non perdere, per l’autenticità che ci regala, la continuità narrativa che ci imprigiona nei racconti e le riflessioni a cui spinge la nostra mente.

Scheletri di Zerocalcare: un noir che denuncia l’abbandono delle periferie
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