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Milo Manara celebra le donne eroine del coronavirus

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
7 Maggio 2020
in Lapis
Tempo di lettura: 4 minuti
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Una dottoressa in posa stoica, di spalle, che osserva il COVID-19, il nemico numero uno del momento, e non ha paura. Un’operaia con il braccio sollevato in segno di forza. Una rider intenta nelle consegne a domicilio. Sono queste le donne che Milo Manara, il maestro del fumetto italiano, ha scelto di rappresentare nei suoi recenti progetti artistici.

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L’illustratore e fumettista di Luson (Bolzano) è noto soprattutto per la sua inclinazione a rappresentare donne bellissime e dall’ammaliante fascino erotico. Stavolta, però, dalla sua quarantena in Valpolicella, ha deciso di fare qualcosa di diverso: usare le proprie donne per rendere omaggio a tutte quelle eroine che combattono in prima linea l’emergenza sanitaria in atto.

Tramite i suoi profili social, ha diffuso quindi una serie di tavole con protagoniste femminili assolutamente differenti dal suoi soliti stilemi. Sono ricercatrici, forze dell’ordine, dottoresse, veterinarie, rider, infermiere, operatrici ecologiche, cassiere, farmaciste, postine e molto altro. Sono tutte quelle donne che, nonostante la quarantena, le ferree leggi e i pericoli che ne conseguono, stanno rischiando la propria vita per quella del prossimo, continuando a lavorare sodo al fine di garantire i servizi necessari alla quotidianità della popolazione. I disegni saranno poi riuniti in un portfolio e finiranno all’asta per finanziare progetti sociali e di beneficenza.

«Nella mia carriera – spiega Manara in un’intervista – ho sempre celebrato la bellezza delle donne, in queste circostanze mi sentivo di esaltare altre virtù come il coraggio e l’abnegazione, sempre declinate al femminile. Attraverso questa tavola ho voluto esprimere la mia gratitudine a tutti i volontari in prima linea, al loro grande sforzo. Tutti sanno cosa fate e ve ne sono grati. Da questo sentimento condiviso e collettivo nasce il mio disegno. In fin dei conti è stata proprio una donna la prima a isolare il virus», prosegue riferendosi alla dottoressa Maria Rosaria Capobianchi, direttrice del Laboratorio di Virologia dell’Inmi Lazzaro Spallanzani di Roma.

Alla domanda della Croce Rossa Italiana sul ruolo dell’arte in una simile pandemia globale, Manara ha risposto: «Spero che l’arte possa avere un indirizzo soprattutto consolatorio, portandoci un po’ al di sopra e al di fuori del momento terribile che siamo costretti a vivere. Non può cancellare le difficoltà, ma consente di farcele vedere con un occhio più distaccato, alleggerendoci». La Croce Rossa ha poi commentato sul suo sito istituzionale il disegno della dottoressa/guerriera: «Immagine familiare per tutto il Paese dall’inizio di questa emergenza, ma assolutamente straordinaria se declinata nel linguaggio dell’arte: grazie al maestro del fumetto italiano, Milo Manara, quest’immagine si è fatta disegno». Anche i fan hanno apprezzato e sostenuto l’iniziativa, lasciando sui social parole di ammirazione e gratitudine verso tanta sensibilità durante un’era così ardua per tutti noi.

Un grande contributo, dunque, quello del celebre artista, audace, libero dagli schemi e ricordato per capolavori come L’uomo di carta, Il gioco, Viaggio a Tulum – realizzata in collaborazione con Federico Fellini –, Caravaggio. Opere che, tramite il linguaggio artistico, hanno saputo raccontare storie incredibili, proprio come quest’ultima che ha deciso di trasporre su carta. Per l’occasione, ha inoltre realizzato un breve ma intenso video con protagonista una dottoressa stanca, affranta, demoralizzata, la quale si accascia per poi sollevare il volto, rimettere la mascherina e correre nuovamente a combattere. Una dedica a tutto il personale sanitario. Ad accompagnare le immagini, le note della commovente aria Lascia ch’io pianga, composta da Georg Friedrich Händel.

Manara si è sempre considerato un grande amatore della donna e del potere femminile. In fondo, come dimenticare la dolce Molly di El Gaucho, Claudia de Il gioco, la folle Pandora de Gli occhi di Pandora. Dagli anni Ottanta a oggi, sono state gli idoli di molti, con ii loro corpi statuari, lo sguardo seducente, le labbra polpose e il forte vigore erotico. Ma tutto ciò potrebbe sviare e far credere che a Manara interessi poco che vada oltre e che il sopracitato potere femminile sia uno solo. Non è così. Chiunque abbia letto almeno una delle sue tante storie, sa bene che ogni sua protagonista è una figura cardine, un’eroina scaltra, grintosa, volitiva. Il più delle volte è essa stessa a prendere le redini della trama, a salvare letteralmente la sua controparte maschile.

Di donne belle e svestite, usate come meri oggetti d’arredo in un men’s world, ne abbiamo viste e continuiamo a vederne tante. Non è un crimine né un’utopia essere bella, sensuale e svestita ed essere positiva, forte, risolutiva. Inutile far finta che, nel lavoro come nella quotidianità, una donna attraente e vistosa è presa meno sul serio e che, volendo mostrarsi così, debba poi necessariamente dimostrare di avere sostanza e valere. Sarebbe il caso di smetterla di rinchiudere la donna nelle uniche categorie santa VS poco di buono. Imbruttirle e renderle acide e fredde se devono impersonare una donna di successo. Rimuovere loro il cervello se devono impersonare una femme fatale. Le donne di Manara sono ricche di sfaccettature e sono bellissime, così come sono bellissime le sue eroine del COVID-19. Anche vestite e con il volto coperto dalla mascherina.

https://www.youtube.com/watch?v=ZjUJVP2tWaY

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Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

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