• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Il nuovo contratto collettivo nazionale per i rider: le verità dietro le enunciazioni di principio

Giusy Santella di Giusy Santella
18 Settembre 2020
in Attualità
Tempo di lettura: 3 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

È di pochi giorni fa la notizia di un contratto collettivo nazionale per i rider, siglato da Assodelivery – associazione italiana che rappresenta l’industria italiana del food delivery a cui aderiscono Uber Eats, JustEat, Deliveroo e Glovo – e il sindacato UGL (Unione Generale del Lavoro). Si tratta del primo contratto collettivo di questo genere in Europa ed è stato salutato con moltissimo entusiasmo da Paolo Capone, segretario generale UGL, e Matteo Sarzana, presidente di Assodelivery, che hanno parlato di un cambiamento epocale, necessario non solo per le tutele dei rider ma anche per sfruttare al meglio le moltissime opportunità offerte dalla on demand economy. 

Di fatto, l’accordo recepisce le indicazioni emanate dal governo lo scorso anno con il cosiddetto Decreto Rider (d.l. 101 del 2019), su impulso della Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, che dettava norme minime di tutela per i lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui attraverso piattaforme digitali. Tuttavia, al di là di enunciazioni di principio che possono apparire molto positive, il contratto suscita numerosissime perplessità che hanno destato preoccupazione da parte dei sindacati confederali e dei collettivi di rider organizzati sul territorio, che sono sul piede di guerra e hanno già annunciato scioperi e azioni legali per impedirne l’applicazione.

Può interessartianche...

Polemiche per i senzatetto in chiesa: possiamo sentirci giusti in un mondo sbagliato?

I diritti riproduttivi in Italia: facciamo il punto con “Libera di abortire”

Violenza in pronto soccorso: un fenomeno ampio

Come sottolineato in un comunicato da CGIL, CISL e UIL, l’accordo è stato sottoscritto pur in presenza di un tavolo sindacale aperto a luglio presso il Ministero del Lavoro, e aggiornato a settembre, attraverso il quale i sindacati confederali stavano tentando di ampliare il ventaglio di tutele riconosciute ai rider, inserendoli in un CCNL di logistica sottoscritto dalle loro categorie di riferimento fin dal 2018, ma che Assodelivery si era sempre rifiutato di firmare, nonostante fossero stati proposti anche percorsi condivisi di armonizzazione degli interessi eventualmente contrastanti. Denunciano così la scelta di un interlocutore di comodo, definito dalla rete nazionale Rider x i Diritti come una sigla sindacale che non ha alcuna rappresentatività nel settore e che anzi sta svolgendo una funzione antisindacale. Si tratta quindi di una finta operazione di miglioramento delle condizioni dei rider, che in realtà cela esclusivamente interessi economici a vantaggio delle sole piattaforme.

Nonostante diverse pronunce negli ultimi anni abbiano affermato la necessità di riconoscere ai ciclofattorini la natura di lavoratori subordinati, tale accordo lascia invariate le norme relative al lavoro autonomo, negando così un’eterorganizzazione che è invece palese per i rider. Ciò significa rafforzare la precarietà delle loro condizioni di lavoro, permettendo invece alle grandi multinazionali del food delivery di disporre di manodopera a basso costo e facilmente sostituibile, scaricando invece sulle spalle dei lavoratori il loro vantaggio fiscale e retributivo. Il contratto fissa in dieci euro il compenso minimo per ora, considerando però il solo tempo necessario per effettuare la consegna, senza invece tenere conto dell’intero tempo messo a disposizione da parte del dipendente, le cui condizioni, mantenendo il pagamento a cottimo, sono addirittura peggiorate.

Da tale inquadramento, discende che ai rider non verranno retribuite malattia, tredicesima, maternità o ferie e correranno il rischio di essere licenziati una volta raggiunto il tetto retributivo massimo per le collaborazioni occasionali. Anche le disposizioni del contratto apparentemente positive celano degli intenti tutt’altro che virtuosi, esprimendo la sola intenzione di incentivare lo sviluppo economico. Avevamo già segnalato, in occasione del commissariamento di Uber Italy i rischi che si insidiano nell’eccessiva flessibilità delle forme contrattuali prive di un ventaglio di tutele realmente rispettose dei diritti umani e della dignità dell’individuo.

