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Halloween: tre film horror non convenzionali

Alessandra Trifari di Alessandra Trifari
30 Ottobre 2020
in Cinema
Tempo di lettura: 4 minuti
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Halloween è alle porte ma, a causa della pandemia in corso, lo spirito dei festeggiamenti non sarà lo stesso, purtroppo. La ricorrenza del terrore più famosa al mondo (erroneamente ritenuta di origine americana) non vedrà feste né sfilate di bambini dagli spaventosi costumi. Dovendo restare a casa, quindi, quale modo migliore di celebrare la notte dei mostri se non quello di gustarsi un buon film da brivido? Una tradizione che, COVID o meno, non può mancare. Ecco perché abbiamo selezionato tre pellicole thriller/horror assolutamente non convenzionali rispetto a quelle che di solito siamo abituati a vedere per restare in tema e, allo stesso tempo, portare qualche spunto di riflessione in più.

Una di queste è senza dubbio It follows. Diretto e prodotto dall’esordiente David Robert Mitchell, il film è stato presentato al Festival di Cannes del 2014 e distribuito nelle sale italiane due anni dopo. Protagonista è la diciannovenne Jay (Maika Monroe) che ha un appuntamento con Hugh. Dopo aver avuto un rapporto sessuale con lei, il ragazzo la droga e la lega, non per farle del male ma per costringerla ad ascoltarlo. Jay apprende con sgomento che le è stata trasmessa una sorta di virus sovrannaturale e che, da quel momento, sarà perseguitata da un’entità sotto forma di persona comune che avrà come scopo di ucciderla. Se lei muore, l’entità tornerà a perseguitare la vittima precedente. L’unico modo per liberarsene è passarla a qualcun altro tramite un ennesimo rapporto sessuale e assicurarsi di spiegare bene le regole per restare vivi.

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Se dapprima la trama di It follows può sembrare assurda, ci si accorge presto che si tratta di un’opera straordinaria, che mira a far empatizzare lo spettatore con i protagonisti e trasmettere quella giusta dose di angoscia, senza bisogno di inutili jumpscare. Peculiare è la caratterizzazione dell’entità: cammina lentamente (stilema del classico zombie) ma non dà tregua, seguendo la vittima finché non riuscirà a raggiungerla. È l’inesorabilità la connotazione più inquietante della creatura, l’amara consapevolezza che continuerà a braccarti sempre, ovunque.

Un modo originale di trattare il sesso all’interno di un film, che lascia aperti svariati spunti di riflessione. I critici l’hanno infatti interpretato come una parabola sull’AIDS e le malattie veneree, e sulle varie paure sociali, spesso sfociate in psicosi. Sebbene non voglia essere in alcun modo un film di denuncia, è inevitabile pensare alle conseguenze del sesso non protetto. Ottima è la regia, fine e autoriale, e la colonna sonora stile anni ’70-’80. Un horror che non si concentra su un tipo di violenza visiva, ma più che altro fa leva su quel senso di ansia in un’aura surreale, omaggiando fortemente i classici del cinema horror come George Romero o John Carpenter.

Nel 2016, Fede Alvarez dirige invece un interessante thriller con connotazioni tipicamente horror: Man in the dark. A Detroit, Alex, Rocky e Money sono soliti svaligiare appartamenti. Come prossimo colpo, scelgono la dimora di un uomo cieco, certi della facilità. Non sanno, in realtà, che l’uomo è tutt’altro che indifeso poiché si tratta di un ex marine della guerra del Golfo. Le cose prenderanno una piega assolutamente imprevista e la casa si trasformerà presto in una vera e propria prigione.

La pellicola fa parte del filone home invasion, l’irrompere di una o più persone all’interno di una casa, minacciando il proprietario. Alvarez, però, fa un salto e gioca col genere, ribaltandolo. Sono i ragazzi, una volta rinchiusi in casa, a luci spente, a essere braccati dall’uomo, in uno scontro che tiene lo spettatore con il fiato sospeso per l’intera durata della pellicola. Inevitabile empatizzare con loro, pur sapendo bene chi sono gli intrusi. Una gara in cui tutti cercano di approfittare dei propri vantaggi e delle debolezze altrui, facendo apparire la linea che separa il bene dal male sempre più sottile.

Nel cast si notano Stephen Lang, nei panni del cieco, e Dylan Minnette (Clay della serie tv Tredici). La regia accompagna una storia già avvincente, con filtri a infrarossi e notevoli piani sequenza. Il ritmo frenetico, la tensione crescente e l’atmosfera inquietante rendono Man in the dark un validissimo prodotto di intrattenimento, con qualcosa in più. Sì, perché le direzioni che prende lasceranno davvero senza parole.

Ultimo, ma non per importanza, è Scappa – Get Out, forse il più celebre tra questi. Un horror del 2017 che vanta il privilegio di aver ricevuto il Premio Oscar come miglior sceneggiatura originale e le candidature per miglior film, miglior regia e miglior attore a Daniel Kaluuya.

Chris e Rose sono fidanzati e lei desidera far conoscere al ragazzo la sua famiglia. Chris è scettico, si domanda se i suoi genitori siano al corrente che lui è afroamericano, ma Rose gli dice di non preoccuparsi, che è tutto ok. Quando Chris arriva nell’enorme villa, viene accolto con calore e affetto ma, ben presto, si accorgerà che qualcosa non va. La famiglia ha degli strani comportamenti e anche i domestici, gli unici di colore, lo lasciano profondamente turbato.

Jordan Peele, al suo esordio dietro la macchina da presa, è forse uno dei registi contemporanei più particolari, in grado, con solo due pellicole al momento, di aver creato quasi un genere Peele. Prende il concetto di horror e ne stravolge del tutto i significati, arrivando a coniugare suspense e inquietudine con una profonda critica sociopolitica. Vengono affrontate tematiche non proprie del genere, come quella razziale, in maniera decisamente originale. Uno dei tratti distintivi di Peele è senz’altro l’utilizzo dell’elemento satirico, grottesco, attento però a non cadere mai nel ridicolo, cosa che rende i suoi film dei prodotti unici. Gioca con gli stereotipi, mette in scena una pesante denuncia della società statunitense, del politically correct, realizzando un thriller psicologico, più che un horror. L’angoscia e la tensione che ne derivano sono disarmanti, merito anche di una colonna sonora fatta di inquietanti violini stridenti e di una magistrale interpretazione del protagonista. Un film che non si fa di certo dimenticare.

A chi pensa che il genere horror non sia all’altezza e abbia già raccontato tutto quello che poteva raccontare, rispondiamo che non è così e questi film ne sono la prova. Basta solo decidere come raccontarlo. Se vi va, questa sera ne parliamo live, dalle ore 19, sui social di Mar dei Sargassi. Vi aspetto!

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Alessandra Trifari

Classe 1991. Dottoressa in storia dell'arte e disegnatrice. Scrive da sempre e la sua mente viaggia tra arte, cinema, musica e parità di genere. Dei due sentieri, sceglierà sempre il meno battuto.

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