• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

“How to get away with murder” e la brutalità della vita reale

Giusy Santella di Giusy Santella
24 Novembre 2019
in Rubriche
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Cosa rende un telefilm avvincente per milioni di telespettatori? Quando un intreccio narrativo merita l’attenzione per cinque stagioni consecutive? Sono solo alcune delle domande che ci si può fare guardando How to get away with murder, la serie tv statunitense che ha rapito un numero notevole di utenti a partire dal 25 settembre 2014, quando ha debuttato su ABC (American Broadcasting Company), per poi conquistare solo pochi mesi dopo anche gli italiani su Fox.

I protagonisti del thriller giudiziario sono Annalise Keating – interpretata dall’attrice Viola Davis –, una feroce avvocatessa che appare senza scrupoli nella risoluzione dei propri casi, e cinque studenti della Middleton University di Philadelphia dove AK, come spesso la chiamano i suoi alunni, tiene un corso di diritto. I ragazzi collaborano con la professoressa nel suo studio, vengono coinvolti in casi complicati e spaventosi, e trascinati nella vita di Annalise, piena di misteri e segreti. Le loro esistenze diventano presto indissolubilmente connesse, ma è quasi impossibile spiegarsene il motivo. Emergono ricordi, avvenimenti passati, ognuno di loro sembra legato alla Keating in maniera definitiva. Gli errori di uno si ripercuotono sempre e indistintamente sugli altri, in un continuo cercare la serenità che la loro vita non ha più fin dalla prima stagione. Ciascuno deve fare i conti con i fantasmi che si porta dietro, i suoi segreti e le sue più oscure debolezze. La trama, quindi, si infittisce a ogni puntata di nuovi personaggi e di innumerevoli brutalità del sistema giudiziario americano contro cui bisogna battersi.

Può interessartianche...

Il Covid non va in vacanza: consigli utili e raccomandazioni

L’amaro dolce domani fra Philip Roth e Russell Banks

Anna: la libertà di scegliere

Una prima ipotesi è quella di supporre che la serie tv abbia così tanto successo perché affronta temi di enorme attualità, ossia non solo le ingiustizie e le contraddizioni in cui versa la giustizia statunitense, ma soprattutto questioni sociali come il diritto a un processo equo, le disuguaglianze razziali, le condizioni precarie di vita dei più deboli, degli emarginati e dei malati di mente. Limitandoci a un ambito territoriale americano e italiano, infatti, ci rendiamo conto che l’opinione pubblica affronta quotidianamente queste tematiche e che spesso lo fa muovendo le proprie dita su una tastiera, a colpo di commenti e di tweet, interessandosi molto poco o per nulla a dati reali e a storie di vita vissuta. O, almeno, è così nella maggior parte dei casi: l’America di Trump e l’Italia di Salvini ci mostrano brutalmente che molte delle questioni sociali più dibattute ci passano sotto il naso come se non fossero cose di cui doverci preoccupare, se non quando qualcuna di queste diventa lo strumento per incoraggiare e alimentare la guerra del più povero contro il più povero.

Allora, in una visione meno idilliaca e più verosimile, è l’esaltazione della violenza, della brutalità della vita che diventa quasi uno show, l’illusione che possano esserci Le regole del delitto perfetto, proprio come la traduzione che si fa del titolo della serie tv. Quasi come se non si trattasse più di vite vere, e spesso stroncate, ma solo di guerriglie, vendette, in un circolo senza fine. I telespettatori finiscono quasi sempre per tifare per i colpevoli perché questi trovino un modo per farla franca, perché oggi vince chi è più furbo. Un aspetto che ci riporta alla triste attualità. Non si tratta solo di un telefilm, infatti, ma della spasmodica ricerca di chi ci faccia sentire protetti, anche quando commettiamo i più atroci errori, anche quando le nostre leggerezze si ripercuotono gravemente sulle vite altrui. La cosa più importante resta quella di uscirne illesi, di trovare una giustificazione ai propri occhi e agli occhi degli altri. Ed è esattamente ciò che accade ad Annalise e ai suoi studenti: commettono errori, di cui molto spesso sono terzi a pagare le conseguenze, ma i telespettatori continueranno a fare il tifo per loro, ad attendere la violenza, la crudezza delle scene e anche la soddisfazione di chi la fa franca, pur essendo colpevole.

