• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

“Hellboy”: spacconata divertente, ma manca la poesia di Del Toro

Claudio Gargano di Claudio Gargano
6 Luglio 2021
in Cinema
Tempo di lettura: 5 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

Il ragazzo dell’Inferno, per gli amici Red, già portato due volte sullo schermo da Guillermo Del Toro, è tornato in una nuova veste, con un nuovo regista – il Neil Marshall di piccoli gioielli horror degli anni 2000 come Dog soldiers e il suo migliore The descent – e un nuovo interprete, il David Harbour, lo sceriffo Hopper della serie Stranger Things. 

Per chi non conoscesse il personaggio, nato negli anni Novanta dalla penna di Mike Mignola per la Dark Horse Comics, si tratta letteralmente di un ragazzo scaturito dall’Inferno, evocato dai nazisti nel 1944 su un’isola scozzese nel corso di un rituale occulto. Preso in consegna dagli americani, che ne approfittano anche per far fuori un bel po’ di crucchi, viene cresciuto da uno scienziato del sovrasensibile, Trevor Bruttenholm, che gli fa da padre e lo introduce, come arma strategica, nel B.P.R.D. (Bureau of Paranormal Research and Defense), Istituto per la Ricerca e Difesa del Paranormale. Il giovane, provvisto di grosse corna come si conviene a qualsiasi abitante del regno di Satana, ci tiene però a tenerle tagliate e limate per passare più o meno inosservato tra gli uomini – cosa comunque impossibile – o, forse, per rinnegare la sua natura. Questo l’assunto di base per una serie di avventure che attraversano il territorio del gotico e del soprannaturale in chiave post-moderna con la sfrontatezza di un personaggio come Hellboy, abituato a menare le mani – complice un enorme pugno di pietra –, che non va mai tanto per il sottile ma, a dispetto della sua natura infernale, dotato di ben più umanità rispetto a tanti altri cosiddetti esseri umani.

Può interessartianche...

Golden Globe 2024: vincitori e vinti della cerimonia

“Napoleon”: l’ultima fatica di Ridley Scott non convince

“C’è ancora domani”: l’esordio alla regia di Paola Cortellesi è un successo

Per chi ha amato i due capitoli diretti da Del Toro, il reboot – ovvero rilancio del personaggio –, che fa piazza pulita dei precedenti capitoli azzerando tutto e ricominciando da capo, è una notevole sterzata in una direzione diversa. Decisamente più ruvido, sporco, sia nei contenuti che nella forma – ci sono numerosi litri di sangue e scene splatter in più –, questo Hellboy firmato Neil Marshall è una cavalcata adrenalinica tra roboanti scontri con creature dell’universo fantasy – giganti, esseri muta-forma, fatine, uomini-cinghiale, streghe orribili oppure avvenenti – che non esitano a infilzare, squartare e triturare chiunque capiti a tiro. Il tutto viene stemperato dall’ironia di grana grossa del nostro ragazzone rosso che, quando non è impegnato a spaccare grugni soprannaturali, si chiede il senso della propria missione sulla Terra e se sia giusto andare contro delle creature che in realtà sono molto più vicine a lui rispetto alla razza umana. E, soprattutto, la domanda è: se gli umani non cacciassero tali creature, forse anche queste non sarebbero più una minaccia?

L’Hellboy di Marshall è anche un personaggio meno maturo rispetto a quello più consapevole dei film di Del Toro – scelta peraltro legittima – e vive ancora un rapporto conflittuale irrisolto con la figura paterna che, se nelle opere del regista messicano veniva incarnata dalla dolcezza di un attore come John Hurt, qui ha invece la freddezza di Ian McShane che le dona l’ambiguità tipica del personaggio di Odino da lui interpretato in American Gods – la serie tratta dall’omonimo romanzo di Neil Gaiman – ma senza averne le profonde sfaccettature, non tanto per mancanze del talentuoso interprete, quanto per insufficienza di scrittura. Il cattivo di turno, l’efferata strega Nimue, interpretata dalla sempre avvenente Milla Jovovich – ormai da anni imprigionata nell’horror quasi macchiettistico dei vari Resident evil – non va al di là di un tratteggiamento mono-dimensionale. Forse, in questo, si avvertono i numerosi disaccordi sul set tra regista e produzione, di cui è trapelato qualcosa solo recentemente. Certamente tutto ciò non ha giovato al film che nasce dalla fusione, non proprio coerente, di più storie originali del fumetto, in particolare Caccia selvaggia e Il seme della distruzione.

