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Attualità

Aurora Leone: la sua discriminazione è la quotidianità di ogni donna

Saranno ormai tutti a conoscenza dello sgradevole episodio avvenuto ad Aurora Leone, componente del gruppo comico The Jackalalla cena della celebre Partita del Cuore. Per quei pochi che abitano su Plutone, invece, spieghiamo brevemente cos’è successo.

Aurora Leone, assieme all’amico e collega Ciro Priello, si era recata a Torino per prendere parte alla Partita del Cuore, evento calcistico amatoriale che vede la partecipazione di svariate celebrità al fine di raccogliere fondi per la ricerca, in questo caso per la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Durante la cena celebrativa alla vigilia della partita, il dirigente generale della Nazionale Italiana Cantanti, Gianluca Pecchini, ha detto alla ragazza di non potersi sedere al tavolo della squadra. Credendo si riferisse al fatto che entrambi facessero parte del team avversario, quello dei Campioni per la Ricerca, il duo ha fatto per spostarsi ma Pecchini ci ha tenuto a precisare che Ciro poteva restare. Era lei che doveva andarsene, perché è una donna e le donne non possono sedere al tavolo delle squadre. Alla replica di Aurora, la quale ha specificato di non essere un’accompagnatrice ma di aver ricevuto una convocazione ufficiale per giocare, con tanto di richiesta delle misure per il completino da calcio, le è stato risposto che la divisa poteva indossarla in tribuna poiché da quando in qua le donne giocano?

Premettendo che è da un po’ di edizioni della Partita del Cuore, oramai, che sono incluse anche le donne – basti citare Alessandra Amoroso o Cristiana Capotondi – e che, vale la pena ricordarlo, si tratta di un evento di sensibilizzazione e non della finale dei Mondiali, il modo umiliante e discriminatorio in cui è stata cacciata Aurora – in seguito allontanata anche dall’albergo assieme a Ciro – ha causato un’ondata di indignazione mediatica. Migliaia di utenti e celebrità hanno espresso la loro solidarietà sui social dopo il racconto della vicenda nelle storie Instagram dei The Jackal. Assolutamente giusta la precisazione di non compromettere in alcun modo il nobile intento benefico dell’evento e di continuare a donare a prescindere da tutto.

A poco sono valsi i tentativi di Pecchini di giustificarsi incolpando, tramite dei post, l’arroganza e la maleducazione degli ospiti, attuando quello che in gergo tecnico viene definito tone policing: avviene quando qualcuno, impossibilitato a obiettare un palese abuso, si appiglia ai toni con cui questa denuncia è stata fatta notare. Per farla breve, si discrimina una persona, la si umilia e scredita anche in seguito e ci si indigna che questa non risponda con dei toni pacati, senza accorgersi che tale pretesa non fa altro che perpetrare l’abuso di potere. Fatto sta che i post sono stati prontamente rimossi e il dirigente ha annunciato pubblicamente le sue dimissioni, scusandosi per l’equivoco che equivoco – vedere la voce sul dizionario – di certo non è. La partita si è giocata martedì 25 maggio all’Allianz Stadium e molti degli artisti convocati si sono rifiutati di scendere in campo. Tra questi, Eros Ramazzotti, Ermal Meta, Andro dei Negramaro, Random, Briga, Valerio Mazzei, Federico Rossi, Alberto Cazzola de Lo stato sociale, Shade, Alberto Urso.

Si potrebbe quindi parlare della stupidità e del sessismo interiorizzato di Pecchini come di molti, ignari delle conseguenze e cadenti dal pero (ma neanche troppo) quando queste sopraggiungono. Si potrebbe parlare dell’omertà e di quanto sia più importante scagionarsi, salvare la propria faccia piuttosto che affrontare direttamente il problema. A tal proposito, diamo al tavolo dei cantanti il beneficio del dubbio soltanto perché, mentre alcuni non erano nemmeno presenti, altri hanno dichiarato di essersi accorti di cosa stesse accadendo soltanto in seguito. Si potrebbe parlare del motivo per cui chiamarlo comportamento incauto o grande equivoco, avvalori la tesi per cui ancora si continua a non voler dare agli avvenimenti il giusto peso, usando le parole sbagliate.

Si potrebbe parlare di tante, troppe cose, eppure quella che maggiormente echeggia nelle nostre menti è una: ciò che è successo ad Aurora Leone non è un episodio isolato né particolare. È la vita quotidiana delle donne. La visibilità dei The Jackal non è altro che una conseguenza della loro fama social, ma non esistono abusi di serie A o di serie B, esistono solo voci che si fanno sentire più di altre. E allora che urlino, anzi rimbombino. Che facciano comprendere che è la realtà a essere così, intrisa di patriarcato pronto a gridare alla dittatura del politically correct perché oggi non si può dire più niente.

È la realtà di chi boicotta il Ddl Zan, di chi le donne devono fare delle cose, gli uomini altre e guai a sconvolgere l’ordine dell’universo! È la realtà della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen la quale, durante l’incontro diplomatico ad Ankara tra Unione Europea e governo turco, si vede negata la sedia accanto a Erdoğan e Michel. È la realtà della candidata a Sindaco di Napoli Alessandra Clemente, paragonata a un porcellino dei Muppets da un consigliere comunale di Fratelli d’Italia e che, come dice lei stessa, rappresenta l’ennesimo attacco politico ad una donna in cui si fanno delle precise allusioni al suo aspetto fisico per screditare il suo pensiero e il suo lavoro.

È la realtà della calciatrice Cecilia Salvai, invitata alla Partita del Cuore a cui non ha più partecipato perché non c’erano abbastanza quote rosa. È la realtà del calcio, unica, indiscussa certezza dell’uomo etero medio. Poco importa che ai Mondiali 2018 gli Azzurri non si siano neppure qualificati mentre la Nazionale femminile, ai Mondiali 2019, sì e abbia anche fatto faville. No, il calcio è roba da uomini, le donne fanno da accessori di bella presenza e non esistono, per magia nera e in barba a qualsiasi statistica, calciatori omosessuali.

Non è scioccante, non è incredibile che ancora oggi succedano certe cose. Già, cari abitanti di Plutone, perché questi episodi non solo succedono ancora oggi ma sono all’ordine del giorno e magari, piuttosto che distribuire mascherine contro la violenza sulle donne – l’Associazione nazionale cantanti ha ricevuto 175mila euro di fondi pubblici dal Dipartimento per le Pari Opportunità – sarebbe il caso di agire per una maggiore consapevolezza collettiva, parlare di più, mettersi in discussione. Altrimenti, così facendo, al tavolo dei maschi, le bambine finiscono per credere davvero di non potersi sedere.

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