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“Old”, il ritorno di M. Night Shyamalan con un thriller mozzafiato

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
27 Luglio 2021
in Cinema
Tempo di lettura: 5 minuti
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Sebbene l’estate non sia propriamente stagione da sala, il cinema è sempre, ovunque. Gli appassionati, soprattutto, non rinunceranno al grande schermo in favore dei vari aperitivi in spiaggia, specialmente a seguito di un periodo tanto buio e rovinoso per il mondo cinematografico come quello appena trascorso. E specialmente se il film in uscita è scritto e diretto da M. Night Shyamalan. Parliamo di Old, pellicola del 2021 (in Italia ha debuttato in sala il 21 luglio), adattamento cinematografico della graphic novel francese Castello di sabbia (Château de sable), scritta da Pierre-Oscar Levy e disegnata da Frederick Peeters, edita in Italia da Coconino Press.

Un thriller con qualche tinta horror ma neanche troppo, in perfetto stile Shyamalan, che ha saputo stupire positivamente pubblico e critica. Vediamo alcuni vacanzieri scoprire una spiaggia isolata, un vero e proprio paradiso naturale. Qualcosa di strano, però, comincia a turbare i turisti, quando si accorgono di un fatto incredibile: su quella spiaggia si invecchia precocemente. Contro un nemico concreto, un mostro, un assassino, è possibile lottare, ma come combattere il tempo?

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Se c’è qualcosa che abbiamo imparato, nel corso degli anni, è che il percorso registico di Shyamalan, oggi ritenuto tra gli autori più peculiari degli ultimi tempi, non è stato esattamente un esempio di linearità. Dopo i lavori ormai iconici prodotti tra fine anni Novanta e inizio Duemila – parliamo de Il sesto senso (1999), Unbreakable (2000), Signs (2002) e The Village (2004) – Shyamalan sprofonda forse in un’inaspettata crisi creativa che produce pellicole che niente hanno a che fare con la sua poetica, anzi, rasentano lo sciatto e il ridicolo. Lady in the water (2006) è un flop al botteghino e ottiene addirittura svariate nomination ai Razzie Awards tra cui la vittoria come peggior regia. Stesso discorso per E venne il giorno (2008). Shyamalan si dà al genere fantastico e fantascientifico con L’ultimo dominatore dell’aria (2010) e After Earth (2013) ed è qui che tocca davvero il fondo: i film sono due clamorosi insuccessi e i fan non si spiegano il motivo di una caduta di stile tanto eclatante da parte di un cineasta che ha dimostrato più di una volta il suo immenso talento autoriale.

Poi arriva The Visit (2015), horror girato in stile mockumentary (falso documentario) che fonde sapientemente grottesco e tensione. Finalmente una boccata d’aria fresca. Ma è l’uscita in sala di Split (2016), thriller con protagonista James McAvoy nel ruolo di un uomo con ventitré personalità diverse, che segna ufficialmente il ritorno alla gloria. E lo segna proprio alla Shyamalan poiché il film si rivela essere parte, dopo sedici anni, di una trilogia composta da Unbreakable come primo capitolo e Glass come terzo, in uscita nel 2019. Shyamalan è tornato. Proprio nel 2019 viene annunciato il progetto per Old, slittato di molto a causa della pandemia.

Il regista si rifà al soggetto della graphic novel ma attua i dovuti cambiamenti, senza stravolgerlo, conferendogli invece quel tocco di autorialità. Celebre per creare buoni prodotti low-budget, anche il cast si mostra in splendida forma pur non avendo una particolare fama alle spalle. Abbiamo Gael García Bernal, attore e autore messicano noto per collaborazioni con celebri registi quali Pedro Almodóvar (La mala educación), Alfonso Cuarón o Alejandro González Iñárritu (Amores perros). Anche l’attrice lussemburghese Vicky Krieps ha preso parte a pellicole di tutto rispetto come Il filo nascosto (2017) di Paul Thomas Anderson, mentre Rufus Sewell lo abbiamo recentemente visto in The Father (2020), di Florian Zeller, ma anche in ottime serie tv come The Man in the High Castle o La fantastica signora Maisel.

Alex Wolff lo ricorderete forse per due motivi: il primo per essere il fratello di Nat Wolff, protagonista di quell’immondo adattamento cinematografico del manga e anime Death Note; il secondo per essere molto più bravo del fratello Nat, come hanno testimoniato i suoi ruoli nei due remake di Jumanji e nell’horror Hereditary (2018) di Ari Aster. Menzione anche per Thomasin McKenzie, la giovane ebrea nello splendido Jojo Rabbit (2019) di Taika Waititi. Tra gli altri nomi, Abbey Lee, Emun Elliott, Eliza Scanlen, Ken Leung, Embeth Davidtz, Kathleen Chalfant.

Girato in Repubblica Dominicana, Old vanta riprese naturali idilliache, sebbene un uragano, tipico della stagione, abbia completamente distrutto il set. L’atmosfera padroneggia senza se e senza ma, con panoramiche mozzafiato e una fotografia luminosa, dagli azzurri del mare e del cielo e dagli ocra della sabbia che cozzano con l’inquietudine che il film vuole trasmettere. Tipica di Shyamalan è difatti l’abilità di creare una dimensione suggestiva e al tempo stesso profondamente disturbante, come ha recentemente fatto Ari Aster nel suo Midsommar (2019).

Altra peculiarità del regista è la costruzione di finali a effetto (i cosiddetti twist ending), capovolgendo spesso l’intera lettura di quanto visto e facendo tornare elementi all’apparenza insignificanti. Nulla è quindi lasciato al caso, nonostante la visione possa inizialmente risultare confusa e suscitare nello spettatore la celebre domanda: «Ma cosa sto guardando?».

Shyamalan rigetta perciò i classici cliché da horror e utilizza un elemento che forse si sta accorgendo risultare vincente nella sua filmografia: il grottesco. Non è facile far coesistere inquietudine e componenti sopra le righe senza scadere nel ridicolo, eppure abbiamo i recenti esempi, assolutamente iconici, di registi come Jordan Peele e Ari Aster. Il risultato è un perenne stato di angoscia e incertezza, vuoi anche per colonna sonora e ottimi effetti visivi.

Non delude neppure la regia, fatta di molta camera a mano, movimenti dinamici e soggettive sui personaggi che aiutano a stabilire una forte empatia. Vogliamo sapere a tutti i costi cosa stia loro succedendo, li comprendiamo. E il finale, diverso dalla graphic novel ma ugualmente potente, soddisfa la maggioranza. Una pellicola non perfetta – qualcuno non ha gradito alcuni elementi di sceneggiatura troppo assurdi o i movimenti troppo repentini della camera – eppure che pone al centro un’interessante riflessione sulle relazioni, sul tempo e sull’importanza di utilizzarlo al meglio. Quindi, tra un aperitivo sulla spiaggia e l’altro, andate a recuperare Old, senz’altro un film estivo ma non di quelli che ci si aspetta di solito.

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Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

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