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Da Monmouth a Bristol: la storia infinita di Merlino

Sarah Brandi di Sarah Brandi
30 Giugno 2021
in Lapis
Tempo di lettura: 3 minuti
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Alcune storie sono state raccontate così tante volte e per così tanto tempo che sembra che niente di nuovo possa essere detto a loro riguardo. Non è questo, però, il destino che spetta alla storia di Re Artù e i suoi cavalieri. Recentemente, infatti, sono stati ritrovati dei frammenti di pergamena in francese medievale risalenti al XIII secolo in cui si raccontano alcuni episodi del ciclo arturiano.

La fortuita scoperta è stata fatta nella biblioteca dell’Università di Bristol dal custode Michael Richardson mentre sfogliava un volume del XV secolo del teologo Jean Gerson (1363-1429). Appena avvenuto il ritrovamento, il bibliotecario ha contattato la dottoressa Leah Tether, presidente della sezione inglese dell’International Arthurian Society, per esaminare i papiri. Tali estratti racconterebbero una nuova versione di alcuni episodi delle leggende del re che fu e che sarà presenti nel Ciclo della Vulgata (o Lancelot en prose). In particolare, narrerebbero momenti relativi al personaggio di Mago Merlino, aggiungendo alcuni dettagli alla sua storia e descrivendolo mentre esorta le truppe di Artù prima della battaglia di Trèbes per guidarle poi all’attacco sventolando il vessillo ornato da un drago sputafiamme regalato al sovrano da Sir Key. Si parlerebbe, quindi di un Merlino guerriero, ma anche delle sue doti magiche e della capacità di interpretare i sogni. Un altro episodio riguarderebbe invece l’inganno di Vivienne che lo intrappola in una roccia.

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La figura di Merlino deriverebbe dalla letteratura gallese, dove comparirebbero due tipologie di personaggio diverse: Myrddin Wylltt (Merlino il Selvaggio), un soldato divenuto pazzo dopo una battaglia, presentato da Goffredo di Monmouth nel Prophetia Merlini (1132 ca.), e Myrddin Emrys (Merlino il Saggio), protagonista dei poemi di Merlino (Dysgogan Myrdin) contenuti nell’Armes Prydein (930 ca.), attribuito con molta probabilità a Taliesin. La sua prima apparizione nella letteratura legata ad Artù, invece, è da attribuire sempre a Goffredo di Monmouth che crea il personaggio (trasformando il gaelico Myrddin nel latino Merlinus) fondendo Myrddin Wylltt con Ambrosio Aureliano, un condottiero britannico semi-leggendario che vinse numerose battaglie contro gli anglosassoni nel V secolo.

Nell’Historia Regum Britanniae (1136-1147 ca.), egli viene chiamato alla corte di Re Vortigern a cui rivela perché il suo castello continua a crollare e gliene predice la rovina. Merlino, quindi, inizia a essere caratterizzato come un personaggio non del tutto umano, nato dall’incontro di una principessa mortale con un demone, da cui ha ereditato i poteri. Egli viene anche visto come colui che permette la nascita di Artù, di cui diviene amico e consigliere, permettendo al Re Uther Pendragon di giacere con la bella Igraine, facendogli assumere le sembianze di Gorlois, duca di Cornovaglia e marito di quest’ultima. Goffredo racconta di lui anche nella sua terza opera, Vita Merlini (1150), dove ancora una volta narra le vicende dell’esistenza del profeta.

In generale, quindi, Merlino viene presentato come un demiurgo che ha il potere di mutare aspetto e di leggere il futuro. Un semi-demone che non sempre presenta delle caratteristiche positive, tanto che nel componimento Merlin (1190-1210) di Robert De Boron (di cui si conservano solo 500 versi) viene persino identificato con un potenziale anticristo. Nel Roman de Brut (1155) di Wace, il mago viene invece presentato come il più fidato dei consiglieri di Artù e come l’ideatore e realizzatore della famigerata Tavola Rotonda. Thomas Malory ha invece il merito di rendere il mago colui che fa impugnare al valoroso sovrano di Camelot la sua potentissima spada Excalibur.

Non solo nel Medioevo, tuttavia, Merlino è stato protagonista di opere letterarie. Diversi scrittori, infatti, hanno riusato e reinterpretato questo personaggio. Marc Twain, ad esempio, lo ha reinventato nel suo romanzo Un americano alla corte di Re Artù (1889). Qui, il chiaroveggente viene descritto come un ciarlatano e un impostore. Ne Le cronache di Camelot di Jack Whyte, invece, Merlino diventa invece narratore delle vicende di quattro degli otto libri che compongono la saga e viene descritto più come un condottiero che come un mago sapiente.

Nel corso della storia, il demiurgo dimorante a Camelot ha quindi mutato le sue caratteristiche e la sua esperienza a seconda della penna che ne ha raccontato le gesta. Talvolta cattivo, altre buono (si pensi anche al simpatico vecchietto dalla barba bianca di Walt Disney), egli ha continuato a sopravvivere nei secoli, diventando una leggenda che ha ispirato numerosi altri personaggi letterari come quello del tolkieniano Gandalf o del potteriano Silente. Immortale nel tempo come nella saga di Artù, Merlino, quindi, è protagonista di una storia che, come dimostra il ritrovamento avvenuto a Bristol, è tutta ancora da raccontare.

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