La cosa divertente del nuovo Hellboy è proprio il gusto dell’esagerazione, la sua voglia di spaccare tutto e tutti, accompagnata da quella insolenza che è sempre stata la cifra del personaggio, qui ancora più a briglia sciolta, nonché una fiera di creature mostruose perfino più numerose dei film precedenti. Soprattutto verso il finale abbiamo una parata di mostri che faranno la gioia degli amanti di Lovecraft. Il problema è che rimane tutto in superficie. L’empatia per le creature strane è solo a parole, ma basta ricordare la commovente scena della morte del gigante elementale verde in Golden army – il secondo capitolo di Del Toro – per capire che è inutile cercare quel livello di profondità e poeticità a cui ci aveva abituato il cineasta messicano. Anche se nel reboot sono presenti mostri impressionanti in gran quantità, manca quella visione forte che sapeva affabularci con scene indimenticabili come quella del mercato dei Troll, oppure del regno sotterraneo degli elfi oscuri. Anche la trattazione della mitologia è differente. Nella pellicola di Marshall gli elementi mitologici, in questo caso re Artù, Merlino, la spada Excalibur, l’orribile strega dell’est Baba Yaga – non sveliamo come centrano nella storia –, vengono ridotti a meri dispositivi narrativi gettati un po’ lì per caso. Nei precedenti lavori, invece, si respiravano tutto il mistero e la magia tipici delle narrazioni permeate dalla forza dei miti che conservavano intatta quella capacità che hanno le storie mitologiche di riverberare nell’anima. Tutti aspetti che mancano totalmente nel nuovo capitolo.

Altro scoglio da superare era l’inevitabile confronto con la precedente incarnazione del ragazzo infernale e cioè Ron Perlman, mitico attore caratterista presente in centinaia di film di genere – ricordato dal grande pubblico come il Salvatore del Nome della rosa di Annaud – che, con Hellboy, aveva trovato una sua statura da protagonista. Tuttavia, il nuovo interprete, David Harbour, riesce a farlo suo in un modo abbastanza personale, rendendolo altrettanto credibile, utilizzando corde emotive diverse dall’attore-feticcio di Del Toro, ma comunque fedeli al personaggio e donandogli una sua fisicità efficace. Come si diceva, stavolta il protagonista è più grezzo, immaturo e sporco e ci sta tutto.

Rimane anche l’interessante conflitto interiore di un personaggio costretto, suo malgrado, a difendere una razza, quella umana, da cui viene disprezzato e soprattutto destinato per sua natura a portare l’apocalisse nel nostro mondo, a meno che forse non riesca a operare una scelta morale consapevole. Viene conservata anche quell’affascinante e bizzarra irruzione di elementi fantasy-gotici nel mondo reale che da sempre costituisce la cifra di Hellboy, così pure la sua ironia che normalizza le situazioni, come ammette lo stesso protagonista citando la sua analista. Però, tutto viene portato avanti come se fossimo sulle montagne russe e gli scontri fisici sono decisamente più parossistici, con ettolitri di sangue volutamente in eccesso. Intendiamoci, può pure funzionare per un po’, anche perché riporta il personaggio a quella ruvidezza che gli è tipica dalle vignette di cui era protagonista – in questo forse c’entra il tanto strombazzato coinvolgimento dello stesso Mignola, autore del fumetto – ma dimentichiamoci della poesia, della visionarietà e della capacità mitopoietica che Del Toro sapeva donare al personaggio. Se invece ci godiamo il gusto per l’eccesso e il ritmo di una spacconata divertente senza tante remore, soprattutto inteso come sano antidoto ai più patinati, edulcorati e corretti cinecomic Marvel, allora va bene.

https://www.youtube.com/watch?v=SJF28H1mLs8

Prec.

