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“Mi disegni un piccolo principe?”

Rosa Maria Gloria Basanisi di Rosa Maria Gloria Basanisi
9 Novembre 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Mi disegni un piccolo principe?

Nel caso in cui ve lo stiate chiedendo, non siete impazziti. È stato realmente ideato un libro illustrato per bambini, edito da Babalibri, dove una dolce pecorella, chiamata Piccola Pecora, chiede a sua madre di disegnare il famoso viaggiatore interstellare dai capelli biondi. Per chiunque sia cresciuto con il celebre romanzo di Antoine de Saint-Exupéry, il titolo dell’albo rimanda immediatamente alla prima domanda avvenuta tra il protagonista del racconto e il narratore.

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Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all’alba da una strana vocetta: “Mi disegni, per favore, una pecora?”

“Cosa?” 

“Disegnami una pecora.”

Balzai in piedi come fossi stato colpito da un fulmine. Mi strofinai gli occhi più volte guardandomi attentamente intorno. E vidi una straordinaria personcina che mi stava esaminando con grande serietà.

Michel Van Zeveren, il creatore di questa meravigliosa storia, la quale si propone come una giocosa prospettiva rovesciata, riprende un aneddoto particolarmente educativo presente all’interno del libro francese. L’interlocutore del Piccolo Principe, difatti, avrà bisogno di molteplici tentativi prima di esaudire finalmente la richiesta della personcina di fronte a lui, giungendo alla soluzione attraverso un gesto del tutto inusuale. Dopo una lunga serie di pecorelle inadeguate, il narratore disegnerà una scatola con tre buchi all’interno della quale sarà nascosta la pecora. Questa scelta alternativa, estremamente simile all’immagine del boa mangiatore di elefanti, diventerà la parabola di riferimento dell’illustratore belga e del suo breve libricino per l’infanzia.

Ma torniamo a Piccola Pecora. In che modo, il suo vissuto si intreccia con l’episodio appena rievocato?

La nostra protagonista è vittima di un dramma che ha accompagnato molti bambini, durante gli anni della scuola primaria: non riesce a disegnare. Agli adulti, forse, tutto ciò potrà apparire degno di poca attenzione, ma avvertire la pratica del disegno come un obbligo e un motivo per non sentirsi inferiori, esclusi, non solo è una sensazione molto meno rara di quanto si creda, ma anche potenzialmente pericolosa per l’autostima dei soggetti più giovani.

Piccola Pecora ha, però, un adulto che la consiglia: sua madre. Anche lei non è mai stata una gran disegnatrice, tuttavia trova per la sua dolce figlioletta la giusta soluzione. Non potendo disegnare un piccolo principe e nemmeno un cavallo, decide, difatti, di disegnare il sasso posto accanto a quest’ultimo. Sorprendentemente, tutti i compagni di classe restano sbalorditi da tale scelta innovativa, aprendo così la strada a forme di espressione sempre più libere e meno opprimenti per la nostra protagonista che, finalmente, si sentirà sempre più incoraggiata a esprimere ciò che ha dentro, superando le paure e le perplessità di una situazione angosciante.

Guardate! Ha disegnato quello che vedeva nella sua testa! WOW! Questo è straforte!

L’albo di Van Zeveren non si pone solo come un delicato spunto di riflessione per genitori e figli, ma anche come uno spensierato racconto per tutti quei bambini che si sono sempre vergognati di non saper fare qualcosa nello stesso modo in cui la sapevano fare gli altri e a cui nessuno ha mai rivelato una strada alternativa per poter essere ed esprimere se stessi.

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