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Maddalena Cerasuolo: un ponte antifascista tra resistenza e futuro

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
8 Giugno 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 2 minuti
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C’è un ponte, nel cuore storico di Napoli, che sovrasta l’antico quartiere della Sanità e unisce via Santa Teresa degli Scalzi con corso Amedeo di Savoia, un teatrino dal quale fili invisibili sembrano dare vita alle donne, agli uomini, ai ragazzini, che dormono certi della protezione della Madonna. È il ponte Maddalena Cerasuolo, simbolo di resistenza e di liberazione, punto nevralgico delle Quattro Giornate di Napoli del 1943. Durante i giorni più caldi della Seconda Guerra Mondiale, i Tedeschi in ritirata dalle strade partenopee, usciti sconfitti dalla rivolta popolare, tentarono di far esplodere quel ramo cruciale per i collegamenti della città, ma un gruppo di partigiani, tra cui, appunto, Maddalena, il 29 settembre, riuscì a impedirne la rovina.

Maddalena Cerasuolo, detta Lenuccia, era un’operaia e, soprattutto, una partigiana e antifascista. Figlia di una famiglia numerosa, la ragazza seguì le orme del padre, operaio e cuoco presso la fabbrica dell’Ansaldo, oltre che strenuo oppositore del regime del Duce. Si adoperò come cercatore di armi a difesa dello stesso stabilimento nel cuore del quartiere di Materdei, quindi, dopo aver contribuito al salvataggio del Ponte della Sanità, venne contattata dal Comando inglese di stanza a Napoli al fine di collaborare con i servizi segreti. La giovane accettò di dare ancora il proprio contributo e partì per questa avventura che la vide impegnata con la Special Force dall’ottobre 1943 al febbraio 1944. Per il suo prezioso e coraggioso contributo nel corso delle Quattro Giornate venne riconosciuta partigiana il 24 maggio del 1946, ricevendo una medaglia di bronzo al valor militare.

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Quel ponte per il quale rischiò la sua stessa vita, e che oggi si forgia di una targa in suo onore, fu costruito successivamente alla realizzazione, nel 1738, della Reggia di Capodimonte, raggiungibile altrimenti, dalla città, soltanto attraverso un tortuoso percorso collinare. Giuseppe Napoleone prima, Gioacchino Murat poi, ne completarono la realizzazione. Composto da sei arcate a tutto sesto di uguali dimensioni, alcune delle quali nascoste dalle costruzioni che sorgono ai suoi estremi, il cavalcavia è oggi il guardiano della controversa zona conosciuta con il nome di Sanità, da cui spicca la cupola maiolicata del campanile della Basilica di Santa Maria.

Tanti, negli anni, sono stati i riconoscimenti che la giovane partigiana, scomparsa nell’ottobre del 1999, ha raccolto dal mondo della politica e dell’arte protagonista della sua città. Su tutti, la canzone omonima, Maddalena, composta nel testo e nella musica dal cantautore partenopeo Carlo Faiello, è entrata di diritto nella storia della tradizione napoletana, con i più disparati artisti che, negli anni, ne hanno proposto una loro personale interpretazione, tra cui si ricorda quella del 1995, contenuta nell’album Tzingari, della Nuova Compagnia di Canto Popolare.

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