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“Piccoli Brividi”, un successo anni Novanta che merita di tornare in libreria

Se a ogni bambino si potessero associare una serie di ingredienti che ne formano, nei primi anni di vita, la crescita e la personalità, di certo l’elemento che rischieremmo di trovare in maggior misura sarebbe la curiosità.

Il neonato guarda, tocca, annusa, porta alla bocca, interroga i suoi cinque sensi sin dai primissimi mesi, poi cammina, corre, affronta gli spazi, cerca. Cresce e ciò di cui sopra non gli basta più. Vuol leggere, capire, è stufo dei racconti di mamma e papà, conoscere le lettere è un passo fondamentale della propria esistenza. I libri, in questa fase, ricoprono un ruolo chiave.

Comincia con le favolette scritte a caratteri cubitali. Andersen, in quegli anni, è probabilmente il suo migliore amico, il più grande alleato per lo sviluppo della fantasia. La scuola ci mette del suo con i libri di testo, attraverso la storia, e nel pupo, che ormai si sente già grande, scoppia un’irrefrenabile voglia di mettere alla prova i propri sentimenti, su tutti, la paura.

È infatti ciò che gli è sconosciuto ad attirarlo maggiormente, il sovrannaturale, il fantasy, già sostituisce i racconti di Geronimo Stilton tra gli scaffali di quella sua piccola ma preziosa libreria.

C’è una serie che, negli anni Novanta, ha accompagnato le letture dei giovani lettori, assecondato la loro voglia di adrenalina, di pericolo e, perché no, di terrore. Dopotutto, far sapere a mamma che quel libro “faceva veramente paura” è una cosa da grandi.

I Piccoli Brividi dello scrittore newyorkese R.L. Stine hanno segnato una vera e propria svolta nella letteratura per ragazzi, tanto che il loro successo è tutt’oggi considerato irripetibile, saldamente al comando anche di tutte le classifiche di vendita, annoverato persino nel Guinness dei Primati.

Un ciclo di racconti ad ambientazione horror, ricco di colpi di scena e cambi di prospettive, condito da finali inaspettati che stravolgono l’intero svolgersi delle vicende narrate. I protagonisti sono spesso ragazzini dell’età dei lettori, tra i dodici e i quattordici anni, anche questo espediente arguto e funzionale al coinvolgimento degli stessi. Ci si immedesima, in Piccoli Brividi, facilmente ci si sente parte di quelle storie paurose, gli armadi di casa diventano rumorosi, le maschere prendono vita, i soffi di vento si trasformano in pericolosissimi fantasmi, il vicino di casa è il primo soggetto da guardare con aria circospetta.

I toni del narrato non sono, come immaginerete, particolarmente forti, l’orrore è un pretesto per dare spazio al grande humor adoperato da Stine nel dipinto dei suoi personaggi fantastici. Le tematiche, invece, più che di carattere spaventoso, sono legate ai temi classici dell’adolescenza.

Ottantasette mini-romanzi, quasi tutti diversi tra loro, con alcune delle storie divise in due o più episodi come nel caso de Il Barattolo Mostruoso (4 puntate), Foto dal Futuro (2 puntate) o il preferito del sottoscritto, La Maschera Maledetta (2 puntate).

A inaugurare la serie è stata, nel 1995 in Italia, La casa della morte, nella sua copertina verde fluorescente, e gli immancabili adesivi in coda al volume.

Come per tutte le pagine di gran successo, da Piccoli Brividi sono stati tratti anche una serie tv e un film, interpretato da Jack Black nei panni dello scrittore statunitense, padre della collana. Tuttavia, a nostro parere, l’esperimento sul grande schermo non restituisce giustizia agli invece straordinari piccoli libricini che hanno appassionato i lettori di tutto il mondo.

Oggi è possibile reperire Piccoli Brividi su qualche bancarella nelle fiere di paese o presso qualche mercatino delle pulci, le librerie sono passate oltre. Non tutte, però. Su amazon.it, infatti, si possono trovare tanti dei famosi volumi del terrore a un prezzo vantaggiosissimo.

Una serie, quella di Stine, dall’ottimo contenuto, scritta egregiamente, un vero e proprio caposaldo della letteratura per ragazzi che meriterebbe, come tanti oggetti degli anni Novanta che stanno tornando prepotentemente di moda, sulla scia nostalgica dei trentenni di oggi, i fruitori proprio dei Piccoli Brividi di ieri, di tornare in auge al pari del Nokia 3310, dei jeans strappati – di cui, francamente, non se ne sentiva la mancanza – e di Super Mario Bros.

Con Piccoli Brividi, attraverso quelle micro-scariche di paura e adrenalina, i bambini si sono immaginati protagonisti di un mondo che non può e non deve essere mostrato loro soltanto attraverso gli schermi luminosi della tv e i tablet. La fantasia può creare ambientazioni, scenografie e regie certamente più interessanti, può e deve essere messa in condizione di fare molto meglio.

Immaginate come sarebbe bello se… 1, 2, 3… invisibile!

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