Festival del Giornalismo: Perugia al centro del mondo

Succ.

La Sinistra riparta da… Facebook

Claudio Gargano

Claudio Gargano

Regista, autore e montatore cinematografico, Claudio Gargano nel corso della sua attività, ha alternato lavori di regia e montaggio, riprese, scrittura, spaziando in vari campi dell’audiovisivo. Ha scritto, diretto e montato cortometraggi auto-prodotti, selezionati e proiettati in numerosi festival e sulle emittenti televisive nazionali La 7 e Coming Soon, nonché un docu-film sulla Napoli esoterica, ancora in post-produzione. Ha ideato e realizzato lavori di video-arte tra cui la Video-installazione “Le 14 stazioni di Cristo” proiettato su 14 schermi nel colonnato di Piazza del Plebiscito a Napoli nel periodo della Pasqua 2016. Scrive recensioni cinematografiche, racconti e sceneggiature. Ha pubblicato sul periodico bimestrale a tiratura nazionale “Tutto digitale” (n. 67 Aprile 2011 e n. 68 Giugno 2011) gli articoli “Diario di un backstage” parte 1 e 2 sull’esperienza da regista di Backstage sui set cinematografici e il saggio “Jung, i Police, I-ching e QUANT’altro” sul concetto della sincronicità junghiana applicata nel cinema, nella musica e in letteratura, nel volume collettivo “Delle coincidenze” edito da “Ad est dell’Equatore” nel 2012. Ha realizzato Backstage cinematografici su set di film prodotti da RAI Cinema come “Tris di donne & abiti nuziali” con Sergio Castellitto, ha curato il backstage ufficiale del “Napoli Film Festival” (Edizioni 2009/10/11) dove ha potuto intervistare numerosi personaggi della cinematografia mondiale (Ennio Morricone, Jonathan Demme, Paolo Sorrentino, Matt Dillon). E’ stato operatore video per il casting della prima serie di Gomorra, sotto la direzione di Stefano Sollima e Laura Muccino. Nella sua attività realizza video aziendali, spot, documentari, trailer promozionali, video-montaggi a tema e altro ancora.

Articoli Correlati

golden globe
Ciak!

Golden Globe 2024: vincitori e vinti della cerimonia

5 Febbraio 2024

Come da tradizione all’inizio dell’anno, i Golden Globe celebrano tutto il meglio delle pellicole e delle serie tv. Ambitissimi poiché considerati una sorta di anticamera degli Oscar, ci mostrano fin da subito come tali prodotti siano stati percepiti da...

napoleon
Cinema

“Napoleon”: l’ultima fatica di Ridley Scott non convince

12 Dicembre 2023

Ridley Scott torna sui grandi schermi con la sua ultima fatica, dal titolo più che altisonante: Napoleon. In sala già dal 23 novembre, il film è un biopic (con svariate licenze artistiche) del celeberrimo imperatore Napoleone Bonaparte, dalla sua...

cortellesi c'è ancora domani
Cinema

“C’è ancora domani”: l’esordio alla regia di Paola Cortellesi è un successo

23 Novembre 2023

Non basta certo un film, ma C’è ancora domani è sicuramente un ottimo simbolo e promemoria in vista del 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Si tratta dell’esordio dietro la macchina da presa dell’attrice Paola...

live-action
Cinema

Live action: cosa c’è che non va con la Disney?

8 Novembre 2023

Da La sirenetta a Mulan, da Il re leone a Bambi, a Biancaneve e i sette individui che non sono i sette nani. Gli adattamenti in live action dei classici Disney, seppur prolifici, stanno vivendo un momento di profonda contraddizione....

Succ.
facebook

La Sinistra riparta da… Facebook

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    690 shares
    Share 276 Tweet 173
  • “L’abitudine di mentire”: conversazione con Deborah D’Addetta e Antonio Esposito

    316 shares
    Share 126 Tweet 79
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    496 shares
    Share 198 Tweet 124
  • Storia eretica del sangue mestruale

    1162 shares
    Share 465 Tweet 291
  • Porno Napoli (o Napoli Porno, vedete un po’ voi)

    1621 shares
    Share 648 Tweet 405
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie