Cambridge Analytica
Attualità

Cambridge Analytica: il Mondo Nuovo del fascismo dei dati

Nella sua prefazione a Il Mondo Nuovo, Aldous Huxley scrive che la verità è importante, ma ancor più importante, da un punto di vista pratico, è il silenzio sulla verità. Il romanzo ha visto la luce per la prima volta nel 1932 e racconta di una civiltà del futuro in cui le persone vengono indottrinate fin dalla culla a non mettere in dubbio il proprio ruolo nella società grazie all’ipnosi e inebetite dal soma, una droga il cui consumo stimola nell’organismo una sensazione di appagamento e placida estasi. Più di tutto, il nuovo mondo di Huxley basa le sue premesse sull’intuizione che la tecnologia possa essere usata come strumento di controllo sociale. Quell’intuizione si rivela sempre più corretta.

Nel 2018 scoppia il caso Cambridge Analytica: i dati di 87 milioni di persone sono stati trafugati su Facebook e utilizzati per confezionare i contenuti della campagna elettorale di Donald Trump, eletto Presidente degli Stati Uniti nel 2016. La giornalista britannica Carole Cadwalladr pubblica la notizia sul The Observer dopo essere riuscita ad avere un colloquio con un ex dipendente di Cambridge Analytica, Chris Wiley. Quest’ultimo svela l’inquietante retroscena di un banalissimo test per la personalità sulla celebre piattaforma: le persone che hanno deciso di partecipare al giochino, ignare, sono state profilate a scopo politico. Non solo, l’algoritmo predittivo del test ha attinto ai profili e all’attività degli amici di chi vi ha partecipato: la lista dei mi piace, delle interazioni, delle condivisioni e, in qualche caso, persino dei messaggi privati.

Di colpo, il confine che separa il nostro mondo dal suo equivalente huxleyano si assottiglia: l’algoritmo era parte di una ricerca sperimentale dell’università di Cambridge sulla psicografia. Nel 2013, uno studio dell’ateneo di Berkeley in California ha provato che è possibile predire molte caratteristiche di un individuo semplicemente avendo accesso ai suoi like sul social network. Il modello dei ricercatori è stato in grado di prevedere con un alto tasso di accuratezza (oltre il 60%) l’orientamento sessuale, la provenienza sociale, l’etnia, l’età, il grado di erudizione, lo schieramento politico e la personalità del campione di circa 58mila volontari.

L’analisi psicografica è una tecnica di marketing che viene frequentemente adottata dai brand e dalle piattaforme di servizi come Facebook per mostrare annunci pubblicitari in linea con il profilo dell’utente. Grazie ai dati raccolti dall’attività online, è possibile orientare il soggetto all’acquisto di un prodotto appellandosi non già alla sua appartenenza a una determinata fascia d’età o al sesso, ma alle sue paure, alle sue passioni e alle sue aspirazioni per il futuro. La paura, soprattutto, è una leva potente.

Nello specifico, la strategia psicografica di Cambridge Analytica e SCL era individuare, nel vastissimo gruppo campione, gli influenzabili: quelli che, dai dati raccolti, risultavano più facilmente manipolabili e sensibili a un certo tipo di informazioni. Gli influenzabili venivano bombardati da annunci pubblicitari e fake news che avrebbero rinforzato i loro bias e condizionato il loro comportamento in cabina elettorale.

Dopo la vittoria per il leave al referendum sulla Brexit, Carole Cadwalladr conduce un’inchiesta su una cittadina del Galles i cui abitanti hanno votato in massa per lasciare l’Unione Europea. Il centro di Ebbw Vale, un tempo famoso per gli impianti di lavorazione del carbone, ha beneficiato di una riqualificazione proprio grazie all’impiego di fondi europei. Le persone, però, hanno la percezione di essere state abbandonate dall’UE di fronte alla minaccia di un’immigrazione sempre più violenta e massiccia. Sorprendentemente, anche il tasso di stranieri a Ebbw Vale è bassissimo. Un’abitante della cittadina contatta Cadwalladr dopo l’uscita dell’articolo per dirle che il suo voto sulla Brexit è stato influenzato da una serie di annunci che ha visto su Facebook: una montagna di fake news sull’invasione del Regno Unito da parte dei turchi che l’ha spaventata.

Nel documentario prodotto da Netflix The Great Hack – Privacy Violata emergono con grande chiarezza i dettagli dello scandalo Cambridge Analytica, la rete di relazioni in comune tra Trump, la Brexit e altri gruppi di matrice sovranista. Emerge anche la figura chiave di Brittany Kaiser, ex business director della società. Brittany, a inizio 2020, ha cominciato a rendere pubblici i dati di circa 86 Paesi sui quali Cambridge Analytica avrebbe operato. I documenti vengono condivisi su Twitter da un account anonimo, @Hindsightfiles. Tra questi Paesi figura anche l’Italia. Nel 2012, per ammissione dello stesso Alexander Nix, ex amministratore delegato proprio di Cambridge Analytica, la società ha aiutato un partito italiano a rinascere. A oggi, non si sa ancora a quale realtà politica nostrana faccia riferimento.

In un suo articolo per il Financial Times, Kaiser afferma che attualmente i dati valgono più del petrolio e i colossi tecnologici della Silicon Valley come Facebook si stanno trasformando in cleptocrazie autoritarie. I social network, nati per mettere in comunicazione le persone in tutto il mondo, sono diventati focolai d’odio. Il paradosso è che, se da un lato le istituzioni, gli individui e i comitati si battono contro l’astio e la mistificazione online, per le piattaforme che ne sono diventate terreno di diffusione garantire il fact-checking degli annunci politici a pagamento continua a non essere un’opzione.

Mark Zuckerberg si trincera dietro una definizione falsamente ingenua della libertà d’espressione dell’utente. Siccome vogliamo lasciare gli utenti al centro, sono loro che devono discriminare cosa vogliono o non vogliono vedere su Facebook: una sorta di mercato delle idee in cui, come suggerisce la metafora di John Stuart Mill, l’incontro libero e aperto presupporrebbe sempre il prevalere della verità sulla fake news. Il Premio Nobel Joseph Stiglitz evidenzia in una sua analisi di questa logica quanto, però, l’assenza di trasparenza, di regolamentazione, di controllo e anche di sanzioni adeguate non faccia altro che creare squilibrio e, di fatto, impoverire ancora di più la libertà di espressione. Cosa succede, per esempio, se coloro che vogliono diffondere una bufala su Facebook sono disposti a pagare di più di quelli che vorrebbero contrastarla?

Lo storico Yuval Noah Harari parla di fascismo dei dati: secondo lo studioso, i fascismi del passato avrebbero fallito perché non disponevano della tecnologia adeguata per accentrare in un unico punto enormi masse di dati e informazioni. Oggi, quella tecnologia esiste e Il Mondo Nuovo somiglia più a una profezia oscura che al titolo di un romanzo di fantascienza. L’unico modo per contrastarla, proprio come nel romanzo di Huxley, è la ricerca della verità, la conoscenza e la consapevolezza delle nostre identità digitali.

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