Certo, non è una dinamica propria esclusivamente del programma di cui parliamo, ma un risultato che possiamo ritrovare anche in altre serie tv di successo, tra cui House of Cards o La casa de Papel. Il pubblico fa il tifo per il cattivo, vuole che vinca e, soprattutto, vorrebbe essere al suo posto. Ritrova in lui la fonte del potere. Ma potente è chi è in grado di decidere non solo della propria vita, bensì anche di quella degli altri, è chi non si lascia condizionare dal sentire comune, dalla liceità dei propri comportamenti o dalla presunta illegalità delle proprie azioni. Presunta perché le scale di valori sono ormai rovesciate e non si sa più a cosa credere. Solo i potenti ci fanno sentire sicuri, per cui è a loro che finiamo per affidarci, tralasciando persino le nostre sensazioni.

Oggigiorno, il desiderio incessante di sicurezza e protezione permea la vita della maggior parte delle persone e nasce dalla paura. Dalla paura di dover decidere da sé, di assumersi le responsabilità delle proprie azioni, di guardarsi allo specchio e chiedersi cosa stiamo sbagliando. È la paura stessa a generare odio, violenza, sopraffazione e, infine, l’esaltazione di tutti questi sentimenti. Dunque chi è cattivo e se ne vanta è potente, ha coraggio e ci dà la conferma che non stiamo sbagliando, che non stiamo tifando per il concorrente errato.

Eppure, la serie tv ci mostra che tale meccanismo finisce con l’incrementare infiniti logorii interiori, riflessioni, in un continuo rimuginare sulla propria vita. Una cosa è salva: nessuno sfugge da se stesso. Anche il più cruento dei colpevoli si troverà a fare i conti con il proprio io, a scontare la propria pena, a cercare un motivo per andare avanti. E questo potrebbe essere l’altro: riemergono le questioni sociali, farsi del bene e curare se stessi, facendo del bene a chi ci circonda.

Che possa essere la soluzione anche per la brutalità che accompagna quotidianamente le nostre vite? Siamo certi che nessuno di noi potrà fare a meno di rifletterci alla prossima puntata di How to get away with murder. Nel mentre, restiamo sintonizzati per la sesta stagione!

Prec.

Cosa ho visto (e cosa succede) sul confine turco-siriano

Succ.

Giornalisti giornalisti o giornalisti impiegati?

Giusy Santella

Giusy Santella

Articoli Correlati

salute mentale inchiesta covid affaire mascherine
Rubriche

Il Covid non va in vacanza: consigli utili e raccomandazioni

17 Gennaio 2024

Un altro Natale è alle porte e, volenti o nolenti, stiamo imparando a convivere con il Sars-Cov2. Ritengo sia sempre utile ribadire un concetto fondamentale: anche se è finita la fase emergenziale, i vaccini anti-Covid approvati continuano a proteggere...

philip roth russell banks
Rubriche

L’amaro dolce domani fra Philip Roth e Russell Banks

3 Febbraio 2024

Nel corpo, non meno che nel cervello, è racchiusa la storia della vita. – Edna O’ Brien Philip Roth Il romanzo L’animale morente di Philip Roth, attraverso l’oscillazione fra venerazione e ossessione del possesso di un corpo e per...

anna
Rubriche

Anna: la libertà di scegliere

18 Dicembre 2023

Anna è il nome che avevo scelto e, per il rispetto della privacy della mia famiglia, resterò “Anna”. Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo...

marianna vittorioso condom bar napoli tools
Rubriche

“Use the right tools”: Marianna Vittorioso e il primo free condom bar di Napoli

14 Dicembre 2023

Il 30 novembre scorso, presso il Bar Tools in Via Calata Trinità Maggiore a Napoli si è aperto un vernissage a cura di Marianna Vittorioso, architetto e artista di origine campana con base a Shangai. L’installazione, che ha preso...

Succ.
giornalisti

Giornalisti giornalisti o giornalisti impiegati?

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • the brutalist

    “The Brutalist”, ovvero cronaca di un film inutile

    911 shares
    Share 364 Tweet 228
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1557 shares
    Share 623 Tweet 389
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1130 shares
    Share 452 Tweet 283
  • Cosa fa il cooperante: la funzione e la preparazione necessaria

    315 shares
    Share 126 Tweet 79
  • Esorcisti e psichiatri: demoni o psicosi?

    957 shares
    Share 383 Tweet 239
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie