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“L’Opera” e il fascino del tormento

Ogni giorno intuiva con maggior sicurezza che quella pittura le rubava sempre più il suo innamorato; lei non era ancora entrata in lotta, cedeva, si lasciava trascinare con lui per essere una sola cosa, tesa al medesimo sforzo. Ma da quel principio di resa le veniva una sensazione di tristezza, la paura di quello che l’attendeva alla fine. Talvolta il brivido della sconfitta la gelava fino al cuore. Si sentiva invecchiata, sconvolta da una pietà immensa, una voglia di piangere senza ragione.

Questa è la storia di Claude e Christine. La storia di un doppio amore malato e il travaglio che nasce da una domanda a cui è difficile dare risposta: fin dove può condurre una passione?

Claude è un pittore parigino. L’incontro con Christine avviene per caso, e sempre per caso la bella Christine finisce per fare da modella a quello che sarebbe dovuto diventare il suo quadro più bello. I due si innamorano, all’inizio perdutamente, poi, restano perduti: lei nel turbine del sentimento verso il suo artista, lui nell’aspettativa visionaria di creare il suo capolavoro. Ma fin dove può condurre una passione?

Claude lavora continuamente, non pensa ad altro. Christine lo guarda, afflitta, e anche lei ha un solo pensiero: il marito la sta tradendo, e la sua avversaria è più pericolosa di una donna. Per la pittura, Claude dimentica la famiglia; per il suo amato, Christine dimentica il loro bambino e la vita stessa. Sono entrambi ossessionati, ognuno vittima della propria passione.

Christine ha il cuore a pezzi e continua a chiedersi come sia potuto accadere. Claude sembra aver fatto la sua scelta: barattare la felicità del matrimonio con il tormento di un’opera incompiuta, il tormento dell’arte, che lo avviluppa e consuma, ogni giorno di più. Perché? Perché in realtà non ha possibilità di scegliere: è tutto quello che ci viene detto. La pittura è la sua sirena, e quel canto lo stregherà per sempre.

L’Opera, il romanzo senza pari di Émile Zola, rapisce il lettore e gli consegna continue domande. Fin dove può condurre una passione? Secondo l’autore, fino alla fine, fino allo sfinimento, alla totale rinuncia. Il romanzo dello scrittore francese denuncia il fascino del tormento, a volte così irresistibile da diventare più desiderabile della felicità stessa. E chissà se è davvero la felicità che tutti cercano, oppure c’è dell’altro, qualcosa che essa non sempre riesce a dare: una scintilla.

Ecco cosa sembra suggerire L’Opera: ciò di cui l’essere umano ha più bisogno è qualcosa che lo accenda. Per lasciarsi scuotere fin nell’intimo, l’uomo è pronto a tutto, ma in questo estremo sacrificio in onore dei sensi e, forse, più dei sensi, della sensazione, si corre il rischio di restare bruciati. A questo punto il romanzo funge da monito: l’emozione va assecondata, fino a un certo punto. Se quest’ultima prende il sopravvento, si è spacciati.

Anche il mondo in cui vive Claude è crudele, non lascia scampo. La borghesia festeggia il suo trionfo con sguardi sprezzanti, è pronta al giudizio, e Claude è un artista che teme e subisce i pareri, anche se sono opinioni borghesi, perché esse appartengono alla società che conta, alla massa che compra. Sono i nuovi esperti ignoranti.

L’arte stessa si trasforma, velocemente. Quando nelle case l’arredamento diventa arte, è difficile proporre un modello di opera fine a se stessa, l’art pour l’art, e anche gli artisti entrano in crisi, perdono modelli, pretendono di crearne di nuovi, di dare nuove risposte.

Zola non dimentica l’influenza dell’elemento sociale, e la sottolinea attraverso le parole del più caro amico del protagonista: Questo eccesso di attività e di orgoglio nel sapere doveva ributtarci nel dubbio. […] Sì, il nostro malessere nasce da lì. È stato promesso troppo, sperato troppo, si è aspettato la conquista e la spiegazione di tutto; e l’impazienza ruggisce. Come! Non si va avanti più in fretta? La scienza non ci ha ancora dato, in cento anni, la certezza assoluta, la felicità perfetta? Allora, a che scopo continuare, dal momento che non si saprà mai tutto e che il nostro pane resterà così amaro? […] Per quanto ci sforziamo di cacciare i fantasmi sotto i colpi illuminanti dell’analisi, il soprannaturale ha riaperto le ostilità, lo spirito delle leggende si ribella e ci vuole riconquistare, in questa sosta di stanchezza e di angoscia.

Alla fine è questo ciò che emerge dal romanzo: la vita è ricerca costante e costante insoddisfazione. Siamo tutti giovani Claude e Christine, e ciascuno è chiamato a rispondere: farsi schiacciare sotto il peso del desiderio, o provare a vincere. È un romanzo, quello francese, che parla di aspettative, debolezze profonde, irrimediabili perdite. Per noi, la perdita più grande, sarebbe non leggerlo.

“L’Opera” e il fascino del tormento
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