• L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Mar dei Sargassi
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Adriana Motti, la madre di Holden Caulfield

Alessandro Campaiola di Alessandro Campaiola
26 Gennaio 2020
in Billy
Tempo di lettura: 4 minuti
Share on FacebookShare on TwitterInvia su WhatsApp

La figura della donna è spesso centrale nella vita di qualsiasi essere umano. Basti pensare che il nostro stesso essere al mondo è frutto di un miracolo di cui una madre si rende artefice, e che un uomo sente, chi prima, chi poi, il desiderio di ricreare quell’intimità degli anni dell’infanzia con la persona che l’accompagnerà per il resto della vita. Si dice che dietro ogni uomo di successo, ci sia sempre una grande donna. Nessuno – vado a memoria – ha mai affermato il contrario. Una di queste, entrata nelle vite di centinaia, migliaia di ragazzi, artefice di un loro cambiamento morale, come una mano tesa al delicato momento della crescita di questi ultimi, è Adriana Motti.

Nata a Roma nel 1924, della responsabilità che le abbiamo attribuito quasi se n’è sempre detta infastidita. Certamente non l’ha mai chiesta, né cercata. Scomparsa a Firenze nel gennaio di ormai otto anni fa, in quella vecchiaia schifa che le pesava sulla memoria e la schiena, è stata la prima – e celebre – traduttrice italiana del romanzo americano che ha segnato, più di ogni altro, un’epoca, e che ha accolto e disegnato il disagio e la ribellione di milioni di giovani nel mondo: Il giovane Holden. 

Può interessartianche...

La famiglia Ardolento, la Guerra Civile e il realismo magico: Uclés come Márquez

“Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

“Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

Detta così, al lettore disattento, o fruitore soltanto della versione moderna della traduzione ad opera di Matteo Colombo – fortemente sponsorizzata da Alessandro Baricco – verrebbe da pensare che il preambolo sia un tantino esagerato, costruito ad arte al fine di onorare una professionista di un settore spesso dietro le quinte e avaro di gloria. In fondo, il merito di quel trasporto emotivo che le pagine del libro sono state e sono tutt’ora in grado di suscitare va attribuito in primo luogo all’autore di quel capolavoro senza tempo: Jerome David Salinger. 

Assolutamente non contraddiremo chi sentirà di sottolineare quanto sopra. È innegabile che il sentimento di reazione provocato da The Catcher in the Rye – titolo originale dell’opera – sia esclusivamente frutto del genio dello scrittore newyorkese. Tuttavia, non è un caso che il nome di Adriana Motti sia passato alla storia assieme a quello di altri illustri traduttori che hanno lasciato un segno indelebile nella letteratura con il proprio stile, il proprio azzardare un termine piuttosto che un altro e il saper adattare naturalmente le parole di un continente tanto lontano dal nostro al linguaggio dei giovani di quell’epoca e non solo.

La traduzione Motti de Il giovane Holden è stata, senza dubbio, il valore aggiunto di un’opera già straordinaria nella sua natura originale, la strada che ha raggiunto, appassionato e coinvolto milioni di italiani, dalla prima all’ultima edizione.

Holden Caulfield, o quantomeno la sua versione italiana, è figlio di Salinger quanto della Motti stessa. Chi riconoscerebbe il giovane senza tutte quelle sue cadenze verbali come gli eccettera, eccetera che ripeteva di continuo, e compagnia bella, e via discorrendo? Queste, e altre espressioni entrate nell’immaginario collettivo legato a Holden come l’infanzia schifa con cui apre il romanzo e di cui dice di non voler parlare, sono strettamente legate all’interpretazione che la traduttrice aveva dato del personaggio salingeriano. Ed è ormai impossibile pensare a un Caulfield diverso, almeno per noi che abbiamo goduto del libro pubblicato da Einaudi prima della riedizione di Colombo. “Allora i ragazzi parlavano così.” Raccontò Adriana Motti in un’intervista del 1999 a Luca Sofri. “Mi son dovuta adeguare, e chiedere ai miei nipoti: in americano poteva essere più sobrio, aveva lo stile di Salinger che lo sosteneva, in italiano io dovevo reinventarmelo.”

Disse che quando le capitava di rileggere le parole che aveva infilato dentro Il giovane Holden le veniva da ridere, “Salinger usava espressioni che non potevo tradurre e cercavo di compensare, per rendere il suo stile, chiedendo ai miei nipoti. Una cosa sola me la sono inventata io, perché nessuno mi sapeva dire niente: che lui se l’era stantuffata sui sedili dietro della macchina. Chiedevo a tutti come si diceva e tutti mi dicevano le stesse cose che sapevo anch’io!”