L’accordo, siglato in una sede che non è quella propria della trattativa, non fa altro che porre un sigillo alla condizione di precarietà dei rider, ponendosi tra l’altro, in un solco tracciato dalle scelte politiche di questi ultimi anni e basato sul modello europeo della cosiddetta flexicurity. Si tende, così, ad alleggerire progressivamente le tutele all’interno del rapporto, nascondendo gli interessi economici dietro la promessa di maggiore occupazione. Dunque, ciò che appare necessario in questo momento è guardare al di là delle enunciazioni di principio che parlano di diritti sindacali, contrasto al caporalato e al lavoro irregolare, divieto di discriminazioni, per renderci conto di quali sono le reali intenzioni dei contraenti che stanno invece incentivando forme di sfruttamento sempre più gravi.

Nonostante il CCNL risulti aperto alla sottoscrizione degli altri sindacati, essi hanno già confermato di andare in direzione assolutamente opposta, seppur consapevoli che si tratti di una lotta tutt’altro che semplice e che i passi in avanti fatti nell’ultimo periodo sono stati spazzati via da un accordo che, si spera, non venga riconosciuto come legittimo dal Ministero del Lavoro, che ora più che mai è chiamato a prendere una decisione. Non si possono vanificare gli orientamenti oramai consolidati della giurisprudenza nazionale e internazionale e con essi le conquiste dei lavoratori, ma soprattutto non si può mortificare – spinti dal becero interesse economico – la loro dignità e il loro diritto ad avere un impiego che non equivalga a sfruttamento.

Prec.

Bookdealer: librai in via d’estinzione e colossi da abbattere

Succ.

Nome sui documenti delle donne afghane: una battaglia per esistere

Giusy Santella

Giusy Santella

Articoli Correlati

chiesa invisibili clochard
Attualità

Polemiche per i senzatetto in chiesa: possiamo sentirci giusti in un mondo sbagliato?

3 Febbraio 2024

Nutrire l’affamato, accogliere lo straniero, visitare l’ammalato sono gesti di restituzione e, dunque, atti di giustizia.” – Don Andrea Gallo È la notte fra il 2 e 3 dicembre, a Treviso la temperatura è bassa, molto bassa, come sempre...

aborto diritti riproduttivi
Attualità

I diritti riproduttivi in Italia: facciamo il punto con “Libera di abortire”

17 Gennaio 2024

Il 2023 si è chiuso con le parole di Elon Musk che, dal palco di Atreju, in occasione della festa di Fratelli d’Italia, si è dichiarato preoccupato per il tasso della natalità nel nostro Paese, che a quanto sottolineano...

violenza pronto soccorso
Attualità

Violenza in pronto soccorso: un fenomeno ampio

17 Gennaio 2024

Assistiamo, impotenti, all’ennesimo caso di cronaca che ci lascia desolazione e amarezza negli animi. La dottoressa Anna Procida, infermiera, viene aggredita nella serata del 3 gennaio presso il pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Il parente di un...

guerra - ukraina - soldati
Attualità

Gridano “cessate il fuoco” ma nessuno vuole rinunciare alla guerra

17 Gennaio 2024

Sono circa 59 le guerre in atto nel mondo in questo momento. Il Messico combatte dal 2006 contro i cartelli della droga, con 1367 morti. In Nigeria, dal 2009, la guerra ha ucciso 1363 persone. In Siria (1037 morti solo nel 2022), in Iraq (267), nello...

Succ.
donne afghanistan nome

Nome sui documenti delle donne afghane: una battaglia per esistere

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    747 shares
    Share 299 Tweet 187
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    504 shares
    Share 202 Tweet 126
  • “Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

    305 shares
    Share 122 Tweet 76
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    668 shares
    Share 267 Tweet 167
  • “Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

    303 shares
    Share 121 Tweet 76
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie