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“I giovani” della generazione Salinger

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
3 Giugno 2021
in Billy
Tempo di lettura: 3 minuti
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Siamo noi. I giovani, incazzati, inadatti, irrequieti, alla ricerca di domande ancor più che di risposte. Noi che ce ne stiamo in un angolo della festa, ma che urliamo silenziosi la nostra presenza. Noi che inganniamo la morte salvaguardando la fanciullezza, che cerchiamo il nostro ordine nel caos del mondo che non ci somiglia.

Siamo la generazione Salinger e non importa se non abbiamo età, non l’avremo mai. Sì, perché Jerome David Salinger, autore americano originario di New York, non ha inizio, né fine, proprio come i suoi scritti, partendo da Il giovane Holden – il suo unico romanzo, nonché la più celebre delle sue opere – passando per i Nove Racconti, fino all’ultimo lavoro, I Giovani, pubblicato dalla casa editrice Il Saggiatore nel 2014.

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Jerry – per gli amici – inseguiva il suo sogno: pubblicare sul New Yorker. Si accontentò, tuttavia, del magazine Story, dopo numerose bocciature che non gli fecero perdere, però, il desiderio più grande che aveva: scrivere. Poi, da lì in avanti, non si fermò più. Anzi, la penna divenne la sua ossessione.

The Young Folks fu il suo racconto d’esordio. Era il 1940 e un giovane, acerbo prodigio si affacciava ufficialmente sulla scena della letteratura mondiale attraverso una narrazione di poche pagine, chiara, diretta, di straordinario impatto emotivo. L’editore milanese che ha riportato, dopo settant’anni, la voce di Salinger tra gli scaffali delle librerie italiane, mette insieme tre delle sue primissime elaborazioni partendo proprio da I giovani, passando per Va’ da Eddie e Una volta la settimana, pubblicati negli States rispettivamente nel 1940 e  nel 1944.

Estratti di vita in cui l’autore scaraventa il lettore senza spiegargli alcunché, semplicemente lo coinvolge, gli apre una finestra su spaccati di autentica esistenza. Denuncia lo snobismo della borghesia, ipocrita e materiale, accende un faro sull’incomunicabilità, la solitudine giovanile, l’inquietudine e il disorientamento con cui affronta l’inevitabile età adulta alle porte. Temi che, ancora oggi, risultano tanto, troppo attuali, nonostante disegnino una realtà degli inizi del secolo scorso.

Durante gli anni della guerra, poi, sviluppò quegli argomenti di pari passo all’insofferenza di cui era pervaso. Annusò i corpi bruciati nei lager, e qualcosa in lui cambiò per sempre. Nacque, così, Holden Caulfield, suo alter ego, finalmente maturo portatore di quei temi che già lo avevano accompagnato nei primi scritti, finalmente anche in Italia pubblicati.

I giovani di Salinger affrontano l’America appena successiva alla Beat Generation di Hemingway e si preparano alla guerra che sconvolgerà il mondo. In loro si rispecchiano le contraddizioni, i dolori dell’epoca. Sono meno romantici di chi li ha preceduti e più duri con se stessi e con tutto ciò che li circonda. I dialoghi appaiono veloci, intrisi di quell’angoscia che pervade l’animo dei protagonisti. Sono ragazzi che riconoscono nello sparire il senso dell’esistenza, ed è forse per questo che non risultano abili a comunicare o a condividere le proprie difficoltà.

In attesa di un suo prossimo romanzo – che non avrebbe mai voluto pubblicare, ma che la famiglia ha, invece, deciso di rendere pubblico, assieme ad altri suoi scritti tra il 1980 e il 2010, quando morì nella sua casa di Cornish, nel New Hampshire, dopo aver trascorso gran parte della vita a rifiutare qualsiasi contatto con il mondo esterno – noi, generazione Salinger, con I Giovani abbiamo un nuovo punto di contatto con il suo genio solitario, un nuovo specchio in cui guardarci e urlare al mondo la nostra voglia di attenzione.

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