“Mi meraviglia moltissimo di accorgermi, ora, di avere una fama, perché la gente non legge mai il nome di un traduttore.” Confessava, lei che di quel lavoro non era mai riuscita a innamorarsi, tanto da dirsi pentita di aver lasciato un posto alla Società Autostrade per rientrare nell’editoria. “Poi mi dicono, ma lei è quella che ha tradotto Il giovane Holden? Tutti, sempre, e mi fa ridere, io ho tradotto quaranta libri e si ricordano solo quello.”

Tutti ricordano Holden, e tutti lo ricordano grazie alla mai tramontata traduzione, e alle geniali intuizioni, di Adriana Motti.

Per chi, come noi, è parte di quei ragazzi a cui il romanzo di Salinger ha segnato un periodo chiave della propria esistenza è impossibile rassegnarsi all’idea che la casa editrice Einaudi non permetta ai propri lettori di poter scegliere tra le due traduzioni, privando, così, le nuove generazioni del privilegio di essere travolti dal lavoro impareggiabile della madre di Holden Caulfield.

Prec.

Alla scoperta degli Etruschi di Posillipo

Succ.

Rojava Calling

Alessandro Campaiola

Alessandro Campaiola

Articoli Correlati

uclés
Billy

La famiglia Ardolento, la Guerra Civile e il realismo magico: Uclés come Márquez

7 Agosto 2026

«A quante case siamo?» «Distrutte o vuote?» «Vuote». «In tutta la penisola o in una regione specifica?» «Nella penisola». «Mi mancano i dati di Bilbao. A quanto pare, tutte le sue case sono rimaste orfane». «Hai una stima approssimativa?»...

sociopatica
Billy

“Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

29 Luglio 2026

Tutto quello che leggevo indicava che ero una sociopatica. Mi mancava l’empatia, mentivo senza problemi, ero capace di commettere azioni violente senza provare rimorso, mi veniva facile manipolare, ero superficialmente affascinante, commettevo azioni criminali, faticavo a connettermi alle emozioni,...

spettro urbano
Billy

“Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

24 Luglio 2026

Ma Ginza non vive soltanto di giorno. Quando il sole comincia a scendere, qualcosa cambia nella temperatura del quartiere. È l’ora in cui i turisti si fanno più rari, e inizia a uscire la folla dei salaryman, uomini in...

l'abitudine di mentire
Billy

“L’abitudine di mentire”: conversazione con Deborah D’Addetta e Antonio Esposito

7 Luglio 2026

Con L’abitudine di mentire (Ossorosso Edizioni), antologia curata da Deborah D’Addetta e Antonio Esposito, la menzogna diventa il punto di partenza per interrogare uno dei paradossi più antichi della letteratura. Perché la bugia non è mai soltanto il contrario...

Succ.

Rojava Calling

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti del mese

  • Amparo Dávila

    Amparo Dávila: la maestra del cuento che imbrigliò la paura

    747 shares
    Share 299 Tweet 187
  • Le ville di Napoli: Posillipo tra ricchi stranieri e alta borghesia (3° parte)

    504 shares
    Share 202 Tweet 126
  • Simboli nascosti: la Cappella Sansevero e il tempio massonico X

    668 shares
    Share 267 Tweet 167
  • “Sociopatica” di Patric Gagne: un memoir onesto e senza filtri

    305 shares
    Share 122 Tweet 76
  • “Spettro urbano”: la non-guida che ci porta in una Tokyo inedita

    303 shares
    Share 121 Tweet 76
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy policy

Direttore: Alessandro Campaiola

Registrazione al Tribunale di Napoli – Autorizzazione n. 35 del 15/09/2017

Le foto presenti in MarDeiSargassi.it sono reperite su internet, pertanto considerate di pubblico dominio.
Qualora il proprietario di una o più di queste dovesse ritenere illecito il suddetto utilizzo, non esiti a contattare la redazione affinché possano essere rimosse

Iscriviti alla nostra newsletter.

© Copyright 2024 Mar Dei Sargassi | All Right Reserved
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • L’Anguilla
  • Viola
  • Margini
  • Lapis
    • Camera Chiara
  • Paprika
  • Ciak!
  • Billy
  • Bisturi
  • Archivio
    • Appuntamenti
    • Attualità
    • Cinema
    • Il Fatto
    • Interviste
    • L’opinione
    • Rubriche
    • Viaggi
    • Varie